Tech Legal AI Act, la scadenza del 2 agosto 2026 è confermata: niente proroga (salvo un'eccezione tecnica) Laura Biarella 21 June 2026 AI UE AI Act, la data degli obblighi di trasparenza sui contenuti generati dall’intelligenza artificiale resta valida. Solo la marcatura tecnica dei contenuti già online slitta al 2 dicembre 2026, grazie al Digital Omnibus ancora in attesa di pubblicazione ufficiale Il 2 agosto 2026 resta la data chiave per chi pubblica contenuti realizzati con l’intelligenza artificiale in Europa. Gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689 (l’AI Act) entreranno in vigore come previsto, senza alcuna proroga complessiva. Solo un aspetto tecnico specifico, ovvero la marcatura leggibile dalle macchine dei contenuti già pubblicati prima di quella data, slitterà al 2 dicembre 2026. Cosa prevede l’articolo 50 dell’AI Act dal 2 agosto 2026 L’articolo 50 dell’AI Act introduce obblighi di trasparenza differenziati per chi sviluppa o utilizza sistemi di intelligenza artificiale generativa. Da agosto, in sintesi: Chatbot e assistenti virtuali: gli utenti devono essere informati in modo chiaro quando stanno interagendo con un sistema di AI e non con una persona reale. Deepfake: immagini, audio o video che riproducono persone, luoghi o eventi reali in modo da apparire autentici devono essere etichettati come generati o manipolati dall’intelligenza artificiale. Testi su temi di interesse pubblico: i contenuti testuali generati o modificati dall’AI e pubblicati per informare il pubblico vanno etichettati, a meno che non siano stati sottoposti a revisione umana sotto responsabilità editoriale. Marcatura tecnica: i contenuti sintetici (audio, immagini, video, testo) devono essere contrassegnati in formati leggibili dalle macchine lungo tutta la catena di distribuzione. Questi obblighi riguardano due categorie di soggetti: i fornitori dei sistemi di AI generativa, che devono integrare la marcatura tecnica nei contenuti prodotti, e i distributori (deployer), cioè chi utilizza questi sistemi e diffonde i contenuti al pubblico, responsabili dell’etichettatura visibile agli utenti. L’unica eccezione reale: il Digital Omnibus e la marcatura tecnica La confusione sulla proroga nasce dal Digital Omnibus on AI, il pacchetto di semplificazione che la Commissione europea ha presentato il 19 novembre 2025 per modificare alcuni aspetti dell’AI Act. Dopo mesi di negoziati, il Parlamento europeo ha approvato il testo concordato con il Consiglio il 16 giugno 2026, con 423 voti favorevoli, 57 contrari e 174 astensioni. Il pacchetto interviene su due fronti distinti: 1. Sistemi ad alto rischio (Allegato III: biometria, infrastrutture critiche, istruzione, lavoro, migrazione, giustizia): qui il rinvio è sostanziale, con applicazione spostata al 2 dicembre 2027 e, per alcune categorie di prodotto, al 2 agosto 2028. 2. Marcatura dei contenuti generativi (art. 50, par. 2): per i soli sistemi di AI generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026, c’è tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguarsi tecnicamente all’obbligo di marcatura leggibile da macchina. Tutto il resto dell’articolo 50, quindi etichettatura dei deepfake, informativa su chatbot, trasparenza sui testi di interesse pubblico, resta vincolato al 2 agosto 2026, senza eccezioni. Attenzione, il Digital Omnibus non è ancora legge Un punto spesso trascurato dalle ricostruzioni divulgative: il Digital Omnibus non è ancora formalmente in vigore. Mancano ancora l’adozione formale da parte del Consiglio UE, la firma dei presidenti delle due istituzioni e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Solo dopo questi tre passaggi le nuove scadenze diventeranno diritto vigente. Fino a quel momento, in teoria, resterebbe applicabile il testo originario dell’AI Act. Nella pratica, però, il consenso politico raggiunto in trilogo è ormai consolidato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è attesa entro l’estate, prima della scadenza stessa del 2 agosto, proprio per evitare che il calendario originario diventi operativo anche solo per un giorno. Il Codice di buone pratiche: uno strumento volontario, non un obbligo aggiuntivo Parallelamente al percorso legislativo, la Commissione europea ha pubblicato un Codice di buone pratiche sulla marcatura e l’etichettatura dei contenuti generati dall’AI, nella sua versione più recente diffusa il 10 giugno 2026. Si tratta di uno strumento volontario, elaborato da esperti indipendenti col contributo di oltre 180 soggetti tra imprese, università e associazioni. Il Codice non introduce nuovi obblighi rispetto a quelli già previsti dall’AI Act: fornisce indicazioni operative su come rispettarli. Aderirvi permette di dimostrare più facilmente la conformità all’articolo 50, ma chi non aderisce non è automaticamente in violazione, dovrà però dimostrare con altri mezzi di aver adottato misure equivalenti, ed è probabile che sia sottoposto a controlli più approfonditi da parte delle autorità di vigilanza. Cosa cambia in pratica per chi pubblica contenuti Per redazioni, professionisti della comunicazione e aziende che usano l’AI generativa nei propri contenuti, la linea temporale utile è questa: Da subito: conviene mappare quali strumenti di AI generativa si utilizzano e in quali fasi del flusso editoriale, distinguendo i contenuti rivisti editorialmente da un essere umano da quelli pubblicati senza revisione. Entro il 2 agosto 2026: vanno etichettati deepfake e testi di interesse pubblico generati dall’AI privi di revisione editoriale; i chatbot pubblici devono dichiarare la propria natura artificiale. Entro il 2 dicembre 2026: per i contenuti generativi già in circolazione prima di agosto, va completata la marcatura tecnica leggibile da macchina. Le domande più frequenti La scadenza del 2 agosto 2026 è stata prorogata? No. Resta confermata per la quasi totalità degli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act. Cosa è stato davvero prorogato? Solo l’obbligo tecnico di marcatura leggibile da macchina (art. 50, par. 2), e solo per i contenuti generativi immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026, che hanno tempo fino al 2 dicembre 2026. Il Digital Omnibus è già legge? No, non ancora. Il Parlamento europeo ha approvato il testo concordato il 16 giugno 2026, ma manca l’adozione formale del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE. Cosa rischia chi non si adegua dal 2 agosto? L’AI Act prevede sanzioni che, per le violazioni più gravi del regolamento, possono arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo, a seconda della natura dell’infrazione. Aderire al Codice di buone pratiche è obbligatorio? No, è uno strumento volontario che facilita la dimostrazione di conformità, ma non sostituisce né riduce gli obblighi di legge previsti dall’AI Act.