Autovelox e monopattini, le novità che cambieranno la mobilità urbana

Autovelox e monopattini, le novità che cambieranno la mobilità urbana

Autovelox, i Comuni al centro della transizione verso sistemi più moderni e omogenei. Monopattini, dal 16 maggio scatta l’obbligo di targa. Sono i temi al centro delle interrogazioni discusse il 1° aprile 2026 nella IX Commissione Trasporti della Camera.

In prospettiva del decreto autovelox, senza disattivare i dispositivi attuali

L’efficace transizione verso standard più elevati non deve spaventare i Sindaci: i dati della nuova piattaforma nazionale rivelano infatti che il parco dispositivi è molto più contenuto e gestibile del previsto (solo 3.913 apparecchi reali contro gli ottomila ipotizzati), con oltre 2.800 strumenti già pronti per l’omologazione immediata.

Questo censimento certo, unito alla possibilità per i Comuni di reinvestire i proventi delle sanzioni nell’aggiornamento tecnologico, trasforma l’update normativo in una straordinaria occasione di modernizzazione a costo zero per le casse comunali, garantendo al contempo la piena legittimità dei verbali e la massima sicurezza per i cittadini.

Il Governo ha infatti chiarito che il decreto ministeriale n. 282/2017 non comporta la disattivazione automatica degli apparecchi approvati prima della sua entrata in vigore, evitando così un vuoto di controllo sulle strade.

Questa scelta tutela i Comuni, prevenendo:

  • interruzioni improvvise delle attività di vigilanza;
  • perdita di entrate destinate alla sicurezza stradale;
  • contenziosi con gli utenti;
  • costi imprevisti e non programmabili.

In sintesi, dalla lettura del verbale della IX Commissione Trasporti (Allegato 1 alla seduta del 1° aprile 2026) emerge chiaramente che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fornito rassicurazioni specifiche per replicare ai timori dei Comuni.

Tra i punti del chiarimento fornito dal Governo:

  • Nessuno “spegnimento” automatico: Il Governo ha esplicitamente dichiarato che l’entrata in vigore delle nuove norme (legate al cosiddetto “decreto autovelox”) non comporta la disattivazione automatica dei dispositivi che erano stati approvati prima del D.M. n. 282/2017.

  • Continuità operativa: Questa scelta è stata fatta proprio per evitare il “vuoto di controllo” che citavi, permettendo ai Comuni di mantenere attivi i controlli sulla velocità mentre procedono con l’adeguamento burocratico.

  • Requisiti per la permanenza: Gli apparecchi già in uso possono restare attivi a patto che gli enti locali presentino l’istanza di omologazione seguendo le nuove procedure semplificate previste dal decreto in corso di perfezionamento.

  • Tutela legale: Il chiarimento serve anche a proteggere i Comuni da potenziali ricorsi di massa, stabilendo che la validità delle multe non decade automaticamente solo perché il dispositivo è “vecchio”, purché sia stato regolarmente approvato a suo tempo e sia sottoposto a taratura periodica.

In sintesi, il Governo ha optato per una linea di gradualità: i dispositivi non a norma non vengono spenti dall’oggi al domani, bensì vengono inseriti in un iter di regolarizzazione che garantisce la sicurezza stradale e le entrate dei Comuni.

Un dato che non deve spaventare i Comuni

Il punto sollevato da Pastorella riguarda un tema reale: la necessità di adeguare gli strumenti ai nuovi criteri tecnici, senza però penalizzare gli enti locali.

La deputata ha evidenziato un paradosso: “…gli enti territoriali sarebbero tenuti a finanziare i nuovi dispositivi impiegando le risorse provenienti dalle multe effettuate tramite i dispositivi attualmente esistenti”.

Per molti Comuni, in specie medio‑piccoli, ciò significa dover utilizzare fondi già vincolati, con margini di manovra ridotti.

Il quadro emerso in Commissione è chiaro: la transizione dovrà essere graduale e sostenibile, senza scaricare sugli enti locali oneri sproporzionati.

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Perché i Comuni chiedono un approccio più realistico

Dalla discussione emergono tre esigenze concrete degli enti locali:

  1. Garantire continuità dei controlli, evitando che la non conformità formale di un dispositivo comprometta la sicurezza.
  2. Evitare spese impreviste, soprattutto in territori con bilanci compressi.
  3. Avere linee guida chiare e uniformi, per ridurre il rischio di annullamento delle sanzioni.

Il Governo, nella risposta, ha mostrato disponibilità a un percorso ordinato, riconoscendo la necessità di contemperare:

  • le esigenze dei Comuni,
  • e l’obiettivo di assicurare “i più ampi livelli di sicurezza stradale”.

Una modernizzazione che può diventare un’opportunità

Per i Comuni, l’adeguamento degli autovelox può tradursi in:

  • maggiore certezza giuridica delle sanzioni;
  • riduzione del contenzioso;
  • migliore percezione pubblica dei controlli;
  • integrazione con sistemi digitali di gestione della mobilità.

In sintesi: meno burocrazia, più sicurezza, più trasparenza.

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Monopattini elettrici, dal 16 maggio scatta l’obbligo di targa

L’interrogazione dell’on. Elena Maccanti (Lega) ha confermato una delle novità più rilevanti della riforma della micromobilità: dal 16 maggio 2026 i monopattini potranno circolare solo se muniti di targa ricollegabile al proprietario.

I monopattini potranno quindi circolare su strada pubblica solo se muniti di targa ricollegabile al proprietario.

Maccanti ha espresso “grande soddisfazione” per l’entrata in vigore della norma, sottolineando come l’obbligo del casco, già operativo, abbia già contribuito a migliorare la sicurezza.

Cosa cambia per gli utenti

Dalla seduta emergono tre elementi chiave:

  • targa obbligatoria, per garantire la tracciabilità;
  • casco obbligatorio, già previsto dal Codice della strada;
  • maggiore capacità di identificare i trasgressori.

La deputata ha ricordato che: “…attualmente soltanto un terzo delle multe viene pagato”.

E ha richiamato il caso di Firenze, dove, per ragioni di sicurezza, è stato disposto anche il divieto di sharing.

Perché la misura è decisiva per le città

L’obiettivo è duplice:

  • ridurre l’impunità negli illeciti commessi con i monopattini;
  • aumentare la sicurezza nelle aree urbane, dove gli incidenti sono in crescita.

La tracciabilità diventa quindi uno strumento essenziale per garantire regole certe per tutti gli utenti del codice della strada.

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