Roma, centro storico Zona 30: ricorso al Consiglio di Stato contro la misura della giunta

Roma, centro storico Zona 30: ricorso al Consiglio di Stato contro la misura della giunta

Da metà febbraio il centro storico di Roma è una grande Zona 30 ma alcuni cittadini non ci stanno, presentato ricorso al Consiglio di Stato

Il centro storico Zona 30 è un bene o un male? Roma deve ancora davvero scoprirlo, perché la misura è entrata in vigore da poco. La giunta comunale di Roberto Gualtieri ha varato a inizio gennaio il provvedimento per cui la Ztl centrale della capitale sarebbe diventata tutta un’area in cui la velocità massima sarebbe stata 30 km/h. Dal 16 febbraio è scattato il periodo sanzionatorio, con multe per chi supera questo limite.

L’obiettivo è chiaramente quello di rendere più sicura la circolazione stradale, soprattutto per i pedoni, i ciclisti e coloro che usano il monopattino. E poi, in secondo luogo, il Campidoglio intende incentivare la mobilità pubblica a scapito di quella con il mezzo privato. Ma non tutti sono d’accordo col provvedimento del Comune di Roma.

E infatti l’associazione Le Partite Iva, rappresentata da Angelo Distefano, e il comitato Tutela Parcheggi e Mobilità nel Lazio, presieduto da Alessandra Casino, hanno presentato un ricorso straordinario al Consiglio di Stato contro il centro storico Zona 30. L’iniziativa è condivisa anche da con un gruppo di tassisti e cittadini attivi.

Roma, ricorso al Consiglio di Stato contro il centro storico Zona 30: la speranza è la vicenda di “Bologna Città 30”

Roma, centro storico Zona 30: ricorso al Consiglio di Stato contro la misura della giunta

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Secondo i ricorrenti, il provvedimento sulla Ztl centrale Zona 30 è contro la legge perché comprometterebbe i diritti fondamentali di chi vive e lavora nel cuore di Roma. Perché ridurrebbe la libertà di circolazione e il diritto al lavoro di tassisti, autotrasportatori, piccole imprese. E nel ricorso depositato al Consiglio di Stato si sottolinea come il provvedimento si presenta come qualcosa che favorisce la fruibilità (e dunque la vivibilità) delle strade coinvolte.

Ma in realtà, secondo le associazioni che hanno presentato il ricorso, la Zona 30 comporterebbe il contrario. Perché il rischio concreto è che il centro storico diventi un’area perennemente congestionata a causa del traffico. Il che la renderebbe invivibile per tutti, causando anche imbottigliamenti e inquinamento eccessivo.

Il ricorso al Consiglio di Stato intende avvalersi di un precedente, che è quello di Bologna. Il Tar dell’Emilia-Romagna, a distanza di oltre un anno dall’inaugurazione di Città 30, ha accolto l’istanza presentata dai tassisti contro il provvedimento. La motivazione, in realtà, non boccia l’idea di ridurre il limite di velocità delle zone urbane più centrali, ma l’estensione indiscriminata della misura. Ovvero, il tribunale amministrativo emiliano-romagnolo ha contestato al Comune bolognese la diffusione delle strade a 30 km/h, che sono diventate il 64% della rete urbana.

Dunque il giudice ha ritenuto che Bologna dovesse selezionare con criteri più precisi e stringenti un numero minore di vie da rendere Zone 30, senza introdurre il limite a ognuna delle strade carrabili del centro. I ricorrenti contro il provvedimento di Roma sperano possa accadere lo stesso nella capitale.