Sotto il segno dei "gemelli"... "digitali"

Sotto il segno dei “gemelli”… “digitali”

Che cosa sono i gemelli digitali e perché rivoluzionano le smart city?

Accanto allo spazio fisico, fatto di “strade e di negozi e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce” (ricordate la canzone di Giorgio Gaber?) sta nascendo il “gemello digitale” delle città: una replica virtuale dinamica di un oggetto, un processo o un sistema reale, continuamente aggiornato da dati estrapolati in tempo reale, che permette di simulare scenari, prevenire criticità e migliorare i servizi.

Il termine Digital Twin (Gemello digitale) è stato introdotto dal prof. Michael Grieves, dell’Università del Michigan, in un contesto legato al ciclo di vita dei prodotti e ripreso nel 2010 dalla NASA per simulare e monitorare veicoli spaziali.

L’applicazione relativa al mondo delle città smart risale agli ultimi sette od otto anni.

Grazie a sensori, intelligenza artificiale e piattaforme interattive, amministrazioni e aziende possono “vedere” la città in anticipo, prevedendo flussi di traffico, qualità dell’aria, consumi energetici e persino rischi ambientali.

Progetti italiani: Milano e la Lombardia.

In Italia, il Comune di Milano ha avviato lo sviluppo di un Gemello Digitale Esteso nel 2023 -2024: una mappa digitale 3D per monitorare in tempo reale mobilità, sicurezza, urbanistica e ambiente, con la possibilità di fare simulazioni predittive su eventi futuri.

Anche la Regione Lombardia punta molto su questa innovazione, applicabile dal turismo alla qualità dell’aria, ai servizi sociosanitari.

Presto, anche l’aeroporto di Milano-Bergamo avrà il suo gemello digitale, per ottimizzare la gestione dei flussi, la manutenzione e la sicurezza operativa.

Notizie dall’Estero

All’estero, a Singapore, per la precisione, il modello digitale Virtual Singapore riproduce l’intera città-stato, integrando dati ambientali, demografici e di mobilità; l’elaborazione di questi dati consente di testare nuove politiche urbanistiche, simulare emergenze e valutare l’impatto delle decisioni governative prima che vengano attuate.

A Barcellona, invece, l’uso dei dati mira a coinvolgere i cittadini nelle scelte amministrative, in un’innovativa forma di “smart democracy”; altri esempi arrivano da Helsinki, Dubai e Londra, dove i gemelli digitali aiutano a gestire energia, trasporti e infrastrutture critiche.

Dati, sensori, intelligenza artificiale: il cuore tecnologico delle città del futuro

Dietro ogni gemello digitale c’è una complessa tecnologia:

  • Sensori e IoT per raccogliere dati su traffico, consumi, inquinamento.
  • LiDAR e rilievi aerei per creare mappe tridimensionali ad altissima precisione.
  • Intelligenza artificiale per analizzare i flussi e prevedere scenari futuri.
  • Data lake e piattaforme interoperabili per integrare informazioni da fonti diverse.

La vera utilità sta nell’anticipare la città, formulando ipotesi a partire dai dati: che cosa accade se piove 200 mm in due ore?

Come cambierà il traffico se si chiude una tangenziale?

Quanti ospedali o scuole serviranno in un determinato quartiere fra vent’anni?

Il vantaggio più evidente è una città più razionalmente organizzata e, quindi, vivibile. Grazie ai gemelli digitali è possibile intervenire positivamente sulla congestione del traffico, migliorare la qualità dell’aria, prevenire guasti elettrici e idrici, offrire servizi basati su dati più aggiornati e via discorrendo; inoltre, queste tecnologie possono aumentare la trasparenza e aumentare la partecipazione dei cittadini, coinvolgendoli nelle scelte urbane.

I rischi nascosti per la privacy

Quando ci troviamo di fronte al trattamento di dati, soprattutto ad opera della tecnologia, dobbiamo porci sempre le medesime domande:

  • Chi possiede i dati raccolti?
  • Come vengono usati e per quali fini?
  • Esistono rischi di sorveglianza massiva o discriminazioni algoritmiche?

Il pericolo è trasformare la città in un luogo dove ogni movimento viene tracciato senza garanzie di trasparenza.

Inoltre, i modelli predittivi sono tanto affidabili quanto i dati che li alimentano: errori o bias potrebbero generare conseguenze reali sulle vite delle persone.

Per evitare derive preoccupanti e pericolose, occorrono regole chiare ed efficaci.

In verità, il Legislatore si sta muovendo, in tal senso, per cui oggi abbiamo il GDPR, l’AI Act, la Convenzione del Consiglio d’Europa e la normativa interna, ma nulla osta ad eventuali migliorie normative.

Sono fondamentali: la governance trasparente dei dati, la partecipazione dei cittadini, le norme giuridiche per tutelare la riservatezza e garantire i diritti digitali e l’investimento nelle competenze; riguardo a queste ultime, dobbiamo tener presente che se le persone addette non sanno usare bene dati e informazioni, l’innovazione resta lettera morta.

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Conclusione

Il futuro urbano non è più questione di fantascienza: sta accadendo oggi, nelle nostre città.

Oramai la domanda non è più se il futuro sarà digitale, ma che digitale vogliamo che sia.

Le tecnologie possono rendere le città più sicure, sostenibili e inclusive, a patto che vengano guidate da principii di trasparenza, equità e partecipazione, perché le smart city non restino un algoritmo senz’anima.

Angela Iacovetti