Quando la deterrenza è optional, un'amara riflessione

Quando la deterrenza è optional, un’amara riflessione

Deterrenza è la parola chiave che dovrebbe guidare l’intero sistema delle sanzioni accessorie del Codice della strada, ma i fatti dimostrano quanto spesso questo principio resti solo teorico. L’episodio di Bovisio Masciago, con un conducente trovato alla guida trent’anni dopo la revoca della patente, evidenzia una falla strutturale: misure severe sulla carta perdono efficacia quando la probabilità di essere controllati è minima. In un contesto in cui milioni di patentati si confrontano con un numero limitato di operatori, la tecnologia diventa l’unico strumento realmente in grado di garantire controlli costanti, rilevazioni a distanza e una certezza della sanzione che oggi manca.

Sanzioni accessorie e deterrenza, quando la teoria non coincide con la realtà

Le sanzioni accessorie previste dal codice della strada, specie quelle previste sui documenti di guida e sui veicoli, dovrebbero rappresentare un deterrente importante per chi vi incorre.

Di fatto, un energico freno a evitare la reiterazione la commissione di determinati illecito.

Dovrebbe ma non sempre è così.

Il caso di Bovisio Masciago: un conducente senza patente da trent’anni

Ne sanno qualcosa gli agenti della polizia locale di Bovisio Masciago, comune lombardo in provincia di Monza e Brianza.

Lo scorso 14 gennaio hanno letteralmente strabuzzato gli occhi quando sono venuti a conoscenza che il soggetto che avevano fermato per un normale controllo di polizia stradale, risultava privo di patente perché gli era stata revocata trent’anni prima.

Avete letto bene, trent’anni prima, nel 1996, dunque, nel millennio scorso, in pratica.

Era il 1996 l’anno delle Olimpiadi del Centenario ad Atlanta, della clonazione della pecora Dolly, della rielezione di Bill Clinton alla presidenza degli Stati Uniti.

Ma anche dell’uscita nelle sale cinematografiche di una pellicola iconica come Transpotting.

Perché sospensioni e revoche non fermano chi vuole continuare a guidare

Senza entrare troppo nelle pieghe di questo incredibile fatto di cronaca, a margine il soggetto era intestatario anche di una serie di provvedimenti amministrativi sul veicolo.

Una riflessione, mutuando un celebre tormentone del giornalista Antonio Lubrano, sorge spontanea.

Che valore possono avere simili misure quali la sospensione o la revoca della patente, se poi chi vi soggiace continua tranquillamente a guidare?

La risposta è, purtroppo, oltremodo scontata.

Si dirà che l’episodio di Bovisio Masciago è un fatto nella sua sfacciata evidenza risulta probabilmente se non unico, comunque molto raro. Vero, ma solo in parte.

Troppi pochi controlli su strada, il vero tallone d’Achille della sicurezza

Chiunque appartenga alle forze dell’ordine, a prescindere dall’uniforme indossata, potrà senza timore di smentita raccontare frequenti episodi di conducenti fermati per dei normali controlli di polizia stradale che guidano nonostante gli sia stata ritirata la patente.

D’altra parte tali soggetti si mettono alla guida deliberatamente, consapevolmente.

Ma anche basandosi sul fatto che la possibilità, statisticamente parlando, di incappare in un nuovo accertamento stradale con conseguente sanzione, non è così significativa.

E questo perché la disparità tra operatori di polizia stradali e patentati è nettamente a favore di questi ultimi che sono all’incirca 39 milioni.

In ragione di questo evidente squilibrio che anche a fronte di cospicui incrementi delle forze di polizia stradale, la probabilità che un conducente di un veicolo, in questo gruppo vanno considerati anche coloro che guidano senza alcun titolo abilitativo, come il conducente fermato a Bovisio Masciago, possa essere controllato ed eventualmente sanzionato è inferiore, dati alla mano, al 3%, oggettivamente un dato non proprio incoraggiante.

Come impedire ai conducenti senza patente di continuare a violare la legge?

E allora come far sì che un conducente oggetto di una sanzione accessoria importante quale, ad esempio, la revoca della patente, non continui a guidare, commettendo oltre che un illecito anche un’azione che mina la sicurezza stradale?

La risposta è sicuramente nella tecnologia che oggi già permette il rilevamento delle sanzioni a distanza, seppur limitato ad alcuni specifici illeciti stradali che, seppur incrementatati dalla legge n. 177 del 2024, provvedimento importante e per certi aspetti coraggioso, rimangono ancora pochi.

La tecnologia nell’ambito dell’attività di controllo delle violazioni da remoto deve essere un’alleata costante se si vuole, davvero, provare a porre un argine agli incidenti stradali.

E, in generale, all’indisciplina stradale che, purtroppo, sta crescendo esponenzialmente.

Senza la certezza della punizione qualsiasi norma, anche quella più severa, perde inevitabilmente d’efficacia.

Per il conducente che periodicamente e, soprattutto, consapevolmente trasgredisce, come nel caso di Bovisio Masciago, il numero ridotto di controlli, dettato dalle già esplicitate circostanze, equivale a una sorta di tana libera tutti di infantile memoria.

Un salvacondotto perfetto per infrangere la legge, quasi certi di farla franca.

Tecnologia e controlli da remoto: la strada obbligata per ridurre l’illegalità

Il legislatore, e in tal senso il percorso intrapreso con la modifica dell’articolo 201 del codice della strada va senza dubbio nel verso giusto.

Se vuole davvero provare a contrastare efficacemente l’illegalità stradale deve implementare l’utilizzo della tecnologia.

Ovviamente nel rispetto della privacy e di tutte quelle norme che sottendono all’utilizzo di controlli da remoto.

D’altra parte, tornando al caso specifico dell’uomo che guidava pur non avendo la patente perché revocata trent’anni prima, per capire come non si tratti di un caso isolato, basti un dato che nella sua algida dimensione numerica racconta molto sulle nefaste conseguenze derivanti da soggetti che si mettono alla guida senza possedere la patente o perché mai conseguita:

O perché sospesa o perché come nel caso di Bovisio Masciago, revocata.

Sinistri causati da conducenti senza patente: i numeri reali del fenomeno

Ebbene, nel solo 2024, dati ISTAT, sono stati ben 280 i decessi sulle strade italiane riconducibili a sinistri causati da conducenti privi di patente.

I feriti, legati alla medesima fattispecie illecita, sono stati quasi 10.000.

Dati, purtroppo, più o meno simili alla media degli anni precedenti, con un picco nel 2022 quando i morti sono stati ben 342, a fronte di un numero di feriti, riconducibili alle responsabilità di conducenti privi di patenti, di 7568.

Senza certezza della pena, nessuna norma può funzionare davvero.

Maurizio Carvigno