Da Crans-Montana a Corinaldo, la sicurezza non è scontata

Da Crans-Montana a Corinaldo, la sicurezza non è scontata

La sicurezza non è un fatto scontato, ma un equilibrio delicato tra regole, cultura e responsabilità. Le tragedie come Crans-Montana e Corinaldo dimostrano che la semplificazione normativa, se mal gestita, può trasformarsi in un rischio sistemico. Difendere la sicurezza significa riconoscere che non tutto è semplificabile: alcuni controlli sono essenziali perché valgono vite umane.

La sicurezza come equilibrio “fragile”

La sicurezza non è mai un fatto emotivo o emergenziale, ma il prodotto “fragile” di regole, cultura e responsabilità diffuse.

La strage di Crans-Montana, come molte tragedie analoghe avvenute in Europa, ci colpisce perché arriva da un contesto che immaginiamo “ordinato” ed efficiente, quasi “immune” dal disastro.

Ed è proprio per questo che inquieta: ci ricorda che la sicurezza non è una qualità intrinseca dei Paesi con un elevato livello di PIL o “ben amministrati”, ma un equilibrio che può rompersi all’improvviso.

Per capire quanto questo ci riguardi, occorre fare un passo indietro.

Corinaldo (come Torino qualche tempo prima) non è solo una ferita ancora aperta; è uno spartiacque.

Lì non c’è stato un incendio devastante: è crollato un sistema di gestione del rischio.

Sovraffollamento, carenze organizzative, controlli inefficaci, una sottovalutazione strutturale del “fattore umano”.

Tutti elementi che il nostro ordinamento, sulla carta, conosce benissimo e disciplina in modo articolato e a tratti “raffinato”.

Un sistema normativo avanzato ma messo alla prova dalla semplificazione

Ed è qui che va detto con chiarezza: il sistema italiano della sicurezza per pubblici esercizi e manifestazioni pubbliche è, complessivamente, uno dei più avanzati in Europa.

Abbiamo norme tecniche dettagliate, un solido impianto di responsabilità, una tradizione di prevenzione che nasce dal coacervo normativo di diritto amministrativo, penale e del lavoro.

Dopo Torino e Corinaldo, inoltre, si è rafforzata la consapevolezza istituzionale sul tema.

Questo va riconosciuto, senza complessi.

Tuttavia negli ultimi anni per far fronte alla necessità di alleggerire il carico di adempimenti a carico delle imprese, assistiamo a una spinta continua verso la semplificazione normativa e procedimentale.

Meno adempimenti o talvolta meno gravosi, meno autorizzazioni sostituite da segnalazioni certificate di inizio attività e autocertificazioni, meno pareri e valutazioni preventive.

Tutto in nome della ripresa economica, della “sburocratizzazione”, della “fiducia cieca” in esercenti ed organizzatori di eventi.

Obiettivi legittimi, per carità.

Ma la domanda “scomodissima” che dobbiamo porci è un’altra: stiamo semplificando ciò che è superfluo o stiamo erodendo presìdi essenziali di sicurezza?

Quando la riduzione delle regole diventa un rischio sistemico

Perché la sicurezza, nei pubblici esercizi e negli eventi, non è mai un ostacolo allo sviluppo bensì una “condizione” dello sviluppo.

Quando si trasformano controlli sostanziali in autocertificazioni, quando si riduce la valutazione del rischio a un “allegato standard” con coefficienti semplificati, quando si confonde la velocità amministrativa con la qualità delle decisioni, si crea un paradosso pericoloso.

Tutto sembra funzionare… fino a quando non succede nulla.

E quando succede, è sempre “imprevedibile”.

Crans-Montana insegna proprio questo: le tragedie non nascono dal vuoto normativo, ma dalla distanza tra le norme e la loro applicazione reale, tra la complessità dei luoghi e la semplificazione delle regole.

Crans-Montana da questo punto di vista, diventa un “avvertimento universale”.

La vera provocazione, allora, è questa: siamo sicuri che la continua semplificazione normativa non stia creando oggi le premesse della prossima grande tragedia di domani?

Una “Crans-Montana italiana” che arriverà non per assenza di leggi, ma per eccesso di fiducia nella loro riduzione?

Difendere la sicurezza non significa tornare a una burocrazia cieca e farraginosa.

Significa avere il coraggio di dire che non tutto è semplificabile, che alcuni controlli costano tempo e risorse perché valgono vite umane, e che il diritto della sicurezza nel bilanciamento degli interessi deve prevalere, come una “infrastruttura invisibile” del vivere civile.

Il giorno in cui lo dimenticheremo, la cronaca tornerà a ricordarcelo.

Sempre allo stesso modo: troppo tardi.

Giuseppe Vecchio