Comuni e comunicazione istituzionale: la Cassazione chiarisce i limiti della critica politica digitale

Comuni e comunicazione istituzionale: la Cassazione chiarisce i limiti della critica politica digitale

Comuni e comunicazione istituzionale. La Corte di Cassazione (ordinanza n. 282 del 06 gennaio 2026) è intervenuta su una vicenda di comunicazione istituzionale online ridefinendo i confini tra diritto di critica politica e tutela della reputazione.

Un tema centrale per i Comuni “smart”, dove piattaforme digitali e canali ufficiali degli enti locali rappresentano sempre più strumenti di confronto pubblico e partecipazione civica.

Comunicazione pubblica e smart governance

Nell’ecosistema delle smart city la comunicazione istituzionale rappresenta una componente strategica della governance urbana.

Portali web, piattaforme digitali e canali ufficiali degli enti locali sono oggi strumenti essenziali per garantire trasparenza, accesso alle informazioni e coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali.

Tuttavia, l’intensificazione del dibattito pubblico attraverso strumenti digitali impone nuove responsabilità: ogni messaggio diffuso da un’istituzione è amplificato dalla rete e produce effetti duraturi sulla reputazione delle persone e sulla fiducia nelle amministrazioni.

Una comunicazione istituzionale al centro del contenzioso

Il caso esaminato dalla I Sezione Civile della Corte di Cassazione (ordinanza n. 282/2026) origina dalla pubblicazione, sul website di un Comune, di un documento di natura politica destinato alla cittadinanza.

Il contenuto, inserito nel contesto di un acceso confronto amministrativo, attribuiva a un esponente politico specifiche responsabilità gestionali e comportamenti giudicati negativamente sotto il profilo dell’interesse pubblico.

La comunicazione, diffusa tramite canali ufficiali dell’ente e ulteriormente veicolata al territorio, è stata ritenuta lesiva della reputazione personale del soggetto coinvolto, dando origine a un contenzioso civile per danni.

La vicenda ha posto al centro dell’attenzione l’utilizzo dei canali istituzionali digitali come strumenti di critica politica e il confine tra legittima opinione e affermazione potenzialmente diffamatoria.

Critica politica e canali ufficiali: i principi affermati

La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di critica politica costituisce una manifestazione fondamentale della libertà di pensiero, soprattutto quando si colloca all’interno del dibattito democratico.

Tuttavia, anche in ambito politico, tale diritto non è privo di limiti.

Secondo la Cassazione, l’esercizio della critica deve comunque rispettare:

  • il principio della continenza espressiva, intesa come correttezza formale del linguaggio;
  • la presenza di un interesse pubblico concreto alla diffusione del messaggio;
  • un nucleo di verità, quantomeno putativa, dei fatti posti a fondamento della critica.

L’utilizzo di strumenti di comunicazione istituzionale rafforza l’obbligo di equilibrio e responsabilità, poiché il messaggio proviene da una fonte pubblica dotata di particolare autorevolezza.

Implicazioni per le amministrazioni smart

Per gli enti locali che investono in modelli di smart city e digitalizzazione, la pronuncia rappresenta un punto di riferimento operativo.

La trasformazione digitale della pubblica amministrazione non riguarda solo la tecnologia, ma anche i comportamenti comunicativi e la cultura organizzativa.

Le amministrazioni sono chiamate a:

  • distinguere chiaramente tra comunicazione istituzionale e dialettica politica;
  • adottare procedure di verifica dei contenuti pubblicati sui canali ufficiali;
  • formare dirigenti e funzionari sui profili giuridici della comunicazione pubblica digitale.

In un contesto smart, l’innovazione richiede regole chiare e competenze trasversali.

Reputazione, fiducia e partecipazione civica

La decisione della Cassazione evidenzia come la reputazione individuale e la fiducia collettiva siano asset centrali delle città intelligenti.

Una comunicazione istituzionale percepita come scorretta o aggressiva rischia di compromettere la partecipazione civica e di alimentare conflitti anziché confronto costruttivo.

Le smart city si fondano su relazioni collaborative tra istituzioni e cittadini: ciò presuppone un linguaggio pubblico misurato, verificabile e orientato all’interesse generale.

Nel percorso verso città sempre più intelligenti e digitali, la comunicazione istituzionale diventa una leva di governance tanto potente quanto delicata.

La pronuncia della Corte di Cassazione richiama le amministrazioni locali a un uso consapevole e responsabile dei canali digitali, ricordando che l’innovazione urbana non può prescindere dalla tutela dei diritti fondamentali e dalla qualità del discorso pubblico.

Principio di diritto

In tema di risarcimento danni per diffamazione, l’esimente del diritto di critica politica non scrimina la pubblicazione di contenuti su canali istituzionali comunali qualora l’attacco trascenda in contumelia personale o si fondi sull’attribuzione di specifiche condotte criminose (quali “assunzioni clientelari”) prive del requisito della verità, anche solo putativa. Il giudice di merito è tenuto a un autonomo bilanciamento tra libertà di pensiero e onorabilità, verificando rigorosamente il rispetto del limite della continenza e della diligente ricerca della verità, senza poter attribuire efficacia vincolante a una precedente sentenza penale di assoluzione se il danneggiato non è stato parte di quel giudizio.