Quando la tecnologia si allea alla sicurezza. La cintura di sicurezza tra passato e presente

Quando la tecnologia si allea alla sicurezza. La cintura di sicurezza tra passato e presente

Tecnicamente si chiama cintura di sicurezza multi-adattiva, un nome magari pomposo ma che riassume il meglio della sicurezza nell’ambito dei sistemi di trattenuta degli occupanti di un autoveicolo.

A progettare la più tecnologica cintura di sicurezza mai concepita fino a oggi, sono stati gli ingegneri della Volvo.

La storica casa con sede a Göteborg, dal 2010 è inglobata dalla Geely Auto Group, l’azienda cinese produttrice di automobili.

Oltre alla casa svedese controlla anche altri marchi storici quali la Lotus o la Smart, seppur al 50%.

E per certi aspetti non poteva essere altrimenti visto che la prima cintura di sicurezza brevettata nella storia dell’automobile fu brevettata proprio da un ingegnere della Volvo.

Dalle bretelle di Lebeau alla cintura di Tucker

Il primo esemplare di cintura di sicurezza concepito per un’automobile fu progettato nel 1903 dal canadese Gustave Desirè Lebeau.

L’universo automobilistico in quel lembo di inizio Novecento contava pochi esemplari, guidati da facoltosi proprietari che ogni tanto, però, rimanevano coinvolti in drammatici incidenti stradali.

Lebeau concepì delle bretelle di sicurezza, realizzate in cuoio, ma quell’idea non fece proseliti per l’esiguità dei veicoli circolanti ma anche per la poca praticità dell’invenzione che finì nel dimenticatoio.

Molti anni dopo, a fronte di un crescente numero di sinistri stradali, il tema della cintura di sicurezza tornò in auge e questo grazie all’ingegnere statunitense Preston Thomas Tucker.

Il fondatore della Tucker Corporation ideò per la sua Tucker Torpedo nel 1947.

L’originale cintura di sicurezza, però, al pari della sfavillante vettura su cui venne montata, ebbe vita breve.

La Torpedo, infatti, fu realizzata in soli in 51 esemplari. Poi la Tucker, nel 1948, venne chiusa e sull’ingegnosa automobile congegnata da Preston Thomas Tucker, calò inevitabilmente l’oblio.

La cintura di sicurezza in tre punti di Bohlin

Il tema della cintura di sicurezza, al contrario della mitica Torpedo, non finisce nel dimenticatoio.

A rinverdire l’idea di uno strumento che garantisca maggiore sicurezza alla guida è l’azienda automobilistica Volvo, fondata nel 1927, società costola della SKF, fabbrica svedese specializzata nella produzione di cuscinetti a sfera.

Per i responsabili della Volvo è centrale, quanto quello di costruire vetture belle e affidabili.

Per questo incaricano i loro migliori ingegneri di inventare quanto prima qualcosa di efficace e questi propongono una cintura diagonale, ancorata a due punti, capace di assicurare il torace nel caso di un brusco urto.

La soluzione degli ingegneri della Volvo, tuttavia, se da una parte offre apprezzabile standard di sicurezza dall’altra rappresenta un rischio, neppure tanto minimo, di determinare dei danni fisici a chi la indossa.

Insomma, non proprio quanto auspicato dai vertici della casa automobilistica svedese.

Il sistema di sicurezza a due punti era caratterizzato da due fasce che fissate dietro al sedile, ancoravano il soggetto o all’altezza del torace o, in altri casi, del bacino.

Una soluzione, obiettivamente, non proprio ideale.

Nel caso di urti a elevata velocità, infatti, la particolare conformazione di quel sistema e, in particolare, la posizione della fibbia, alla quale si collegavano i due tratti di cintura, avrebbero potuto esercitare un’eccessiva pressione nei confronti di alcuni organi vitali.

La visione di Bohlin

La cintura a due punti non era, quindi, la soluzione ideale ma era pur sempre un’idea da cui ripartire e questo fece l’ingegnere Nils Bohlin.

Svedese di Härnösand, dopo aver lavorato nella SAAB, azienda specializzata nella costruzione di areoplani, Bohlin approda nel 1958 alla Volvo, dove porta in dote la notevole esperienza maturata in tema di sistemi di sicurezza per aerei.

Ma, in particolare, di sedili eiettabili, ovvero quei sofisticati congegni che permettono ai piloti di abbandonare rapidamente l’aereo in situazione d’emergenza.

Anche alla Volvo Bohlin si occupa di sicurezza ma questa volta al contrario.

Non si trattava più di studiare il modo migliore per fare in modo che un pilota si staccasse dal sedile su cui poggiava nel minor tempo possibile ma, al contrario, di assicurare nel modo migliore possibile un automobilista al suo sedile.

E la soluzione Bohlin la trova in poco tempo, convinto che, come dichiarò in seguito, questa dovesse «essere semplice, efficace e non troppo costosa al tempo stesso».

Nel 1959, a poco più di un anno dal suo ingresso in Volvo, l’ingegnere di Härnösand presenta il progetto della cintura di sicurezza a tre punti.

Si tratta, in concreto, di una trovata semplice ma al tempo stesso geniale. Bohlin congegna un sistema di sicurezza composto da una bandoliera trasversale, con la quale si garantisce la mancata proiezione del conducente in avanti e una cintura addominale, con la quale, invece, si evita la spinta del conducente in alto.

Inoltre, Bohlin, al fine di rendere il sistema più sicuro possibile, individua l’ancoraggio della cintura a lato del sedile.

L’invenzione piace agli ingegneri della Volvo che pur depositando il brevetto lo rendono disponibile a tutti e in modo gratuito. Una decisione rilevante, improntata alla sicurezza di tutti e non a tornaconti economici.

La cintura di sicurezza multi-adattiva

Sul tema dei sistemi di trattenuta l’azienda svedese, anche se dal 2010 la proprietà è cinese, non ha mai smesso di ricercare.

Nella convinzione che la sicurezza stradale passi anche attraverso le cinture.

Per questo la scorsa estate la Volvo ha presentato l’ultima evoluzione di quella cintura che vanta quasi settant’anni di storia.

Si tratta della cintura di sicurezza multi-adattiva, installata sul modello EX60.

Una cintura progettata per garantire ai passeggeri una protezione significativamente maggiore.

Ciò in virtù della specifica capacità di tale sistema di adattarsi alle condizioni del traffico e anche al soggetto che ne fa utilizzo.

Gli ingegneri della casa svedese hanno realizzato una cintura, di serie per ora solo sui sedili anteriori, che sfruttando la più moderna tecnologia.

In particolare i dati provenienti dai sensori interni ed esterni del veicolo, fa sì che la tensione delle cinture, nonché i livelli di carico sono regolati e parametrati in base alle dimensioni, alla posizione di seduta e alle caratteristiche di collisione di ciascun individuo.

Una cintura, dunque, altamente tecnologica, in linea con la tradizione della Volvo.

«Un importante aggiornamento della moderna cintura di sicurezza a tre punti (come si legge sul sito della casa svedese), un’invenzione di Volvo introdotta nel 1959 che si stima abbia salvato oltre un milione di vite».

Maurizio Carvigno