Smart Road ITS 2026, l’Italia recepisce la direttiva UE e accelera sulla mobilità intelligente Laura Biarella 18 February 2026 Mobility Mobilità intelligente, nuovo quadro normativo per smart road, dati aperti, interoperabilità e servizi digitali Col decreto del 26 gennaio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’Italia recepisce la direttiva 2023/2661/UE. Si aggiorna in profondità il quadro normativo sugli Intelligent Transport Systems (ITS). Il provvedimento sostituisce integralmente il decreto del 2013, segnando una evoluzione nella governance della mobilità digitale. L’obiettivo è adeguare “le tecnologie informatiche e della comunicazione applicate ai sistemi di trasporto, alle infrastrutture, ai veicoli e alla gestione del traffico e della mobilità” . ITS, interoperabilità, dati aperti e qualità delle informazioni Il testo introduce un sistema più rigoroso di standard tecnici, interoperabilità e qualità dei dati. Gli enti gestori di strade, nodi logistici, parcheggi e trasporto pubblico devono mantenere banche dati aggiornate e garantire la correttezza delle informazioni. Ciò in quanto “sono responsabili della veridicità delle informazioni presenti nelle banche dati di loro competenza” . Obblighi chiave per gli operatori Tra gli obblighi: – pubblicazione di dati statici e dinamici secondo standard NeTEx, SIRI, OpRa; – interoperabilità diretta con il Ministero; – aggiornamento continuo di cartografia, infrastrutture, traffico e livelli di servizio; – diffusione gratuita delle informazioni di base tramite CCISS. Questi requisiti rafforzano la costruzione di un ecosistema nazionale di open data sulla mobilità, indispensabile per servizi digitali avanzati, MaaS e pianificazione multimodale. Smart mobility, flotte, logistica e pagamenti integrati Il decreto dedica un intero capitolo ai servizi ITS per viaggi, trasporti e gestione del traffico. Tra le priorità emergono: – gestione intelligente delle flotte (passeggeri e merci); – tracciamento dei mezzi, con attenzione alle merci pericolose; – pagamenti integrati per mobilità locale, regionale e nazionale; – database per flotte regolamentate e accessi ZTL; – sistemi per identificare automaticamente la classe emissiva dei veicoli. Si intende creare un’infrastruttura digitale che renda possibile una mobilità più efficiente, sostenibile e integrata. Sicurezza stradale: monitoraggio, enforcement e dati sui sinistri Il decreto rafforza il ruolo degli ITS nella sicurezza stradale. Tra le misure previste: – monitoraggio continuo dello stato delle infrastrutture; – sistemi di prenotazione e informazione per parcheggi sicuri; – controllo telematico dell’autotrasporto; – diffusione di “informazioni universali sul traffico” legate alla sicurezza; – implementazione di sistemi automatici di rilevamento delle infrazioni. Queste azioni puntano a ridurre incidenti, congestione e comportamenti a rischio, integrando tecnologie di rilevamento e analisi in tempo reale. Mobilità cooperativa e automatizzata: l’Italia accelera sulla CCAM Una delle parti più innovative riguarda la mobilità cooperativa, connessa e automatizzata (CCAM) e i C‑ITS. Il decreto prevede: – standard comuni per lo scambio di dati veicolo‑infrastruttura; – architetture interoperabili; – servizi C‑ITS per allerta traffico e scenari complessi; – aggiornamento dei processi di omologazione dei veicoli autonomi; – estensione del sistema e‑call ad autobus, mezzi pesanti, due ruote e trattori. È un passo decisivo verso smart road realmente operative e verso la futura circolazione di veicoli automatizzati in sicurezza. Privacy, responsabilità e governance dei dati Il decreto ribadisce che il trattamento dei dati ITS deve rispettare pienamente il GDPR: “i dati personali sono protetti contro utilizzi impropri… e trattati solo nella misura necessaria” . Sono previste: – anonimizzazione o pseudonimizzazione quando possibile; – responsabilità chiare per produttori e fornitori di servizi ITS; – un nuovo Piano nazionale ITS con orizzonte quinquennale. Un tassello strategico per le smart city italiane Il recepimento della direttiva UE non è un mero adempimento formale: rappresenta un salto di qualità nella digitalizzazione della mobilità italiana. Standard comuni, interoperabilità, dati aperti, sicurezza e CCAM costituiscono la base per città più intelligenti, sostenibili e connesse. Il decreto del 2026 diventa così un pilastro per la trasformazione delle smart city, abilitando servizi innovativi per cittadini, imprese e amministrazioni.