Cybersecurity, la Cina accelera: perché la rincorsa cinese all'IA sta mettendo in crisi la strategia USA

Cybersecurity, la Cina accelera: perché la rincorsa cinese all’IA sta mettendo in crisi la strategia USA

Pechino accelera e Washington trema: ecco come i nuovi modelli IA cinesi stanno riscrivendo le regole della cybersecurity mondiale.

Il panorama della sicurezza digitale sta cambiando a velocità incredibile. Per anni l’Occidente è stato oggettivamente un passo avanti nell’intelligenza artificiale rispetto al competitor cinese. Poi è arrivato il 2026 a smontare l’intero scenario: il divario tra Cina e Stati Uniti, infatti, si sta chiudendo a un ritmo che nessuno si aspettava, soprattutto nel campo della scoperta di falle informatiche.
Il segnale che i tempi sono cambiati arriva da due nomi. Li sentiremo spesso: GLM-5.2 e Tulongfeng. Il primo, sviluppato da Z.ai, è quello che gli esperti chiamano un modello “open-weight”. Come funziona? Immaginate un’azienda di software che vi dà non solo il programma finito, ma anche la “ricetta” interna e i parametri per farlo girare sui vostri computer. Questo permette a chiunque di analizzare milioni di righe di codice — grazie a una finestra di contesto enorme da un milione di “token”, cioè la capacità di “memoria a breve termine” del modello — senza dover inviare dati sensibili su cloud stranieri. Un vantaggio enorme per la privacy. Ma anche un’arma potente per chi cerca bug in segreto.
Poi c’è Tulongfeng, presentato da 360 Security Technology. Non è solo un semplice chatbot. È un sistema agentico. Pensate a una squadra di piccoli assistenti digitali specializzati: uno legge il codice, uno ipotizza come attaccarlo, un altro testa l’attacco in una zona sicura (sandbox) e l’ultimo verifica se il problema è reale o un falso allarme.
Questo approccio ha già scovato migliaia di vulnerabilità. 

La Cina sfida il dominio USA: la corsa agli armamenti IA si sposta sulla caccia ai bug

Intelligenza artificiale

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Mentre la Cina va forte, gli Stati Uniti ora vanno piano. L’amministrazione Trump ha, infatti, imposto restrizioni severe sui modelli più avanzati, come Claude Mythos di Anthropic e le versioni di anteprima di GPT-5.6, limitandone l’utilizzo (sembrerebbe) per ragioni di sicurezza nazionale.

Se i modelli americani più potenti diventeranno accessibili solo a pochi, ricercatori, aziende e il resto del mondo potrebbero finire per scegliere le alternative cinesi, che sono più aperte e facili da usare.

In Europa, e in Italia, questa corsa agli armamenti digitali non è più roba da guardare da lontano. Cosa ci dicono i dati? Che oltre il 21% degli attacchi inizia sfruttando una vulnerabilità nel software. E la Pubblica Amministrazione è nel mirino quasi quattro volte su dieci.

Con l’avventodi normative come la NIS2 e il Cyber Resilience Act, le nostre aziende non possono più rimanere ferme. La gestione delle falle informatiche e dei bug diventerà un obbligo di legge con scadenze serrate. I primi report obbligatori sulle vulnerabilità scatteranno già a settembre 2026.