Smart Road Legal Autobus deserti: La Spezia volta le spalle ai mezzi pubblici Marco Gramigni 02 July 2026 Citizen Italia Mobility I cittadini di La Spezia prendono l’autobus sempre di meno. Scopri cosa c’è dietro a questa tendenza negativa Meno passeggeri. Meno biglietti venduti. Meno soldi in cassa. L’Atc Esercizio (l’azienda che gestisce i bus a La Spezia) ha chiuso il bilancio 2025 con numeri che fanno riflettere. Certo, c’è un utile di 94.586 euro. Ma dietro quel segno più si nasconde una realtà scomoda: gli spezzini hanno abbandonato i mezzi pubblici. I numeri che fanno male Vendita biglietti: -444.568 euro rispetto al 2024. Un calo del 5%. Ma se guardiamo al periodo pre-Covid? Crollo del 22%. Quasi un quarto in meno. Passeggeri trasportati nel 2025: 14.938.279. Peggior risultato degli ultimi tre anni. -3% sul 2024, -18,1% sul 2019 quando ne avevano trasportati oltre 18 milioni. Tradotto: sempre meno gente sale sugli autobus. Cosa sta succedendo? Franco Pomo, presidente di Atc, non ci gira attorno nella sua relazione al bilancio. Dice chiaro che ormai è “impossibile tornare ai valori pre-pandemici”. Punto. Le cause? Eccole: Disservizi prolungati nelle aree gestite dal subconcessionario (cioè chi gestisce alcune linee per conto di Atc) che hanno fatto scappare gli utenti Cambiamento del tessuto economico e sociale della città Crisi economica generale che riduce gli spostamenti Insomma, tra bus che non passano, ritardi cronici e la gente che ha meno soldi da spendere, il risultato è questo: l’autobus non lo prende più nessuno. Il Pef e i conti che non tornano Autobus deserti: La Spezia volta le spalle ai mezzi pubblici LEGGI ANCHE Affitti brevi, centri storici e smart city: la nuova battaglia invisibile delle città italiane Pomo parla di Piano economico finanziario (Pef in sigla, che è il documento che stabilisce quanto costa il servizio e quanto deve incassare l’azienda). Secondo il presidente è ora di rivederlo completamente e “rimodulare i servizi” in base alla domanda reale. Dice che l’azienda non rischia il fallimento, eh. I margini patrimoniali reggono (tranne l’Ebit, che misura i guadagni operativi ed è negativo per il secondo anno di fila). Ma per mantenere l’equilibrio economico serve cambiare rotta. E in fretta. La bigliettazione elettronica? Ancora niente Doveva partire nel 2025. Invece siamo a metà 2026 e ancora nulla. Pomo nella relazione ammette che “è verosimile che solo nel secondo semestre del 2026 potrà avere completa attuazione”. Il nuovo sistema di bigliettazione elettronica (quello dove paghi con la carta contactless o con l’app, per capirci) è già attivo in altre città liguri. Ma a La Spezia è ancora al palo. E quando partirà? Beh, Pomo avverte che “l’esperienza di altre città mostra criticità nella fase di start up”. Traduzione: aspettatevi problemi all’inizio. L’azienda dice di essere “fortemente impegnata” per minimizzare i disagi. Staremo a vedere. Cosa significa tutto questo A mio parere, qui c’è un cane che si morde la coda. I bus non funzionano bene, la gente smette di usarli. Meno passeggeri significa meno soldi. Meno soldi significa servizio peggiore. E il ciclo ricomincia. Pomo ha ragione quando dice che serve ripensare tutto: linee, orari, servizi. Non puoi tenere lo stesso sistema di dieci anni fa quando la città è profondamente cambiata, le abitudini sono cambiate e anche la popolazione lo è. Il problema è che mentre aspettano di rivedere il Pef e di far partire la bigliettazione elettronica, i passeggeri continuano a scappare. E riconquistarli sarà un’impresa. Intanto gli spezzini continuano a preferire l’auto…