Nuovi standard di sicurezza, l’autotutela per la Polizia Locale

Nuovi standard di sicurezza, l’autotutela per la Polizia Locale

Dalla mazzetta di segnalazione al BolaWrap: le nuove frontiere tecnologiche della de-escalation e dell’autotutela per l’operatore di Polizia Locale.

Immaginate un intervento a mezzanotte in una piazza affollata, con un soggetto in forte stato di alterazione. In quegli istanti, la differenza tra un incidente tragico e una risoluzione sicura sta tutta negli strumenti che l’operatore ha alla cintura. L’evoluzione del ruolo della Polizia Locale in Italia richiede oggi soluzioni che colmino il divario tra la forza fisica e l’arma da fuoco: strumenti capaci di proteggere senza ferire.

Il dato

Oltre il 60% delle situazioni critiche su strada potrebbe essere risolto con tecniche di de-escalation prima di arrivare al contatto fisico diretto.

Analizziamo le nuove frontiere dell’autotutela: dai distanziatori (mazzette di segnalazione) al rivoluzionario BolaWrap.

Negli ultimi anni, il contesto operativo della Polizia Locale è mutato radicalmente. Gli operatori si trovano sempre più spesso a gestire situazioni di criticità urbana, disagio psichico e resistenza attiva. In questo scenario, l’adozione di strumenti di autotutela a impatto cinetico nullo o ridotto non è solo una scelta tattica, ma un dovere etico verso la sicurezza dell’agente e l’incolumità del fermato.

Il distanziatore (o mazzetta di segnalazione)

Spesso confuso con un semplice “manganello”, il distanziatore in dotazione alla Polizia Locale è uno strumento di difesa passiva e dissuasione.

  • Funzione: creare uno spazio di sicurezza tra l’operatore e il soggetto aggressivo.
  • Utilizzo: serve a parare colpi, effettuare leve articolari per il controllo o, semplicemente, per la segnalazione visiva.
  • Vantaggio: riduce drasticamente la necessità di ricorrere allo scontro fisico diretto, proteggendo l’integrità fisica di entrambe le parti.

La rivoluzione del BolaWrap

Il BolaWrap rappresenta il “salto tecnologico” nel campo della de-escalation. Definito spesso come un “laccio emostatico per il comportamento”, questo dispositivo lancia una corda in Kevlar che avvolge le gambe o il tronco del soggetto a distanza.

  • Tecnologia: utilizza una scarica di aria compressa o una micro-carica per espellere il laccio a una velocità di circa 150 metri al secondo.
  • Target operativo: ideale per soggetti in stato di alterazione (alcol, droghe) o crisi psichiche che rifiutano di collaborare ma non sono ancora una minaccia letale.
  • Filosofia di intervento: a differenza dello spray al peperoncino (O.C.) o del Taser, il BolaWrap non infligge dolore. Immobilizza preventivamente, permettendo agli agenti di intervenire in sicurezza prima che la situazione degeneri.

La norma e la mente: i pilastri della sicurezza

L’efficacia di questi strumenti poggia su solide basi giuridiche e psicologiche. Normativamente, l’uso del distanziatore e del BolaWrap risponde ai principi di proporzionalità e necessità (Art. 52 e 53 C.P.), offrendo una risposta graduata che tutela l’operatore e l’Amministrazione da possibili contestazioni per eccesso colposo.

Dal punto di vista psicologico, la vera rivoluzione risiede nella de-escalation. L’obiettivo non è sottomettere il soggetto attraverso il dolore, ma neutralizzare l’intenzione aggressiva. Mentre lo spray o il Taser possono talvolta innescare reazioni violente per via della stimolazione dolorosa, il BolaWrap interrompe il “loop” comportamentale del soggetto attraverso l’effetto sorpresa e il contenimento meccanico, portandolo a una resa psicologica immediata.

La formazione e l’approccio umano

Come emerso nei percorsi di formazione, lo strumento tecnico è efficace solo se supportato da una solida preparazione psicologica e tattica:

  • Valutazione del rischio: saper leggere il linguaggio del corpo per anticipare l’escalation.
  • Comunicazione assertiva: il primo strumento di autotutela resta sempre la parola.
  • Gestione dello stress: operare con lucidità sotto pressione, specialmente dopo eventi critici o incidenti in servizio.

Verso una Polizia più moderna. L’autotutela come valore civile

L’introduzione di questi dispositivi nelle realtà comunali segna il passaggio a una gestione della sicurezza più scientifica e meno “muscolare”. Non si tratta solo di aggiornare un inventario tecnico, ma di compiere una scelta di civiltà: dotare le donne e gli uomini in divisa degli strumenti per gestire il caos con la forza della tecnologia anziché con la sola coercizione fisica.

Proteggere chi ci protegge significa, in ultima analisi, garantire che ogni operatore possa tornare a casa incolume, con la consapevolezza di aver adempiuto al proprio dovere riducendo al minimo l’impatto sulla cittadinanza. Perché una Polizia moderna non si misura dalla potenza del colpo, ma dalla capacità di preservare la vita e la dignità, anche nelle situazioni più critiche.

Antonella Renzetti