Misc Disinformazione online, le Big Tech pubblicano i primi report di trasparenza sotto l'egida del DSA Laura Biarella 24 March 2026 Disinformazione online. I giganti del web, da Google a TikTok, svelano le azioni di contrasto alle fake news nel primo bilancio ufficiale dopo l’integrazione del Codice di condotta nel Digital Services Act. Il contrasto alla disinformazione online segna un punto di svolta decisivo nel panorama digitale europeo. Il 24 marzo 2026, i firmatari del Codice di condotta sulla disinformazione hanno reso pubblici i loro ultimi rapporti all’interno del Centro per la trasparenza del Codice. Si tratta di uno step storico: questi documenti rappresentano la prima rendicontazione ufficiale da quando il Codice è stato riconosciuto quale Codice di condotta ai sensi del Digital Services Act (DSA). Nuovo quadro di regole per la trasparenza L’iter verso questa integrazione ha avuto una tappa fondamentale il 13 febbraio 2025. In quella data la Commissione Europea e il Comitato europeo per i servizi digitali hanno dato l’ok all’inserimento del codice volontario nel quadro normativo del DSA. Originato nel 2018 e rafforzato nel 2022, il Codice punta a bilanciare la lotta ai rischi di disinformazione con la completa tutela della libertà di espressione. Dal 1° luglio 2025, data dell’entrata in vigore ufficiale della conversione, il Codice è diventato un parametro di riferimento essenziale per valutare la compliance delle big tech agli obblighi di legge. Protagonisti del monitoraggio: VLOP e VLOSE I report pubblicati coprono il timelapse dal 1° luglio al 31 dicembre 2025. Sotto la lente ci sono i servizi designati quali Piattaforme Online Molto Grandi (VLOP) e Motori di Ricerca Online Molto Grandi (VLOSE), ovvero quelli che contano oltre 45 milioni di utenti mensili nell’UE. Tra i principali players che hanno presentato la documentazione figurano: Google (Google Search, YouTube, Google Ads); Meta (Facebook, Instagram, Messenger, WhatsApp); Microsoft (LinkedIn, Bing, Microsoft Advertising); TikTok. Oltre ai colossi tecnologici, i report coinvolgono: verificatori di fatti (fact-checkers), organizzazioni della società civile, rappresentanti del settore pubblicitario. Anche questi contribuiscono con cadenza annuale alla trasparenza del sistema. Focus su crisi globali e integrità elettorale I documenti attuali non si limitano a fornire dati statistici, bensì includono capitoli specifici sulle strategie adottate per fronteggiare le crisi internazionali, con un riferimento particolare alla guerra in Ucraina. Ampio spazio viene dedicato alle misure per salvaguardare l’integrità delle elezioni. Si evidenzia l’evoluzione di tools, partnership e politiche interne per limitare la propagazione di contenuti ingannevoli. Verso verifiche indipendenti Con l’integrazione nel DSA, l’adesione agli impegni del Codice non è più solamente un atto volontario privo di conseguenze. Il rispetto di tali parametri è ora soggetto a verifiche annuali indipendenti. Per le aziende coinvolte il Codice funge da parametro di riferimento per determinare la conformità all’articolo 35 del DSA. Si rende così la lotta alla disinformazione un pillar della responsabilità d’impresa nel mercato unico europeo.