Tech Legal AI genera falsi precedenti, il giudice emette un ordine di comparizione per verificarne l'uso Laura Biarella 29 May 2026 AI Extra UE AI, un provvedimento formale impone di giustificare l’inserimento negli atti di una sentenza inesistente. Sotto la lente dei magistrati i rischi della “giurisprudenza sintetica”. Il giudice contesta all’avvocato dell’attore il deposito di giurisprudenza falsa. L’attore ha cercato di correre ai ripari depositando una “Notice of Errata” (il documento n. 25 citato nel testo) per ritirare la citazione fasulla contenuta nella sua memoria di opposizione (il documento n. 17). Di tutta risposta, il giudice ha emesso un Order to Show Cause (Ordinanza di comparizione per giustificarsi), richiedendo spiegazioni formali sul perché l’avvocato non debba essere sanzionato per aver violato la Rule 11 delle norme di procedura civile americane. Succede presso United States District Court, Middle District of Florida, Divisione di Orlando. La magistratura statunitense aumenta il livello di guardia contro l’ingresso di citazioni e fonti legislative fasulle all’interno delle aule di giustizia. Un recente e significativo provvedimento giudiziario reso presso l’United States District Court, Middle District of Florida, Divisione di Orlando, evidenzia come i tribunali stiano affrontando con estrema fermezza il fenomeno delle cosiddette “allucinazioni” da AI, ovvero la tendenza dei software generativi a inventare riferimenti normativi formalmente perfetti ma inesistenti nella realtà. Il provvedimento, un formale “Order to Show Cause” Il fulcro dell’azione giudiziaria si sostanzia in un “Order to Show Cause” (un ordine di comparizione per fornire giustificazioni e motivazioni). La Corte ha attivato questa procedura a seguito del deposito di una notifica di correzione degli errori (Notice of Errata) da parte della difesa di una delle parti in causa. La parte istante è stata costretta ad ammettere l’impossibilità di confermare l’esistenza di una sentenza precedentemente citata a supporto delle proprie tesi difensive, dichiarandone il definitivo e integrale ritiro. La decisione del giudice di non limitarsi a prendere atto dell’errore, bensì di pretendere una formale spiegazione, dimostra la volontà di accertare se dietro la svista documentale vi sia un utilizzo improprio e non verificato di strumenti tecnologici. Focus giuridico, responsabilità della verifica delle fonti Il caso mette in luce il cortocircuito che si genera quando la stesura degli atti processuali viene delegata a modelli linguistici automatizzati senza una successiva e rigorosa revisione umana. Nella vicenda si è avuto il ritiro di una citazione giurisprudenziale che si è rivelata del tutto fittizia. Per l’ordinamento giuridico statunitense, la presentazione di un precedente inesistente, anche se derivante da un errore tecnico e privo di dolo, costituisce una violazione dei doveri di lealtà processuale e può indurre in errore il magistrato, alterando il regolare svolgimento del processo. L’ordine emanato dal tribunale serve proprio a tracciare la linea di confine della responsabilità professionale: l’avvocato resta l’unico garante della veridicità e dell’accuratezza scientifica di ciò che deposita. Le conseguenze per il sistema giudiziario e la professione legale I risvolti di questo provvedimento superano i confini della singola controversia. I tribunali stanno progressivamente strutturando un orientamento comune per sanzionare l’introduzione della “giurisprudenza sintetica” non verificata. L’emissione di ordini formali di chiarimento rappresenta il primo passo verso l’applicazione di sanzioni disciplinari ed economiche per i legali che abdicano al proprio ruolo critico in favore dell’automazione. Il messaggio che giunge dalle corti è inequivocabile: l’innovazione tecnologica è una risorsa per ottimizzare i tempi di ricerca, ma l’onere della verifica manuale di ogni singola fonte normativa e giurisprudenziale rimane un pilastro insostituibile e non delegabile della professione legale.