Prati permanenti, cambia la definizione, più flessibilità per gli agricoltori

Prati permanenti, cambia la definizione, più flessibilità per gli agricoltori

Il decreto del Ministero dell’Agricoltura del 7 maggio 2026 modifica la disciplina nazionale sulla definizione di prato permanente, recependo le novità introdotte dal regolamento europeo Omnibus III. Dal 1° gennaio 2026 i prati temporanei potranno rimanere classificati come seminativi anche oltre i cinque anni, salvo scelta del beneficiario. Una misura che punta a ridurre pressioni burocratiche e garantire maggiore libertà gestionale alle aziende agricole italiane.

Nuova definizione di prato permanente, cosa cambia dal 2026

Il decreto ministeriale del 7 maggio 2026 interviene sull’art. 3 del DM 23 dicembre 2022, aggiornando la definizione di prato permanente alla luce delle modifiche introdotte dal regolamento (UE) 2025/2649 (Omnibus III).

Il testo chiarisce che il prato permanente è un terreno: “utilizzato per la coltivazione di erba o altre piante erbacee da foraggio […] e non compreso nella rotazione delle colture dell’azienda né arato da cinque anni o più”.

La definizione resta sostanzialmente invariata nella parte agronomica, ma viene introdotta una novità decisiva per gli agricoltori.

Prati temporanei che restano seminativi

Il decreto recepisce la possibilità, prevista dall’art. 1 del regolamento Omnibus III, di evitare la conversione automatica dei prati temporanei in prati permanenti dopo cinque anni.

Il nuovo testo stabilisce che: “A partire dal 1° gennaio 2026 tutti i prati temporanei che sono ancora classificabili come seminativo rimangono classificati come seminativo […] salvo che il beneficiario non dichiari la superficie interessata come prato permanente”.

In pratica:

– non scatta più automaticamente la trasformazione in prato permanente dopo cinque anni senza aratura;

– l’agricoltore mantiene la libertà di decidere se continuare a considerare il terreno come seminativo;

– la scelta può essere modificata tramite la domanda PAC dell’anno successivo.

Perché questa modifica? Obiettivi e impatti

Il Ministero motiva l’intervento con l’esigenza di:

– ridurre la pressione amministrativa sugli agricoltori;

– garantire maggiore flessibilità gestionale, soprattutto nelle aziende che alternano foraggere e seminativi;

– evitare effetti indesiderati sugli impegni ambientali pluriennali già in corso;

– allineare la normativa nazionale alle nuove possibilità offerte dall’UE.

La modifica è stata notificata alla Commissione europea tramite il portale SFC2021 il 4 marzo 2026 e ha ottenuto l’intesa della Conferenza Stato-Regioni il 30 aprile 2026.

Cosa devono fare gli agricoltori

Dal 2026:

– i prati temporanei non verranno più convertiti automaticamente in prati permanenti;

– chi desidera mantenere la classificazione a seminativo non deve fare nulla;

– chi invece vuole dichiarare la superficie come prato permanente dovrà indicarlo esplicitamente nella domanda PAC.