Appalti e fondi pubblici, la UIF lancia l’allerta: nuovi rischi di riciclaggio e frodi. Le anomalie da monitorare nel 2026

Appalti e fondi pubblici, la UIF lancia l’allerta: nuovi rischi di riciclaggio e frodi. Le anomalie da monitorare nel 2026

La UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) il 31 marzo 2026 ha pubblicato una nuova comunicazione in tema di rischi di riciclaggio e di indebita destinazione dei fondi pubblici collegati ad agevolazioni, appalti e contratti pubblici.

L’analisi rimarca un aumento delle frodi, pure col coinvolgimento della criminalità organizzata, e introduce due nuovi codici dei “fenomeni”, da utilizzare nelle segnalazioni di operazioni sospette.

Focus su titolarità effettiva, garanzie, conti dedicati, digital lending e reti di facilitatori.

Perché la UIF interviene, fondi pubblici sempre più esposti

La comunicazione parte da un dato: “le analisi finanziarie svolte dalla UIF evidenziano rischi di riciclaggio e di reati presupposto […] connessi con l’ottenimento e l’utilizzo di fondi e risorse economiche derivanti da agevolazioni e contratti pubblici”.

Negli ultimi anni, l’ingente afflusso di risorse, nazionali ed europee, comprese quelle del PNRR, ha aumentato:

  • tentativi di frode
  • conflitti di interesse
  • abusi nella gestione dei fondi
  • infiltrazioni criminali

Per tali motivi la UIF ha operato un update del quadro delle anomalie da monitorare, sostituendo gli schemi precedenti.

Anomalie sui soggetti: titolarità effettiva, assetti societari e collegamenti sospetti

La UIF richiama l’importanza di verificare:

  • documentazione antimafia
  • titolarità effettiva di appaltatori e subappaltatori
  • assetti proprietari e variazioni societarie
  • imprese di recente costituzione, inattive o con cambi repentini di sede, forma giuridica o amministratori
  • fatturati anomali, cresciuti rapidamente e senza coerenza con la redditività
  • assenza di personale rispetto ai volumi dichiarati

Un passaggio del documento evidenzia la necessità di individuare collegamenti tra beneficiari, quali:

  • stessa sede o residenza
  • stessi fornitori o clienti
  • conti aperti nella stessa filiale
  • recapiti identici

Segnali che possono indicare reti coordinate finalizzate a ottenere fondi pubblici in modo illecito.

Anomalie sui requisiti: documenti falsi, capitali fittizi e attestazioni non attendibili

La UIF elenca differenti condotte fraudolente ricorrenti:

  • falsificazione di identità digitali
  • attestazioni false da parte di professionisti
  • documentazione contabile o commerciale contraffatta
  • progetti vaghi, incompleti o incoerenti
  • bilanci non supportati da documenti reali

Peculiare attenzione agli aumenti di capitale fittizi, realizzati attraverso:

  • assegni mai negoziati
  • conferimenti non effettivi
  • beni di valore incerto (es. opere d’arte)
  • trasferimenti circolari di fondi

Rappresentano segnali che possono indicare la volontà di simulare requisiti patrimoniali per accedere a contributi o appalti.

Anomalie operative: conti dedicati, prelievi in contante e trasferimenti sospetti

Una parte centrale della comunicazione afferisce alla governance dei fondi a seguito dell’erogazione.

La UIF invita a monitorare:

  • prelievi di contante, anche frazionati
  • spese personali effettuate con fondi pubblici
  • trasferimenti immediati verso soci, soggetti collegati o paesi a rischio
  • utilizzo di vIBAN o crypto-asset
  • pagamenti per consulenze generiche o non documentate
  • fatture ricorrenti verso controparti estere o collegate
  • crediti d’imposta acquisiti in modo anomalo

Il documento rammenta che i fondi devono transitare su conti dedicati, con tracciabilità garantita tramite CIG e CUP.

Digital lending, fintech e facilitatori: nuovi punti critici

La UIF segnala rischi emergenti collegati a:

  • piattaforme di digital lending che automatizzano onboarding ed erogazione
  • mediatori e consulenti che raccolgono fondi da più beneficiari
  • lead generators che operano tramite web marketing
  • escrow agent coinvolti in schemi di garanzia opachi

Questi soggetti possono diventare snodi per frodi e riciclaggio, in specie quando gestiscono reti di beneficiari.

Collaborazione attiva: serve una visione unitaria tra PA, banche e professionisti

La UIF ribadisce che:

  • le attività sono spesso frammentate tra plurimi soggetti
  • è necessario coordinare istruttoria, erogazione e monitoraggio
  • le informazioni devono essere condivise ai sensi dell’art. 39 del d.lgs. 231/2007
  • le operazioni sospette vanno segnalate con tempestività

Il documento conclude rimarcando che gli esempi forniti sono esemplificativi: ogni soggetto obbligato deve valutare ulteriori anomalie sulla base del caso concreto.