Chi incassa i canoni sulle strade statali nei piccoli Comuni? La Cassazione chiede chiarezza alla Corte Costituzionale

Chi incassa i canoni sulle strade statali nei piccoli Comuni? La Cassazione chiede chiarezza alla Corte Costituzionale

Canoni sulle strade statali nei piccoli Comuni: una norma degli anni Sessanta, un decreto “salva‑leggi” e un dubbio ancora aperto. La Suprema Corte sospende il giudizio e rimette la questione alla Consulta

Una domanda semplice, una risposta tutt’altro che scontata

Chi deve incassare i canoni per l’accesso alle strade statali che attraversano i centri abitati dei Comuni più piccoli?

I Comuni o ANAS?

È una domanda che può sembrare tecnica, bensì che presenta ricadute molto concrete sulla governance del territorio, sui bilanci comunali e sul rapporto tra infrastrutture nazionali e autonomie locali.

Con l’ordinanza interlocutoria n. 9173, pubblicata l’11 aprile 2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che la questione è talmente delicata da dover essere esaminata dalla Corte Costituzionale.

La vicenda, accesso a una strada statale dentro il centro abitato

La vicenda origina da una controversia tra un cittadino e ANAS S.p.A. per il pagamento dei canoni di accesso dalla strada statale Romea a un immobile situato all’interno del centro abitato di un Comune con meno di 20.000 abitanti.

Per il cittadino quei canoni non spettano ad ANAS, bensì al Comune, richiamando una norma storica: l’articolo 4, comma 4, della legge n. 59/1961.

Secondo ANAS, invece, quella norma sarebbe stata superata e abrogata da leggi successive, in particolare dal Nuovo Codice della Strada.

Una legge del 1961 può contare ancora oggi?

La legge del 1961 stabiliva che, nei Comuni sotto i 20.000 abitanti, i canoni per concessioni che interessano il corpo stradale, pure se si tratta di strade statali, restano ai Comuni.

Negli anni, tuttavia:

  • è mutata la disciplina delle strade,
  • è nato l’attuale sistema di gestione nazionale,
  • ANAS è diventata una società per azioni.

Molti giudici hanno quindi ritenuto che quella norma fosse implicitamente incompatibile col nuovo assetto normativo e, per l’effetto, non più applicabile.

Colpo di scena, il decreto “salva leggi”

Nel 2009 sopraggiunge il decreto legislativo n. 179, noto come “salva leggi”, che elenca le norme anteriori al 1970 considerate ancora “indispensabili”.

In quell’elenco compare anche, nero su bianco, la legge del 1961.

Da qui origina il dubbio:

  • il decreto del 2009 ha fatto rivivere una norma ormai superata?
  • oppure l’inserimento nell’elenco è stato solo formale, senza effetti reali?

Giudici divisi e precedenti contrastanti

La Cassazione prende atto che, negli ultimi anni, le risposte dei giudici non sono state univoche:

  • alcune sentenze hanno riconosciuto la vigenza della norma del 1961;
  • altre hanno affermato che una legge incompatibile non può tornare in vita solo perché inserita in un elenco.

Un contrasto che crea incertezza giuridica, soprattutto per Comuni e operatori.

Precedente della Consulta che cambia tutto

C’è però un elemento decisivo: la Corte Costituzionale, nel 2018, ha già bocciato una parte del decreto “salva leggi” per aver mantenuto in vigore una norma ormai obsoleta e incompatibile con l’ordinamento attuale.

Seguendo quella linea, la Cassazione oggi afferma che anche nel caso dei canoni stradali il dubbio è più che fondato.

Per questo motivo:

  • dichiara la questione rilevante e non manifestamente infondata,
  • sospende il giudizio,
  • trasmette gli atti alla Corte Costituzionale.

Perché questa decisione riguarda tanti Comuni

La scelta finale della Consulta potrebbe avere effetti molto concreti:

  • riguarda tutti i Comuni sotto i 20.000 abitanti attraversati da strade statali,
  • incide sulle entrate economiche legate a concessioni e accessi,
  • tocca il tema dell’autonomia finanziaria locale.

In gioco non c’è solo un canone, bensì il rapporto tra Stato, società pubbliche e governi locali nella gestione delle infrastrutture.

Cosa succede ora

Fino alla decisione della Corte Costituzionale:

  • i giudizi restano sospesi,
  • l’incertezza permane,
  • Comuni e ANAS attendono una regola chiara e definitiva.

La futura pronuncia chiarirà se una norma del passato può ancora incidere sull’oggi o se, al contrario, debba considerarsi definitivamente superata.

Una risposta che farà giurisprudenza e che peserà sul futuro della governance urbana e infrastrutturale.