Enforcement Legal Guida sotto effetto di stupefacenti, come accertare l’alterazione psicofisica Laura Biarella 19 February 2026 Cds Italia La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 205/2026, conferma l’inammissibilità del ricorso di un conducente condannato per guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti. La decisione chiarisce ancora una volta quali elementi, biologici e comportamentali, possono provare l’effettiva alterazione psicofisica, tema cruciale per la sicurezza stradale nelle città intelligenti. Guida alterata da stupefacenti e sicurezza urbana, cosa dice la Cassazione La mobilità nelle smart city non riguarda solo infrastrutture digitali e veicoli connessi: la sicurezza stradale resta un pilastro essenziale. La sentenza della Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, n. 205/2026, offre un chiarimento importante sul reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, con implicazioni dirette per le politiche urbane di prevenzione. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conducente condannato per aver provocato un grave incidente mentre si trovava in stato di alterazione psicofisica. Come riportato nel provvedimento, gli agenti avevano osservato “movimenti frenetici e una sensazione di eccessiva sicurezza”, comportamenti giudicati incongrui rispetto alla dinamica del sinistro. LEGGI ANCHE Guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti post Corte Costituzionale Accertamenti urgenti e diritto alla difesa: perché la nullità è tardiva Il ricorrente contestava l’utilizzabilità degli esami tossicologici, sostenendo che non fosse stato avvisato della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Cassazione ha però confermato che: – la nullità derivante dall’omesso avviso è a regime intermedio, – può essere eccepita solo fino alla sentenza di primo grado, – nel caso concreto non risulta eccepita nei verbali d’udienza. La Corte richiama la motivazione del giudice di merito, secondo cui nella richiesta della polizia ai sanitari “è indicata l’esigenza di ottenere il consenso del prevenuto […] e di informare lo stesso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia”. Quando si configura la guida in stato di alterazione La Cassazione ribadisce che non è punibile chi guida dopo aver assunto droga, ma chi guida in stato di alterazione psicofisica causato da tale assunzione. Per accertare l’alterazione, il giudice può combinare: – esami biologici (anche urine, pur con valore di screening), – indici sintomatici esterni, come euforia, irrequietezza, pupille dilatate, eloquio sconnesso, sudorazione anomala. La Corte ricorda che tali indici non costituiscono un elenco chiuso, bensì vanno valutati caso per caso. Nel procedimento in esame, gli agenti avevano riscontrato uno stato di euforia e comportamenti incompatibili con la gravità del sinistro, confermati dal “rinvenimento di considerevoli quantitativi di plurime sostanze stupefacenti nelle urine”. Prevenzione, controlli e cultura della sicurezza Per le città che puntano a diventare smart, la sentenza offre spunti rilevanti: – tecnologie di controllo: sistemi di monitoraggio integrati, dashcam urbane, sensori e IA possono supportare gli accertamenti, – mobilità responsabile: campagne educative e strumenti digitali per prevenire la guida alterata, – analisi dei dati: correlare incidenti, comportamenti di guida e contesti urbani per migliorare la sicurezza stradale. La decisione della Cassazione conferma che la lotta alla guida alterata non è solo un tema giuridico, bensì tassello fondamentale per la mobilità sicura e sostenibile.