Google Android, confermata dalla Corte UE l’ammenda da 4,1 miliardi: respinta l’impugnazione di Google e Alphabet

Google Android, confermata dalla Corte UE l’ammenda da 4,1 miliardi: respinta l’impugnazione di Google e Alphabet

La Corte di giustizia dell’Unione europea conferma integralmente la sanzione per abuso di posizione dominante legata al sistema operativo Android. Respinta l’impugnazione delle due società contro la sentenza del Tribunale UE.

Il caso, abuso di posizione dominante nel mercato dei servizi di ricerca

La Corte di giustizia dell’Unione europea il 2 luglio ha confermato la maxi‑sanzione inflitta a Google e alla sua società madre Alphabet per abuso di posizione dominante nel mercato dei servizi di ricerca generale, legato all’ecosistema Android.

Secondo il comunicato ufficiale, “Google aveva abusato della sua posizione dominante imponendo […] la precedenza del suo motore di ricerca Google Search e del suo browser Chrome sui dispositivi mobili funzionanti con il sistema operativo Android”.

La decisione chiude il procedimento avviato dalla Commissione europea nel 2018, che aveva contestato tre tipologie di restrizioni, ovvero accordi:

– di distribuzione: obbligo per i produttori di preinstallare Google Search e Chrome per ottenere la licenza del Play Store.

– antiframmentazione: divieto di commercializzare dispositivi con versioni Android non autorizzate da Google.

– di ripartizione dei ricavi: compensi pubblicitari subordinati alla rinuncia alla preinstallazione di motori di ricerca concorrenti.

Tali pratiche, secondo la Commissione, miravano a “proteggere e rafforzare la posizione dominante di Google” nel settore della ricerca online.

Decisione del Tribunale UE e impugnazione

Nel 2022 il Tribunale UE aveva confermato la qualificazione di infrazione unica e continuata, annullando però la parte relativa agli accordi di ripartizione dei ricavi.

L’ammenda era stata così rideterminata in 4,125 miliardi di euro.

Google e Alphabet avevano impugnato la sentenza, contestando:

– valutazione degli effetti anticoncorrenziali;

– assenza di un’analisi controfattuale;

– qualificazione degli accordi antiframmentazione;

– conferma dell’infrazione unica e continuata.

Corte di giustizia respinge l’impugnazione, confermata la sanzione

La Corte ha respinto integralmente l’impugnazione, confermando la responsabilità delle due società e la sanzione rideterminata dal Tribunale.

Punti chiave della decisione:

– Nessun errore di diritto nella valutazione degli effetti anticoncorrenziali: il Tribunale poteva considerare il contesto economico complessivo, inclusi gli accordi di ripartizione dei ricavi.

– Status quo bias: corretta la conclusione secondo cui la preinstallazione favorisce le app di Google, indipendentemente dalle preferenze degli utenti.

– Nessun obbligo di dimostrare l’esclusione di concorrenti altrettanto efficienti: nei mercati digitali, le pratiche contestate erano sufficienti a restringere la concorrenza.

– Accordi antiframmentazione: idonei a limitare gli sbocchi commerciali delle versioni Android non compatibili, rafforzando la posizione dominante di Google.

– Infrazione unica e continuata: confermata nonostante l’annullamento parziale.

– Diritti della difesa rispettati: la Corte ha validato la motivazione del Tribunale.

Implicazioni per il mercato digitale europeo

La sentenza rappresenta uno dei più rilevanti interventi antitrust dell’UE nel settore digitale.

Conferma la linea della Commissione nel contrasto alle pratiche che ostacolano la concorrenza nei mercati online, in particolare quelli dominati da piattaforme globali.

Il caso Android si inserisce nel quadro più ampio delle politiche europee per la regolazione dei big tech, oggi rafforzate dal Digital Markets Act (DMA), che impone obblighi stringenti ai gatekeeper per garantire mercati più aperti e competitivi.