Tech HumanX Legal Decreto Lavoro 2026: più tutele, incentivi e trasparenza digitale. Le misure approvate dal Governo Laura Biarella 29 April 2026 Digitalizzazione Italia Decreto Lavoro. Il Consiglio dei Ministri del 28 aprile 2026 vara un pacchetto da 934 milioni di euro per rafforzare il salario giusto, sostenere l’occupazione di giovani e donne, contrastare il caporalato digitale e promuovere politiche strutturate di conciliazione vita‑lavoro. Novità anche su rinnovi contrattuali, TFR e certificazione UNI/PdR 192:2026. Nuove misure per occupazione, salari e tutele digitali Il Consiglio dei Ministri riunito il 28 aprile 2026 ha approvato un decreto‑legge che interviene su quattro assi strategici: salario giusto, incentivi all’occupazione, contrasto al caporalato digitale conciliazione famiglia‑lavoro. Il pacchetto mobilita 934 milioni di euro e punta a ridurre i divari territoriali, sostenere le categorie più esposte e regolamentare le nuove forme di lavoro legate alle piattaforme digitali. Incentivi all’occupazione, 4 bonus per donne, giovani e imprese del Mezzogiorno Il decreto introduce un sistema di decontribuzioni mirate, con durate e massimali differenziati per territorio e categoria. Bonus assunzione donne 2026. Esonero contributivo del 100% fino a 650 €/mese per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate. Il tetto sale a 800 € nelle regioni della ZES unica del Mezzogiorno. Bonus assunzione giovani 2026. Esonero totale dei contributi fino a 500 €/mese per 24 mesi per under 35 non dirigenti. Nel Sud e nelle aree di crisi il limite sale a 650 €. Bonus stabilizzazione giovani 2026. Esonero del 100% fino a 500 €/mese per 24 mesi per trasformare a tempo indeterminato contratti a termine stipulati tra 1 gennaio e 30 aprile 2026, con stabilizzazione tra 1 agosto e 31 dicembre 2026. Bonus assunzioni ZES 2026. Per imprese fino a 10 dipendenti nella ZES unica: esonero totale fino a 650 €/mese per assumere over 35 disoccupati da almeno 24 mesi. Salario giusto, rafforzata la centralità dei CCNL Il testo conferma la linea del Governo: nessun salario minimo legale, ma pieno riconoscimento dei minimi retributivi dei CCNL stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. L’obiettivo dichiarato è duplice: contrastare il dumping contrattuale, garantire concorrenza leale tra imprese e tutela dei lavoratori attraverso i trattamenti economici complessivi (TEC). Rinnovi contrattuali, adeguamento automatico dopo 12 mesi Il provvedimento interviene anche sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi: le parti sociali definiscono decorrenze, una tantum e coperture economiche; la data di riferimento resta la scadenza naturale del contratto; se il rinnovo non arriva entro 12 mesi, scatta un adeguamento forfettario pari al 30% della variazione dell’IPCA. Caporalato digitale, identità certa e trasparenza algoritmica Il decreto introduce un quadro normativo specifico per contrastare lo sfruttamento nelle piattaforme digitali. Identificazione digitale obbligatoria Accesso consentito solo tramite SPID, CIE o autenticazione forte. Vietata la cessione degli account, con sanzioni e possibili sospensioni per i gestori che non vigilano. Diritto alla trasparenza algoritmica I lavoratori avranno diritto a conoscere: i criteri che regolano l’assegnazione degli incarichi, i parametri del proprio rating, la possibilità di richiedere un riesame umano delle decisioni automatizzate che incidono sul rapporto di lavoro. Conciliazione vita-lavoro, incentivi alle imprese certificate UNI/PdR 192:2026 Il decreto introduce uno sgravio contributivo fino all’1%, con limite di 50.000 € annui, per le imprese che adottano la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026, dedicata a: maternità e paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, continuità di carriera e salute. La misura punta a premiare le aziende che investono in politiche strutturate di work‑life balance e sostegno alla natalità. TFR, conferimento alla previdenza complementare Per il periodo gennaio–giugno 2026, i lavoratori potranno scegliere di destinare le quote di Trattamento di Fine Rapporto alla previdenza complementare, rafforzando la componente integrativa del sistema pensionistico.