Enforcement Smart Road Quando la bicicletta diventa un veicolo, le regole nelle città intelligenti Laura Biarella 05 February 2026 Cds Mobility L’ordinanza della Corte di Cassazione del 04 febbraio scorso riporta al centro dell’attenzione una tematica cruciale per le smart city: l’attraversamento delle strisce pedonali in bicicletta. L’obbligo di condurre il velocipede a mano, le responsabilità in ipotesi di sinistro e il ruolo della progettazione urbana diventano elementi chiave per costruire città più sicure, intelligenti e vivibili. Un sinistro che diventa caso nazionale La Corte di Cassazione, con l’ordinanza pubblicata il 4 febbraio 2026, ha riportato al centro del dibattito una questione fondamentale per la mobilità urbana: è possibile attraversare le strisce pedonali in bicicletta restando in sella? Il caso, nato da uno scontro tra un motociclista e un ciclista che impegnava un attraversamento pedonale, ha spinto la Corte a chiarire definitivamente un punto che, nelle città in evoluzione verso modelli smart, ha un impatto crescente. Che cosa stabilisce la Cassazione Secondo i giudici supremi, il ciclista deve scendere dalla bici e condurla a mano quando attraversa le strisce pedonali, salvo un’unica eccezione: gli attraversamenti situati allo sbocco di percorsi promiscui pedonali-ciclabili. In tutti gli ulteriori casi, le strisce pedonali sono considerate spazio dedicato esclusivamente ai pedoni. Perché questa decisione è rilevante? la bicicletta è un veicolo secondo il Codice della strada; le strisce pedonali sono progettate per i pedoni, la categoria più vulnerabile (o utenti deboli); la presenza di un ciclista “in sella” su un attraversamento può generare situazioni di rischio, soprattutto in contesti ad alta densità di traffico. La Corte rammenta, inoltre, che attraversare in sella può incidere sulle responsabilità in ipotesi di sinistro, poiché il ciclista che non rispetta tale obbligo può perdere il diritto di precedenza. Quando la norma incontra la progettazione urbana La decisione della Cassazione offre uno spunto prezioso per riflettere sulla qualità delle infrastrutture delle nostre città. In un contesto in cui la micromobilità cresce rapidamente (bici, cargo bike, monopattini, e-bike) le normative devono dialogare con la progettazione urbana. Tre spunti chiave per le amministrazioni smart Riprogettare gli attraversamenti. Inserire attraversamenti ciclabili paralleli a quelli pedonali (come accade già in molte città del Nord Europa) riduce i conflitti tra utenti. Rendere riconoscibili i percorsi promiscui. Segnaletica chiara, pavimentazioni differenziate, continuità visiva e fisica aiutano i ciclisti a capire dove possono restare in sella. Integrare la norma nel design urbano. Una città smart non chiede ai cittadini di ricordare articoli del Codice della strada: rende la scelta corretta la più intuitiva. Verso città più sicure: dati, responsabilità e cultura della mobilità Le statistiche europee mostrano che i sinistri che coinvolgono ciclisti e pedoni crescono soprattutto nelle aree urbane ad alta densità. L’ordinanza della Cassazione si inserisce in una strategia più ampia di prevenzione: proteggere gli utenti vulnerabili, ridurre i punti di conflitto tra modalità di trasporto, favorire una mobilità sostenibile e ordinata. Nelle smart city la sicurezza non è soltanto una questione di norme, bensì di cultura condivisa: conoscere le regole, prevedere i comportamenti altrui, utilizzare infrastrutture adeguate. Un’occasione per ripensare la ciclabilità urbana Questa decisione rappresenta un’opportunità per città, progettisti, amministrazioni e cittadini: per i ciclisti, un invito alla consapevolezza; per le amministrazioni, una spinta a dotarsi di infrastrutture più moderne; per le smart city, un tassello verso un ecosistema di mobilità più sicuro, sostenibile e connesso. Le città intelligenti non sono soltanto quelle che introducono nuove tecnologie, ma quelle che riescono a trasformare le regole in strumenti di progettazione urbana evoluta. LEGGI ANCHE Lombardia, allarme sicurezza stradale: un morto a settimana in bicicletta. I dati