Zone 30 a Roma, Bologna e Genova: la svolta delle città italiane per la sicurezza stradale

Zone 30 a Roma, Bologna e Genova: la svolta delle città italiane per la sicurezza stradale

Bologna capofila, poi Roma e Genova, sempre di più le grandi città italiane si affidano alle Zone 30 come strumento per aumentare la sicurezza stradale

La sicurezza stradale è un tema sempre più centrale per le città, dove si sta cercando di diminuire gli incidenti, in particolare quelli mortali e che coinvolgono gli utenti deboli come ciclisti e pedoni. Ci sono alcuni centri urbani italiani che hanno individuato un preciso strumento per cercare di raggiungere questo obiettivo: le Zone 3o. Diminuire il limite di velocità a 30 km/h è la soluzione che vari capoluoghi di Regione hanno incominciato a sperimentare per salvaguardare chi va per strada da scontri e sinistri.

La prima di queste è stata Bologna, che ha introdotto da tempo “Città 30” con una lunga serie di vie in cui il limite di velocità è diminuito, in favore di una circolazione più rallentata e sicura. Uno scopo implicito è anche quello di disincentivare l’uso di mezzi a motore in favore di quelli di mobilità dolce, più sostenibili.

Inizialmente il capoluogo emiliano-romagnolo aveva dovuto rimuovere le disposizioni per via di un ricorso che il Tar aveva accolto, in quanto le ordinanze delle nuove Zone 30 non erano state adeguatamente giustificate. Una bocciatura di forma quindi, non nel merito. Poi però Bologna ha potuto reintrodurre le misure spiegando strada per strada il motivo per cui il Comune aveva deciso di selezionare quelle vie per abbassare il limite di velocità. Adesso il via libera c’è e la città delle due torri ha ben 47 nuove vie a 30 km/h. 

Italia, da Roma a Bologna passando per Genova: le grandi città puntano sempre di più sulle Zone 30

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Anche Roma ha adottato il modello delle Zone 30. Dal 15 gennaio 2026 ha introdotto il nuovo limite ribassato nel centro storico, mentre dal 16 febbraio è partito il periodo sanzionatorio per chi sgarra. Anche in questo caso, appena partito il provvedimento, alcune associazioni di categoria hanno presentato ricorso, giudicandola una rivoluzione che lede i diritti fondamentali di chi vive e lavora nel cuore della capitale. E poi il rischio è quello di avere vie già perennemente trafficate che si potrebbero congestionare ancora di più a causa dei probabili rallentamenti. Il ricorso è stato depositato al Consiglio di Stato e si attende l’esito.

Ancora più recente invece l’adozione delle Zone 30 da parte del Comune di Genova, che nel 2025 ha registrato numeri tra i più elevati d’Italia per investimenti di pedoni e ciclisti. La giunta ha deciso così di correre ai ripari per aumentare la sicurezza stradale e ha già varato i nuovi limiti in quattro zone per un totale di 14 vie. Ma altre si aggiungeranno nei prossimi mesi, con l’obiettivo di arrivare ad almeno una Zona 30 per ognuno dei 9 Municipi che compongono la città.

Bologna, Roma e Genova sono tre esempi di grandi centri urbani in Italia che stanno procedendo con convinzione verso un modello di traffico cittadino con velocità ridotte al minimo. Una soluzione che da un lato incentiva il trasporto pubblico o la mobilità dolce e, dall’altro, dovrebbe aumentare la sicurezza proprio di chi sceglie di spostarsi a piedi, in bicicletta o in monopattino elettrico.