Milano-Cortina 2026, l’altra faccia delle Olimpiadi: costi lievitati, opere non finite e impatto ambientale. I numeri

Milano-Cortina 2026, l’altra faccia delle Olimpiadi: costi lievitati, opere non finite e impatto ambientale. I numeri

Tra meno di un mese inizieranno le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, evento che, per costi e sostenibilità ambientale, non sarà proprio a impatto zero

L’Italia sta per essere di nuovo al centro del mondo per lo sport invernale. Dopo 20 anni da quelle di Torino, tra meno di un mese, prenderanno il via le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, un evento sporti mastodontico che accoglierà una moltitudine di atleti e di visitatori. Anche se i dati rivelano che il nostro Paese non è ancora pronto.

I Giochi olimpici invernali portano con sé una moltitudine di cantieri e interventi, tra il rafforzamento delle infrastrutture e la realizzazione delle opere per le gare, alcune delle quali molto controverse. Si era parlato di Olimpiadi all’insegna della sostenibilità,  parola che nel dossier di candidatura ricorre 169 volte. E si era detto che non sarebbero stati realizzati nuovi stadi o tracciati di gara laddove ce ne fosse di già disponibili. Ma non sempre è andata così, in particolare per gli impianti sportivi.

Per quel che riguarda le infrastrutture per i trasporti, tanto è stato fatto soprattutto in Lombardia, dove la provincia di Lecco o Milano hanno visto migliorate e adeguate le reti di trasporto. Ma tanti progetti restano ancora incompiuti a distanza di poche settimane dall’inizio dei Giochi olimpici. Questo riguarda strade, ferrovie, ma anche le opere degli impianti sportivi che serviranno per le gare. E questo è un paradosso.

L’esempio più calzante resta quello della pista da bob di Cortina d’Ampezzo, che sorge dopo l’abbattimento di quella precedente. Il costo supera i 125 milioni di euro e ancora non è terminata, come sottolinea il Fatto Quotidiano. La realizzazione completa finirà addirittura dopo le Olimpiadi. Il che già appare come contro-intuitivo, anche se sarà comunque utilizzabile per le gare degli atleti. Ma oltre alla spesa e alla durata del cantiere, un’altra componente di cui la pista da bob è esemplificativa è l’impatto sull’ambiente circostante. 

Per quest’opera da oltre 125 milioni di euro che servirà per questi Giochi e poi servirà una federazione da circa 50 tesserati tra bob, skeleton e slittino. E per realizzarla è stato abbattuto un bosco di 7 ettari, quello di Ronco, che non esiste più. Ci si interroga, insomma, sul bilancio costi, benefici e impatto ambientale.

Milano-Cortina 2026, il retro della medaglia delle Olimpiadi

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La pista da bob è solo uno degli esempi. Altreconomia, con l’aiuto di PlaceMarks, ha esaminato da satellite le fotografie di zone come San Vito di Cadore, con la nuova variante, oppure di Anterselva (Bolzano), dove c’è la Biathlon Arena. O ancora a Livigno, Tirano, ma anche Milano con il nuovo Villaggio Olimpico edificato per l’occasione.

Tutti interventi architettonici che ci si augura abbiano un’utilità futura, una vita che vada oltre le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un esempio positivo, se si realizzerà, può essere proprio il Villaggio Olimpico, che sorge a Porta Romana, è costato 140 milioni di euro e dovrebbe diventare, dopo i Giochi, uno studentato da 1.700 posti letto. L’obiettivo di sostenibilità è perseguibile grazie ai pannelli fotovoltaici sugli edifici e alle energie rinnovabili che alimentano le case.

Ma tante opere, in particolare nelle zone di montagna, hanno fin qui fortemente impattato su estese aree verdi. Con costi esorbitanti che sono cresciuti nel tempo. La spesa complessiva, per impianti di gara e infrastrutture, è compresa tra i 4 e 5 miliardi di euro. Con interventi che servono anche a migliorare i trasporti anche per il futuro.

Ma per le sole sedi sportive certi costi sono diventati molto più elevati del previsto. Si parla, per esempio, della Biathlon Arena di Anterselva, che sarebbe dovuta costare meno di 5 milioni da stime originarie, ma alla fine sono serviti 55 milioni di euro, ancora secondo il Fatto Quotidiano. Oppure i 7 milioni che servivano a Bormio e ora sono diventati 78. La stessa pista da bob alla fine costa praticamente tre volte di più quel che ci si aspettava in origine.

Spese aumentate laddove si era pensata un’Olimpiade a costo zero. E mentre si parlava di sostenibilità, numerosi disboscamenti e ruspe hanno cancellato prati e boschi delle Alpi. I progetti prevedono piantumazioni di nuovi alberi, ma ora quel che si vede dall’alto sono colate di cemento, che la neve delle Olimpiadi invernali non basterebbe a coprire.