Verso una definizione comune di stupro basata sul consenso, nuovo impulso dal Parlamento europeo

Verso una definizione comune di stupro basata sul consenso, nuovo impulso dal Parlamento europeo

Le commissioni LIBE e FEMM del Parlamento europeo rilanciano la necessità di una legislazione comune che definisca il reato di stupro sulla base dell’assenza di consenso, chiedendo alla Commissione una proposta normativa vincolante. La posizione parlamentare punta a rafforzare la protezione delle vittime, allineare le legislazioni nazionali agli standard internazionali e contrastare la violenza di genere anche nella sua dimensione digitale.

L’Europa accelera sulla definizione del reato di stupro

Le commissioni per le Libertà civili (LIBE) e per i Diritti delle donne (FEMM) hanno approvato con 75 voti favorevoli, 27 contrari e 3 astensioni una relazione che ribadisce la necessità di un quadro normativo europeo che definisca lo stupro come un atto basato sull’assenza di consenso liberamente prestato, informato e revocabile.

Secondo gli eurodeputati, solo un approccio centrato sul consenso può garantire un reale accesso alla giustizia e migliorare i tassi di denuncia, condanna e recupero delle vittime.

Adeguare le legislazioni nazionali agli standard internazionali

La relazione invita la Commissione europea a presentare una proposta che porti a una definizione unica a livello UE, spingendo gli Stati membri che ancora basano i propri codici penali su criteri di violenza o forza a conformarsi alla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’UE nel 2023.

Inoltre, gli eurodeputati sollecitano l’inclusione della violenza di genere tra i reati contemplati dall’articolo 83(1) del TFUE, per uniformare la risposta legislativa negli Stati membri.

Supporto alle vittime, approccio intersezionale e centrato sulla persona

Il documento approvato sottolinea la necessità di garantire accesso completo ai servizi medici, inclusi salute sessuale e riproduttiva quali l’aborto, supporto psicologico, assistenza legale e centri di crisi attivi 24 ore su 24.

Viene inoltre raccomandato l’allungamento dei termini di prescrizione per i reati di stupro, considerando che molte vittime denunciano il reato dopo lunghi periodi a causa di traumi, paura o stigma sociale.

Violenza digitale e stereotipi di genere, nuovo fronte europeo

La relazione pone particolare attenzione anche alla dimensione online, chiedendo campagne europee per contrastare disinformazione misogina, miti sullo stupro e propaganda incel.

Sono richieste inoltre formazione specifica per forze dell’ordine, giudici, operatori sanitari e personale in prima linea, così da prevenire la vittimizzazione secondaria e ridurre l’impatto degli stereotipi.

Messaggio delle relatrici, “Sì significa sì, in tutta l’UE”

La relatrice per le Libertà civili, Evin Incir, ha definito “inaccettabile” che nel 2026 alcune parti d’Europa non dispongano ancora di una legislazione basata sul consenso, invitando Parlamento e Commissione a procedere rapidamente.

Anche la relatrice della commissione FEMM, Joanna Scheuring-Wielgus, ha richiamato il forte impatto del caso mediatico di Gisèle Pelicot, che avrebbe contribuito a cambiare l’opinione pubblica e politica sul tema.

Prossimi passi

La relazione sarà discussa e votata nella sessione plenaria del Parlamento europeo del 25-26 marzo 2026, dove potrebbe ricevere l’ultimo via libera prima di essere presentata formalmente alla Commissione.