Libertà di stampa 2026, crollo globale secondo RSF. Italia in forte arretramento al 56° posto

Libertà di stampa 2026, crollo globale secondo RSF. Italia in forte arretramento al 56° posto

Libertà di stampa 2026, l’Indice mondiale 2026 di Reporters Without Borders (RSF) registra il peggior livello degli ultimi 25 anni: oltre metà dei Paesi vive una situazione “difficile” o “molto grave”. L’indicatore legale crolla a causa della crescente criminalizzazione del giornalismo. Le Americhe precipitano, gli Stati Uniti perdono sette posizioni, mentre la Siria post‑Assad compie un balzo storico. L’Italia arretra al 56° posto, penalizzata da SLAPP, pressioni politiche, minacce mafiose e dalla discussa “legge bavaglio”.

Libertà di stampa ai minimi storici

Per la prima volta dal 2002, più della metà dei Paesi del mondo (52,2%) si trova in una situazione “difficile” o “molto grave”.

RSF sottolinea che “il punteggio medio di tutti i paesi esaminati non è mai stato così basso”.

Il deterioramento è costante da 25 anni:
– meno dell’1% della popolazione mondiale vive in un Paese con stampa “libera”;
– l’indicatore legale è quello che registra il calo più netto;
– conflitti, repressione politica e leggi sulla sicurezza nazionale soffocano il diritto all’informazione.

Conflitti e regimi autoritari, le aree più pericolose

Le guerre in Iraq (162°), Sudan (161°), Yemen (164°) e Palestina (156°) aggravano il quadro.

A Gaza, “più di 220 giornalisti sono stati uccisi… di cui almeno 70 nel corso del loro lavoro”.

Restano tra i peggiori Paesi al mondo:
– Cina (178°)
– Corea del Nord (179°)
– Eritrea (180°)
– Russia (172°)
– Iran (177°)

La Siria post‑Assad risale al 141° posto (+36), segnando il miglior recupero dell’anno.

Criminalizzazione del giornalismo, l’indicatore legale crolla

RSF denuncia un fenomeno globale: l’uso distorto delle leggi per colpire la stampa.

“L’indicatore legale è peggiorato in oltre il 60% dei Paesi”, con abusi legati a terrorismo, segreto di Stato, disinformazione e misure straordinarie.

Esempi critici:
– Russia: 48 giornalisti detenuti
– Hong Kong: Jimmy Lai condannato a 20 anni
– Turchia: accuse di “insulto al presidente” e “disinformazione”
– Tunisia: Decreto 54 come arma contro la stampa

Americhe, violenza politica e declino degli Stati Uniti

Gli USA scendono al 64° posto (-7), con attacchi sistematici alla stampa e repressione poliziesca.

In America Latina crollano:
– Ecuador (125°): due giornalisti assassinati
– Perù (144°): quattro reporter uccisi nel 2025
– Argentina (98°) e El Salvador (143°): forte pressione governativa
– Nicaragua (168°): panorama mediatico “in rovina”

Italia, arretramento al 56° posto e peggioramento in tutti gli indicatori

L’Italia scende al 56° posto su 180 (era 49ª nel 2025), con un punteggio di 65,16 contro i 68,01 dell’anno precedente.

Il peggioramento è evidente in quasi tutti gli indicatori RSF.

Indicatori Italia 2026
– Politico: 50 (58,81)
– Economico: 58 (48,72)
– Legale: 56 (68,81)
– Sociale: 77 (62,51)
– Sicurezza: 61 (86,92)

Il calo più marcato riguarda legale e sicurezza, segno di un contesto sempre più fragile.

Mafia, estremismi e pressioni politiche, minacce interne

Il testo RSF dedicato all’Italia evidenzia che: “La libertà di stampa continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel Sud, e da gruppi estremisti che commettono atti di violenza”.

A questo si aggiungono:

– la “legge bavaglio”, che limita la pubblicazione degli atti giudiziari;
– l’uso massiccio delle SLAPP, che colpiscono soprattutto i cronisti investigativi;
– pressioni politiche sulla RAI e sul sistema mediatico;
– un mercato editoriale fragile e polarizzato.

Dati in tempo reale (RSF 2026)

– Giornalisti uccisi dal 1° gennaio 2026: 0
– Collaboratori dei media uccisi: 0
– Giornalisti detenuti: 0
– Collaboratori dei media detenuti: 0

Un dato positivo, che però non compensa il peggioramento del quadro normativo e delle condizioni di lavoro.

Europa, tra eccellenze e violazioni

La Norvegia resta al primo posto per il decimo anno consecutivo.

Ma anche Paesi ben posizionati mostrano criticità: Francia, Slovacchia, Lituania, Repubblica Ceca e soprattutto Ungheria, dove l’EFMA viene regolarmente violato.