HumanX L’istruzione superiore riduce il divario occupazionale di genere Laura Biarella 07 March 2026 Nel 2024, nell’Unione europea, il livello di istruzione si conferma un fattore chiave nel ridurre il divario occupazionale di genere, soprattutto tra gli adulti che vivono in famiglie con figli. I dati mostrano come l’istruzione elevata favorisca una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro e contribuisca ad attenuare le disuguaglianze tra donne e uomini. Istruzione e lavoro, legame decisivo L’analisi dei dati europei sul tasso di occupazione evidenzia un trend chiaro: all’aumentare del livello, crescono le opportunità lavorative e si riduce il divario occupazionale di genere. Questo effetto è particolarmente evidente nelle famiglie con figli, dove il peso della cura familiare incide in modo più marcato sulle carriere femminili. Nel 2024, il divario occupazionale tra donne e uomini di età compresa tra i 25 e i 49 anni risulta infatti meno pronunciato tra le donne con un’istruzione superiore rispetto a quelle con livello medio o basso. Basso livello di istruzione, il divario cresce con i figli Tra le donne con un basso livello di istruzione (ISCED 0-2), la presenza di figli rappresenta un forte fattore di penalizzazione occupazionale. Con l’aumentare del numero di figli nel nucleo familiare, il tasso di occupazione femminile diminuisce sensibilmente, mentre quello maschile resta elevato. Il divario occupazionale di genere passa da 26,1 punti percentuali nelle famiglie con un figlio a 35,8 punti percentuali con due figli, fino a raggiungere 42,1 punti percentuali nelle famiglie con tre o più figli. Un dato che evidenzia come la combinazione tra bassa istruzione e carichi familiari accentui le disuguaglianze nel mercato del lavoro. Istruzione media: occupazione più alta, ma gap persistente A livelli di istruzione medi (ISCED 3-4), l’occupazione complessiva risulta più elevata sia per le donne sia per gli uomini. Tuttavia, il divario di genere tende ad ampliarsi progressivamente con l’aumento del numero di figli. Nelle famiglie con tre o più figli, il gap raggiunge i 33,0 punti percentuali, con un tasso di occupazione del 58,9% per le donne contro il 91,9% per gli uomini. Un segnale che conferma come l’istruzione media, pur migliorando l’accesso al lavoro, non sia sufficiente da sola a colmare le disuguaglianze di genere legate alla genitorialità. Istruzione superiore: più occupazione e meno disuguaglianze Il quadro cambia in modo significativo tra le persone con un’istruzione superiore (ISCED 5-8). Anche se il divario occupazionale non scompare del tutto, risulta nettamente ridotto rispetto agli altri livelli di istruzione. Nelle famiglie con due figli, il tasso di occupazione femminile è pari all’88,0%, contro il 96,7% degli uomini, con un divario di 8,7 punti percentuali. Nelle famiglie con tre o più figli, il gap aumenta ma resta contenuto: 81,8% per le donne contro 95,4% per gli uomini, pari a 13,6 punti percentuali. Questi dati dimostrano che un elevato livello di istruzione è associato a maggiori tassi di occupazione e a un divario di genere più limitato. Il ruolo dei figli nei tassi di occupazione Nel complesso, la presenza di figli incide in modo diverso sui tassi di occupazione di donne e uomini. Per le donne, il tasso di occupazione diminuisce all’aumentare del numero di figli, indipendentemente dal livello di istruzione, seppur con intensità diverse. Per gli uomini, invece, la presenza di figli è associata a tassi di occupazione più elevati rispetto a quelli senza figli. Un fenomeno che richiama l’attenzione sulle politiche di conciliazione tra vita lavorativa e familiare e sulla necessità di investire in istruzione e servizi di supporto per ridurre le disuguaglianze strutturali. Istruzione e parità di genere, sfida per il futuro I dati del 2024 confermano che l’istruzione superiore rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il divario occupazionale di genere, ma non è sufficiente da sola. Per raggiungere una reale parità nel mercato del lavoro, è necessario affiancare alle politiche educative interventi mirati su welfare, servizi per l’infanzia e modelli di organizzazione del lavoro più inclusivi.