Privacy online dei minori, l’indagine globale 2025 rivela rischi crescenti su siti e app usati dai bambini

Privacy online dei minori, l’indagine globale 2025 rivela rischi crescenti su siti e app usati dai bambini

Privacy online dei minori, il Global Privacy Enforcement Network analizza quasi 900 piattaforme: aumentano raccolta dati, condivisione con terze parti e verifiche dell’età facilmente aggirabili. Solamente il 35% dei servizi ad alto rischio avvisa i minorenni di chiedere il consenso ai genitori.

Privacy dei minori nel 2025

L’ultima survey del Global Privacy Enforcement Network (GPEN), pubblicata il 25 marzo 2026, offre una fotografia aggiornata delle pratiche di tutela della privacy nei siti web e nelle app adoperate dai bambini.

L’analisi, condotta da 27 autorità per la protezione dei dati di tutto il mondo, ha esaminato quasi 900 piattaforme digitali, confrontando i risultati con quelli di una precedente indagine del 2015.

L’obiettivo è comprendere se, in dieci anni, il web sia diventato un luogo più sicuro per i minori.

La risposta è complessa: emergono buone pratiche, bensì pure nuovi rischi e criticità crescenti.

Cosa è stato analizzato

Le autorità hanno valutato:

  • modalità di raccolta dei dati personali;
  • trasparenza delle informative privacy;
  • meccanismi di verifica dell’età;
  • controlli di protezione dedicati ai minori;
  • possibilità di eliminare un account;
  • presenza di contenuti o design ad alto rischio.

Il campione include sia piattaforme pensate per i bambini, che servizi generalisti molto popolari tra i minori.

Buone pratiche: notifiche, avvisi e geolocalizzazione disattivata

L’indagine rileva segnali positivi:

  • molte piattaforme consigliano ai bambini di non usare il vero nome o di non caricare foto;
  • in plurimi casi, la condivisione della posizione è disattivata di default;
  • cresce l’attenzione verso interfacce più chiare e informative più accessibili.

Sono progressi importanti, specie in un ecosistema digitale sempre più complesso.

Più dati raccolti, più condivisioni, verifiche dell’età inefficaci

Accanto alle buone pratiche, emergono, tuttavia, preoccupazioni significative.

Verifica dell’età aggirabile nel 72% dei casi

Nel 72% dei siti e delle app, i partecipanti sono riusciti a eludere i sistemi di verifica dell’età, sovente basati su semplice autodichiarazione.

Un dato allarmante, soprattutto per piattaforme con contenuti inappropriati o funzionalità ad alto rischio.

Raccolta dati: aumentano email, username e geolocalizzazione

Rispetto al 2015, cresce la quantità di dati richiesti ai minori:

  • 59% richiede un indirizzo email per accedere alle funzionalità;
  • 50% richiede un nome utente;
  • 46% richiede la geolocalizzazione.

L’aumento della raccolta dati è uno dei trend più evidenti del report.

Controlli di protezione, assenti nel 71% dei casi

Il 71% delle piattaforme non fornisce informazioni chiare su check di protezione o pratiche privacy dedicate ai bambini.

Eliminazione dell’account, difficile o impossibile nel 36% dei servizi

Più di un terzo dei siti e delle app non offre un metodo semplice per eliminare un account, ostacolando il diritto all’oblio digitale.

Contenuti e design ad alto rischio, solo il 35% avvisa i minori

Tra i servizi identificati come ad alto rischio:

  • solo il 35% mostra pop‑up o avvisi che invitano i minori a chiedere il permesso ai genitori.

Il dato evidenzia una scarsa attenzione al “best interest of the child” nelle interfacce digitali.

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Un’indagine che non è un audit, ma un campanello d’allarme

La verifica GPEN non è un’indagine formale né un accertamento di violazioni.

Serve però a:

  • individuare tendenze;
  • segnalare rischi emergenti;
  • orientare future attività di enforcement;
  • stimolare le organizzazioni a migliorare le proprie pratiche.

Le criticità rilevate potrebbero portare, in futuro, a interventi maggiormente incisivi a opera delle autorità nazionali.

Chi ha coordinato l’indagine

L’edizione 2025 è stata coordinata da:

  • Ufficio del Commissario per la privacy del Canada;
  • Ufficio del Commissario per l’informazione del Regno Unito (ICO);
  • Autorità per la protezione dei dati del Baliato di Guernsey.

Cos’è il Global Privacy Enforcement Network

Il GPEN nasce nel 2010 su raccomandazione dell’OCSE per rafforzare la cooperazione internazionale tra le autorità privacy.

Oggi conta oltre 80 autorità di tutto il mondo.

La sua iniziativa annuale, la Privacy Sweep, mira a:

  • aumentare la consapevolezza sui diritti privacy;
  • promuovere la conformità normativa;
  • migliorare la cooperazione transfrontaliera;
  • monitorare l’evoluzione dei rischi digitali.

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Perché questa indagine è importante per città, scuole e famiglie

I risultati del GPEN 2025 sono particolarmente rilevanti per:

  • Comuni e scuole, che utilizzano piattaforme digitali per didattica e servizi ai minori;
  • famiglie, che devono orientarsi tra app e siti sempre più complessi;
  • policy maker, chiamati a rafforzare norme e standard;
  • sviluppatori e aziende, che devono progettare servizi “child‑friendly” by design.

Il trend appare evidente: i minori risultano sempre più esposti a raccolte dati invasive, mentre i sistemi di protezione non crescono al medesimo ritmo.