Case green, superata la metà degli obiettivi UE 2030

Case green, superata la metà degli obiettivi UE 2030

Per l’analisi Nomisma condotta per ROCKWOOL, e pubblicata il 25 febbraio, è stata superata la metà degli obiettivi UE 2030 grazie agli incentivi fiscali, ma il 50% del patrimonio residenziale è ancora energivoro e obsoleto. Occorre un investimento di 83,4 miliardi di euro in 5 anni per arrivare al taglio del 16% di emissioni di CO2 richiesto dall’UE entro il 2030.

“Fit for 55”

Così chiamato il pacchetto clima del Consiglio europeo che prevede entro il 2030 la riduzione del 55% delle emissioni nette di gas effetto serra rispetto ai livelli del 1990 e la neutralità climatica entro il 2050.

Parco immobiliare UE

L’85% degli immobili UE è stato costruito prima del 2000 e il 75% di questi ha scarsa prestazione energetica.

Fondamentale quindi per la UE intervenire sull’efficienza energetica degli edifici.

La direttiva UE/2024/1275

Al fine di ridurre il consumo energetico e emissioni nel settore dell’edilizia nuovi ambiziosi obiettivi del Parlamento Europeo sono stati assunti con la Direttiva Energy Performance Building Directive (EPBD), in vigore dal 29 maggio 2024.

Si conta di ridurre le emissioni di almeno il 60% nel settore dell’edilizia entro il 2030 rispetto al 2015 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Tutti i nuovi edifici pubblici a emissioni zero dal 2028.

Per tutti gli altri edifici si parte invece dal 2030.

In caso di nuove costruzioni di edifici pubblici e privati prevista l’installazione di impianti solari estesa anche a nuovi parcheggi coperti adiacenti gli edifici.

Per edifici non residenziali introdotti standards minimi di prestazione energetica.

Entro il 2030 si dovrà procedere alla ristrutturazione del 15% degli immobili non residenziali e entro il 2030 il 26% alla ristrutturazione degli edifici di classe energetica più bassa.

Per gli edifici già esistenti residenziali invece è prevista una riduzione progressiva del consumo medio di energia primaria del 16% rispetto al 2020 entro il 2030 e almeno del 20-22% rispetto al 2020 entro il 2035 per arrivare a emissioni zero nel 2050.

La riduzione dovrà avvenire anche in questo caso attraverso la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con prestazioni peggiori.

Esclusi i monumenti, chiese, luoghi di culto, edifici di proprietà delle forze armate e del governo centrale, edifici agricoli.

Inoltre gli stati UE potranno estendere l’esenzione a altri edifici protetti di particolare valore architettonico e storico.

Attribuita agli stati membri la facoltà di escludere anche alloggi di edilizia sociale pubblica per i quali la ristrutturazione comporterebbe un aumento dei canoni di locazione non compensato dai maggiori risparmi sulle bollette.

Piano nazionale di ristrutturazione

La Direttiva prevede che ciascun stato membro elabori un piano nazionale al fine di garantire la ristrutturazione a lungo termine del proprio parco immobiliare, pubblico e privato, per renderlo più efficiente sotto il profilo energetico e decarbonizzato entro il 2050.

Sostegno

Per promuovere la ristrutturazione previsto l’impegno degli stati membri di rafforzare il sostegno finanziario e amministrativo.

APE

Stabilito un quadro generale comune di calcolo della prestazione energetica da adottare a livello nazionale e regionale per tutti gli stati membri.

Compare una nuova classe energetica “A0” assegnata agli edifici a emissioni zero.

Gli attestati degli edifici dalle prestazioni inferiori alla classe “D” avranno validità di 5 anni.

Obbligo di certificazione anche per gli edifici pubblici e di esporre la targa energetica.

Passaporto di ristrutturazione

Viene introdotto un documento digitale utile per pianificare gli interventi funzionali all’azzeramento delle emissioni dell’immobile.

Domotica

Utile per garantire l’efficienza dell’immobile rispetto alla condizione climatica ne viene incoraggiato l’uso.

Italia

Secondo i dati ISTAT il parco immobiliare italiano è costituito di più di 13 milioni di edifici di cui l’89% residenziali.

La maggior parte degli edifici residenziali risulta costruito prima del 1990.

Il 60% degli immobili è in classe energetica “F” o “G”.

La ricerca pubblicata il 25 febbraio

Malgrado gli step in avanti compiuti coi bonus edilizi stanziati dal governo italiano tra il 2020 e il 2023, il quadro manutentivo degli edifici residenziali, nel nostro Stato, risulta ancora piuttosto obsoleto ed energivoro.

Ciò emerge dall’analisi “Direttiva EPBD, un’opportunità di rilancio per il Sistema Paese“, condotta da Nomisma per ROCKWOOL, leader mondiale nella realizzazione di prodotti e soluzioni sostenibili in lana di roccia, che ha analizzato lo stato dell’arte dell’iter di efficientamento energetico del patrimonio residenziale del Belpaese, responsabile del 25% dei consumi energetici totali del territorio italiano.

I dati del report Nomisma

Per i dati fissati a maggio 2024, il 54% delle abitazioni italiane appartiene alle classi energetiche F e G.

Oltre la metà dell’obiettivo fissato dalla Direttiva Case Green dell’Unione Europea per il settore residenziale (16%) è già stato conseguito in virtù degli interventi di riqualificazione energetica agevolati dagli incentivi fiscali messi in atto dal 2020 al 2023 (Superbonus 110%EcobonusBonus CasaBonus Facciate).

Tali interventi hanno consentito di ottenere l’8,9% di risparmio energetico, ma resta da conseguire un ulteriore risparmio del 7,1% dei consumi energetici entro il 2030.

Cosa si potrebbe fare

Per il report di Nomisma, grazie a un ulteriore investimento di 83,4 miliardi di euro in interventi di riqualificazione si potrebbe raggiungere l’obiettivo UE in 5 anni intervenendo su circa il 10% degli edifici residenziali.

Per sostenere gli investimenti, secondo il report in parola, appare necessario il supporto reciproco tra pubblico e privato, in modo da ridurre il più possibile l’impatto sulle casse dello Stato.

Su 83,4 miliardi totali, si stima che la spesa media per unità immobiliare sia di 24.846 euro, variando da 15.000 euro per un’abitazione in un grande condominio a 42 mila euro per un edificio unifamiliare.

Gli interventi occorrenti per centrare gli obiettivi della Direttiva permetteranno di contrarre le emissioni atmosferiche di 3,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, pari al 7% delle emissioni di CO2 in tutto l’ambito residenziale.

Il risparmio medio si attesterebbe al 36% sulla bolletta energetica per unità immobiliare, con risparmi da 390 euro l’anno per edifici situati in zone climatiche più calde, fino a 1.241 euro l’anno per le abitazioni nelle zone più fredde della penisola.

Marta Serpolla