Legal Smart Road Scippo, niente lieve entità: la Consulta sul furto con strappo e il ruolo delle smart city Filippo Bisanti 28 February 2026 Italia Sicurezza In materia di furto con strappo (il c.d. “scippo”) ci si è chiesti se non fosse necessario prevedere una sorta di “valvola di sicurezza” che consenta al giudice di attenuare la severità della risposta penale quando, per la natura, il tipo, i mezzi, le modalità o le circostanze della condotta, oppure per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto possa essere considerato di lieve entità. Per la Corte costituzionale, la risposta è no (!) (sentenza 27 novembre 2025, n. 171) Due episodi delittuosi come origine del quesito: la vicenda di Firenze La recente decisione della Corte costituzionale sul furto con strappo prende le mosse da due storie molto concrete, sottoposte alla cognizione rispettivamente dei tribunali di Firenze e Milano, e si conclude con la dichiarazione di non fondatezza delle questioni di legittimità sollevate dai giudici rimettenti. Nel primo caso, a Firenze, un uomo aveva strappato dal collo di un passante una collana d’oro in una piazza del centro, dandosi subito alla fuga. Per lui scattava l’arresto in flagranza di reato. Nel corso del processo, però, il Tribunale di Firenze rilevava come, alla luce delle concrete modalità del fatto, la condotta dovesse essere considerata di lieve entità. Una valutazione fondata su una serie di elementi. L’imputato aveva agito da solo. L’energia utilizzata per lo strappo era limitata. La vittima non aveva riportato alcuna lesione. Il fatto era avvenuto in pieno giorno. La collana era di modesto valore. Da qui il dubbio di costituzionalità: il giudice fiorentino ha ritenuto che l’art. 624bis, comma 2, c.p., nella parte in cui non consente una diminuzione di pena (fino a un terzo) per i fatti di lieve entità – tenuto conto di natura, specie, mezzi, modalità o circostanze dell’azione, nonché della particolare tenuità del danno o del pericolo – violi gli artt. 3 e 27, comma 3, Cost. A suo avviso, l’elevato minimo edittale di quattro anni di reclusione, oltre alla multa, applicato anche a condotte scarsamente offensive, determina una sproporzione incompatibile con i principi di eguaglianza e finalità rieducativa della pena. L’episodio di Milano Il secondo caso giungeva dal Giudice dell’Udienza Preliminare di Milano. Qui l’imputato era stato fermato per furto con strappo aggravato su un mezzo di trasporto pubblico. A bordo di un treno, durante la fase di arresto del convoglio, aveva strappato dal collo della vittima una catenina d’oro per poi scendere dal treno e darsi alla fuga. Come per il Tribunale di Firenze, l’assenza di una valvola di sicurezza rischiava di compromettere la funzione rieducativa della pena. Pena che sarebbe stata percepita dal condannato come sproporzionata. La decisione della Corte costituzionale: lo strappo è sempre violento La Corte costituzionale ha chiarito che non è sempre necessario introdurre l’attenuante della lieve entità come “valvola di sicurezza” nei reati con pene elevate. Tale meccanismo diventa costituzionalmente rilevante solo quando la fattispecie astratta è molto ampia e ingloba casi diversissimi per gravità, imponendo al giudice uno strumento per modulare la pena in modo proporzionato. Nel furto con strappo, però, secondo la Consulta, questa esigenza non sussiste. La giurisprudenza descrive lo scippo come un reato strutturalmente omogeneo: la condotta implica sempre una violenza di una certa intensità, percepita dalla vittima, e un contatto intrusivo con la sua sfera personale, con un significativo grado di pericolosità e impatto sulla percezione di sicurezza. Per questo motivo, la Corte esclude che all’interno del furto con strappo esistano casi “totalmente marginali” o privi di allarme sociale, tali da rendere costituzionalmente obbligata un’attenuante di lieve entità. La scelta del legislatore di non prevederla non viola, quindi, i principi di ragionevolezza e proporzionalità della pena sanciti dagli artt. 3 e 27 Cost. Una Smart City previene e reprime il fenomeno investendo sulla sicurezza Da accogliere in termini positivi la decisione della Corte costituzionale. Uno scippo è difficilmente immaginabile come di lieve entità e genera sempre una preoccupazione per i cittadini. In questo scenario, però, il problema non è solo quanto severamente punire lo scippo, ma anche come prevenirlo e come ricostruirne le dinamiche. Una Smart City che investe in sistemi di videosorveglianza efficaci e integrati consente alle forze di polizia di vedere “chi fa cosa, dove e come”: dall’approccio alla vittima, allo strappo, alla fuga, fino all’eventuale presenza di complici. Queste immagini non servono solo a identificare i responsabili e a rafforzare il quadro probatorio, ma svolgono anche una funzione di deterrenza nelle aree più esposte (stazioni, fermate, piazze). A condizione che la videosorveglianza sia gestita nel rispetto delle regole sulla privacy, una città davvero intelligente è quella che usa la tecnologia per restituire ai cittadini una cosa semplice e preziosa: la possibilità di muoversi nello spazio pubblico senza sentirsi costantemente vulnerabili. Filippo Bisanti