Sicurezza stradale in Europa, meno morti

Sicurezza stradale in Europa, meno morti

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Sicurezza stradale sotto i riflettori. Il report PIN Flash 48 pubblicato dall’ETSC ha evidenziato che in Europa il numero dei morti è leggermente diminuito.

Per invertire la tendenza servono azioni forti e decise, oltre a investimenti sulle infrastrutture e sulla sicurezza

La sicurezza stradale è un problema molto sentito in Europa.

Negli ultimi anni sono stati fatti dei grossi passi in avanti, ma non è abbastanza.

A che punto siamo oggi, quindi?

A fare una fotografia piuttosto fedele dello stato dell’arte è il report PIN Flash 48 pubblicato dall’ETSC (European Transport Safety Council), che si riferisce ai dati del 2023.

Per quanto riguarda il numero di morti in meno, da registrare una diminuzione dell’1% delle vittime rispetto al 2022 nei 26 Paesi dell’UE analizzati.

Si tratta di una diminuzione del 5% rispetto al 2019, che è l’anno di riferimento pre-pandemia.

L’obiettivo europeo è ancora lontano

I dati del report PIN Flash 48 sono ancora lontani dall’obiettivo di dimezzare le vittime entro il 2030, come stabilito dalla strategia europea per la sicurezza stradale.

Sicurezza, cosa non sta funzionando?

Il report individua diversi fattori critici che frenano i progressi.

Infrastrutture poco sicure

Le strade urbane e rurali, specialmente quelle secondarie, restano teatro della maggior parte degli incidenti gravi.

L’ETSC afferma come sia necessaria un’analisi sistematica della sicurezza delle infrastrutture, attraverso controlli tecnici e investimenti mirati.

Viene raccomandata la diffusione delle Zone 30 nei contesti urbani, che in alcuni Paesi stanno dando ottimi risultati nel ridurre l’incidentalità, soprattutto tra gli utenti più vulnerabili della strada (pedoni e ciclisti).

Leggi anche Piano Nazionale sulla sicurezza stradale e Comuni, quali novità?

Gli Adas ancora poco utilizzati

L’Europa dal 7 luglio 2024 ha reso obbligatori sui veicoli nuovi numerosi sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS), come la frenata automatica di emergenza o il mantenimento della corsia.

Tuttavia, la loro diffusione sui veicoli in circolazione resta limitata in virtù dell’elevata età del parco auto circolante.

Da questo punto di vista devono essere fatti ancora dei passi avanti.

Utenti vulnerabili sempre più esposti

Il numero di pedoni e ciclisti coinvolti in incidenti gravi o mortali è in crescita in molte città europee.

L’aumento della mobilità attiva, favorito dalla transizione ecologica, deve andare di pari passo con una progettazione urbana più inclusiva e sicura.

Mancano i dati sui feriti gravi

Secondo il rapporto del Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti la maggior parte dei governi nazionali non riesce a migliorare in modo significativo la sicurezza stradale, anche a causa di un quadro incompleto del numero di feriti sulle strade e della mancanza di dati su dove e quando si sono verificati gli incidenti.

Infatti, la maggior parte delle statistiche ufficiali sugli infortuni stradali in Europa sono raccolte dai rapporti della polizia, ma quest’ultima può valutare male la gravità delle lesioni e raramente assiste alla stragrande maggioranza degli incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti quando non è coinvolto un veicolo a motore.

Secondo fonti ufficiali, ogni anno nell’Unione Europea si registrano circa 1.291.000 feriti, di cui 141.000 gravi.

Tuttavia, questa cifra probabilmente sottostima la reale portata del problema a causa di incongruenze nella raccolta dei dati e di una talvolta massiccia sottodenuncia nelle statistiche della polizia.

Come cambiare rotta?

Il report dell’ETSC propone una serie di azioni concrete:

  • Definire obiettivi nazionali chiari e misurabili, in linea con il target europeo

  • Aggiornare i piani nazionali di sicurezza stradale, includendo misure per tutti gli utenti, in particolare i più vulnerabili

  • Utilizzare i fondi europei, come il Recovery Fund, per investimenti strutturali nella sicurezza

  • Intensificare i controlli su guida in stato di ebbrezza, eccesso di velocità e distrazioni al volante

  • Promuovere campagne educative e informative permanenti, con un linguaggio chiaro e incisivo

  • Registrare i dati sugli incidenti in modo più preciso e sistematico

Serve il contributo della politica

Il report mette in evidenza un punto centrale: la sicurezza stradale non può essere demandata solo alla buona volontà dei cittadini.

Servono scelte politiche decise basate su evidenze e non su compromessi.

In Italia, la riforma del Codice della Strada, che sta dando delle buone risposte in termini di diminuzione delle vittime, dovrebbe essere affiancata dal potenziamento delle forze di Polizia Locale e dalla messa in sicurezza delle strade extraurbane.

Il nostro Paese, sebbene abbia registrato un calo del 5% delle vittime rispetto al 2022, non brilla nel panorama europeo.

Emiliano Ragoni