ITS 2026, l’Italia recepisce la direttiva UE e accelera sulla mobilità intelligente

ITS 2026, l’Italia recepisce la direttiva UE e accelera sulla mobilità intelligente

Mobilità intelligente, nuovo quadro normativo per smart road, dati aperti, interoperabilità e servizi digitali

Col decreto del 26 gennaio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’Italia recepisce la direttiva 2023/2661/UE.

Si aggiorna in profondità il quadro normativo sugli Intelligent Transport Systems (ITS).

Il provvedimento sostituisce integralmente il decreto del 2013, segnando una evoluzione nella governance della mobilità digitale.

L’obiettivo è adeguare “le tecnologie informatiche e della comunicazione applicate ai sistemi di trasporto, alle infrastrutture, ai veicoli e alla gestione del traffico e della mobilità” .

ITS, interoperabilità, dati aperti e qualità delle informazioni

Il testo introduce un sistema più rigoroso di standard tecnici, interoperabilità e qualità dei dati.

Gli enti gestori di strade, nodi logistici, parcheggi e trasporto pubblico devono mantenere banche dati aggiornate e garantire la correttezza delle informazioni.

Ciò in quanto “sono responsabili della veridicità delle informazioni presenti nelle banche dati di loro competenza” .

Obblighi chiave per gli operatori

Tra gli obblighi:

– pubblicazione di dati statici e dinamici secondo standard NeTEx, SIRI, OpRa;
– interoperabilità diretta con il Ministero;
– aggiornamento continuo di cartografia, infrastrutture, traffico e livelli di servizio;
– diffusione gratuita delle informazioni di base tramite CCISS.

Questi requisiti rafforzano la costruzione di un ecosistema nazionale di open data sulla mobilità, indispensabile per servizi digitali avanzati, MaaS e pianificazione multimodale.

Smart mobility, flotte, logistica e pagamenti integrati

Il decreto dedica un intero capitolo ai servizi ITS per viaggi, trasporti e gestione del traffico.

Tra le priorità emergono:

– gestione intelligente delle flotte (passeggeri e merci);
– tracciamento dei mezzi, con attenzione alle merci pericolose;
– pagamenti integrati per mobilità locale, regionale e nazionale;
– database per flotte regolamentate e accessi ZTL;
– sistemi per identificare automaticamente la classe emissiva dei veicoli.

Si intende creare un’infrastruttura digitale che renda possibile una mobilità più efficiente, sostenibile e integrata.

Sicurezza stradale: monitoraggio, enforcement e dati sui sinistri

Il decreto rafforza il ruolo degli ITS nella sicurezza stradale.

Tra le misure previste:

– monitoraggio continuo dello stato delle infrastrutture;
– sistemi di prenotazione e informazione per parcheggi sicuri;
– controllo telematico dell’autotrasporto;
– diffusione di “informazioni universali sul traffico” legate alla sicurezza;
– implementazione di sistemi automatici di rilevamento delle infrazioni.

Queste azioni puntano a ridurre incidenti, congestione e comportamenti a rischio, integrando tecnologie di rilevamento e analisi in tempo reale.

Mobilità cooperativa e automatizzata: l’Italia accelera sulla CCAM

Una delle parti più innovative riguarda la mobilità cooperativa, connessa e automatizzata (CCAM) e i C‑ITS.

Il decreto prevede:
– standard comuni per lo scambio di dati veicolo‑infrastruttura;
– architetture interoperabili;
– servizi C‑ITS per allerta traffico e scenari complessi;
– aggiornamento dei processi di omologazione dei veicoli autonomi;
– estensione del sistema e‑call ad autobus, mezzi pesanti, due ruote e trattori.

È un passo decisivo verso smart road realmente operative e verso la futura circolazione di veicoli automatizzati in sicurezza.

Privacy, responsabilità e governance dei dati

Il decreto ribadisce che il trattamento dei dati ITS deve rispettare pienamente il GDPR:
“i dati personali sono protetti contro utilizzi impropri… e trattati solo nella misura necessaria” .

Sono previste:
– anonimizzazione o pseudonimizzazione quando possibile;
– responsabilità chiare per produttori e fornitori di servizi ITS;
– un nuovo Piano nazionale ITS con orizzonte quinquennale.

Un tassello strategico per le smart city italiane

Il recepimento della direttiva UE non è un mero adempimento formale: rappresenta un salto di qualità nella digitalizzazione della mobilità italiana.

Standard comuni, interoperabilità, dati aperti, sicurezza e CCAM costituiscono la base per città più intelligenti, sostenibili e connesse.

Il decreto del 2026 diventa così un pilastro per la trasformazione delle smart city, abilitando servizi innovativi per cittadini, imprese e amministrazioni.