Enforcement HumanX Legal Guardrail killer e sicurezza stradale: condanna al gestore, non basta la colpa del conducente Laura Biarella 08 May 2026 Italia News&Trend Safety & Security Con la sentenza n. 12739/2026, la Suprema Corte stabilisce che il gestore stradale è responsabile se le barriere non tengono, anche se l’automobilista ha un colpo di sonno o procede oltre i limiti. Ecco cosa cambia per la sicurezza nelle Smart City e sulle tratte extraurbane. La responsabilità oggettiva del custode della strada La sicurezza stradale non è solo una questione di guida prudente, bensì pure di infrastrutture a norma. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12739 depositata il 6 maggio 2026, ha rigettato il ricorso di Anas, confermando la corresponsabilità dell’ente gestore in un sinistro mortale. Il caso riguardava un automobilista finito fuori strada a causa di un colpo di sonno mentre procedeva a velocità superiore ai limiti consentiti. Nonostante l’errore umano, i giudici hanno stabilito che il guardrail deteriorato ha giocato un ruolo determinante nel tragico esito del sinistro. Guardrail non a norma, il “colpo di sonno” non esclude il risarcimento Secondo gli ermellini, la funzione delle barriere di protezione è proprio quella di contenere i veicoli ed evitare che finiscano in scarpate o contro ostacoli fissi. Se il guardrail non assolve a questo compito a causa di una mancata manutenzione o di un danneggiamento pregresso non riparato, il gestore (in questa ipotesi Anas) non può invocare il “caso fortunato” o l’esclusiva colpa del conducente. La sentenza sottolinea che il dovere di custodia obbliga l’ente a mantenere l’infrastruttura in condizioni tali da neutralizzare i pericoli, anche quelli derivanti da lievi condotte improprie degli utenti. Il ruolo dei responsabili della manutenzione Un punto chiave della decisione riguarda il ruolo del Capo nucleo di manutenzione. La Suprema Corte ha ribadito che il direttore operativo avrebbe dovuto attivarsi con maggiore efficacia per segnalare e riparare il tratto pericoloso. La mancata dimostrazione dell’impossibilità di intervenire tempestivamente aggrava la posizione dell’ente. Questo passaggio è fondamentale per lo sviluppo delle Smart Road in Italia: la tecnologia di monitoraggio deve essere supportata da una catena decisionale rapida e responsabile. Verso standard di sicurezza più elevati per le città del futuro Questo verdetto spinge verso una revisione degli standard di sicurezza su tutta la rete viaria nazionale. Per l’evoluzione urbana e la mobilità intelligente la sentenza in disamina rappresenta un monito: l’innovazione non può prescindere dalla manutenzione ordinaria delle componenti “analogiche” come le barriere di sicurezza. La sicurezza stradale diventa così un sistema integrato dove l’errore umano deve essere mitigato da infrastrutture resilienti e “perdonanti”. LEGGI ANCHE Piano Casa 2026, svolta storica per l’emergenza abitativa: 970 milioni, rigenerazione