La Cina frena i licenziamenti causati dall’AI: tribunale di Hangzhou boccia un’azienda che aveva sostituito un manager con l’intelligenza artificiale

La Cina frena i licenziamenti causati dall’AI: tribunale di Hangzhou boccia un’azienda che aveva sostituito un manager con l’intelligenza artificiale

AI, una storica sentenza del Tribunale intermedio del popolo di Hangzhou stabilisce che la sostituzione di un lavoratore con sistemi di intelligenza artificiale non giustifica automaticamente il licenziamento. Il caso apre un nuovo fronte globale su lavoro, automazione, diritti digitali e governance dell’AI, con implicazioni anche per imprese, pubbliche amministrazioni e smart city.

In Cina arriva una sentenza che potrebbe fare scuola sul rapporto tra AI e lavoro

La Cina, uno dei Paesi che sta investendo più massicciamente nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, lancia un segnale destinato ad avere eco internazionale: le aziende non possono licenziare automaticamente i dipendenti semplicemente perché l’AI è diventata più efficiente.

Il Tribunale intermedio del popolo di Hangzhou, uno dei principali hub cinesi per innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, si è pronunciato contro una società tech che aveva sostituito un dipendente umano con modelli linguistici avanzati.

La decisione arriva a pochi giorni dal Primo Maggio, Festa internazionale dei lavoratori, e viene letta da osservatori internazionali come uno dei primi casi giudiziari strutturati sul conflitto tra automazione e diritti del lavoro nell’era dell’AI generativa.

Sostituito da un modello AI e poi licenziato

Protagonista della vicenda è un dipendente identificato con il cognome Zhou, assunto nel novembre 2022 da un’azienda cinese di intelligenza artificiale come supervisore del controllo qualità.

Il manager percepiva uno stipendio mensile di circa 25.000 yuan, pari a circa 3.640 dollari.

Le sue attività comprendevano: controllo delle query degli utenti, supervisione dei risultati prodotti dai large language model, filtraggio di contenuti illegali, protezione dei dati personali, verifica dell’accuratezza delle risposte generate dall’AI.

Successivamente l’azienda ha deciso di automatizzare quelle mansioni affidandole direttamente a sistemi di intelligenza artificiale.

A Zhou è stato proposto un nuovo incarico: ruolo inferiore, stipendio ridotto a 15.000 yuan mensili.

Dopo il rifiuto del lavoratore, l’azienda ha avviato il licenziamento.

Tribunale, l’AI non è una giustificazione automatica per licenziare

L’azienda aveva motivato il licenziamento parlando di: ristrutturazione organizzativa, riduzione del personale, cambiamento delle condizioni aziendali.

Ma i giudici hanno respinto questa interpretazione.

Secondo il tribunale, la sostituzione con l’intelligenza artificiale non rappresenta automaticamente un “cambiamento sostanziale delle condizioni oggettive”.

Il principio giuridico è rilevante perché stabilisce che: adottare AI è una scelta aziendale, i costi della trasformazione tecnologica non possono ricadere esclusivamente sui lavoratori, i dipendenti mantengono tutele legali anche in contesti ad alta automazione.

Il licenziamento è stato quindi dichiarato illegittimo.

Precedente che rafforza il nuovo trend

Non si tratta di un caso isolato.

Già nel dicembre 2025 l’Ufficio municipale per le risorse umane di Pechino aveva affrontato una controversia simile riguardante un lavoratore sostituito da sistemi AI nel settore della raccolta dati cartografici.

Anche in quel caso: il licenziamento era stato dichiarato illegittimo e l’azienda era stata richiamata alle proprie responsabilità.

Si sta quindi consolidando in Cina una giurisprudenza che cerca di bilanciare innovazione e tutela sociale.

Boom dell’intelligenza artificiale in Cina

Il contesto economico spiega perché queste controversie siano destinate ad aumentare.

Secondo i dati ufficiali cinesi:

  • il settore AI nel 2025 ha superato i 1.200 miliardi di yuan
  • operano oltre 6.200 aziende
  • entro il 2030 la diffusione di agenti intelligenti potrebbe superare il 90%

Numeri enormi che mostrano quanto rapidamente l’automazione stia entrando nei processi produttivi.

Il caso della “replica digitale” del dipendente

Negli ultimi mesi ha fatto discutere anche un caso emerso nella provincia dello Shandong.

Un’azienda avrebbe continuato a utilizzare una replica digitale basata sull’AI di un ex dipendente per svolgere le sue precedenti mansioni.

Il caso ha aperto interrogativi su:

  • diritti d’immagine
  • proprietà delle competenze
  • identità digitale
  • tutela della personalità del lavoratore

Temi che stanno diventando centrali nella regolazione globale dell’intelligenza artificiale.

Implicazioni per Europa, Italia e smart city

Il caso cinese interessa anche Europa e Italia.

Con l’entrata in vigore dell’AI Act europeo, cresce il dibattito su:

  • impatto occupazionale dell’AI
  • automazione nella pubblica amministrazione
  • uso degli algoritmi nei servizi urbani
  • protezione dei lavoratori digitali

Per le smart city il tema è particolarmente sensibile: molte amministrazioni stanno introducendo AI in:

  • mobilità urbana
  • sicurezza
  • customer service pubblico
  • gestione documentale
  • pianificazione urbana

La sfida sarà evitare che l’efficienza tecnologica generi nuove fragilità sociali.

Automazione senza regole può diventare un rischio sociale

Il caso di Hangzhou dimostra che il dibattito globale sull’AI non riguarda più soltanto innovazione e produttività.

La vera domanda oggi è: chi paga il costo sociale della trasformazione tecnologica?

La risposta che arriva dalla Cina è chiara: l’intelligenza artificiale può sostituire processi, ma non può cancellare automaticamente diritti.

Un messaggio destinato ad avere effetti ben oltre i confini asiatici.