Smart Road Enforcement HumanX Legal Vittime di omicidio, cosa cambia per le spoglie con la Legge n. 35/2026 Laura Biarella 25 March 2026 Citizen Italia News&Trend Nuove tutele per le vittime di omicidio e stop ai diritti funerari per gli indagati. La Legge 9 marzo 2026, n. 35, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo 2026, introduce una riforma significativa nel Codice penale e nel regolamento di polizia mortuaria. L’obiettivo è chiaro: impedire che chi è accusato o condannato per l’omicidio del partner o di un familiare possa decidere sulla destinazione delle spoglie della vittima. Una misura che risponde a casi reali e dolorosi, e che rafforza la tutela della dignità post mortem delle vittime di violenza domestica e familiare. Un nuovo articolo nel Codice penale, il 585-bis La legge inserisce nel Codice penale l’articolo 585-bis, che introduce una pena accessoria automatica: chi viene condannato – o patteggia – per omicidio, maltrattamenti con esito mortale, istigazione o aiuto al suicidio, omicidio preterintenzionale o abbandono di incapace con morte, perde ogni diritto sulle spoglie della vittima. La decadenza riguarda: coniuge parte dell’unione civile convivente di fatto parente prossimo persona legata da relazione affettiva designata dalla vittima La norma colma un vuoto giuridico che in passato aveva generato situazioni paradossali, in cui l’autore del reato poteva decidere su funerali, sepoltura o cremazione della persona uccisa. Polizia mortuaria, stop ai diritti funerari già dalla fase delle indagini La riforma interviene anche sul DPR 285/1990, imponendo una revisione del regolamento di polizia mortuaria entro sei mesi. Le principali novità: Sospensione dei diritti funerari già dall’iscrizione nel registro degli indagati. Dal momento in cui una persona è formalmente indagata per uno dei reati previsti, non può più esercitare alcun diritto su tumulazione, inumazione o cremazione della vittima. Cremazione vietata fino alla fine del processo. La cremazione è vietata: fino alla sentenza definitiva di condanna o assoluzione; per tre anni dopo l’archiviazione, salvo diversa decisione del GIP. Una misura pensata per preservare il corpo come possibile prova. Se l’indagato è l’unico avente diritto. Se nessun altro familiare o avente titolo richiede la salma, decide il pubblico ministero, garantendo una gestione neutrale e rispettosa. Rafforzata la tutela delle vittime La Legge 35/2026 si inserisce nel quadro delle politiche di contrasto alla violenza domestica e di genere, ampliando le garanzie anche nella fase post mortem. È una norma che riconosce il valore simbolico e umano del corpo della vittima, sottraendolo a possibili abusi o strumentalizzazioni da parte dell’autore del reato.