Misc Carburanti, scade lo sconto sul gasolio: resta alta la pressione sui prezzi Alberto Bruzzone 05 October 2026 Da oggi termina lo sconto di 6,1 centesimi sulle accise del gasolio. Al suo posto entrerà in vigore il meccanismo delle accise mobili, mentre Codacons e Adusbef lanciano l’allarme sull’impatto del caro-carburanti sulle famiglie e sulle imprese Scade oggi, 5 ottobre, lo sconto sulle accise del gasolio pari a 6,1 centesimi di euro al litro. Il taglio fiscale lascerà il posto al meccanismo delle accise mobili, una modifica che potrebbe tradursi in nuovi rialzi dei prezzi del diesel alla pompa. A ricordarlo è il Codacons, che sottolinea però come nell’ultima settimana gli sconti e i price cap introdotti dalle principali compagnie petrolifere abbiano prodotto una riduzione generalizzata dei listini in tutta Italia. Secondo il monitoraggio quotidiano dell’associazione, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi di euro al litro. Per un automobilista significa un risparmio di circa 5,50 euro su un pieno. Ancora più marcato il calo del gasolio, che nello stesso periodo ha registrato una diminuzione di 13,3 centesimi, con una minore spesa di circa 6,65 euro per un pieno. In sei mesi 4,7 miliardi di euro in più per i rifornimenti Sul fronte della spesa complessiva, tuttavia, il quadro resta pesante. Secondo Adusbef, in appena sei mesi il caro-carburanti è costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro in maggiori spese per i rifornimenti. Solo nei mesi di luglio e agosto l’aggravio avrebbe raggiunto circa 1,7 miliardi di euro. L’associazione ha preso in considerazione i consumi di benzina e gasolio effettuati tra marzo e agosto 2026 sulle strade e autostrade italiane, escludendo l’extra-rete, e li ha confrontati con i prezzi medi mensili alla pompa. Nel periodo considerato gli automobilisti hanno speso complessivamente circa 30 miliardi di euro per i rifornimenti. Nello stesso arco temporale del 2025 la spesa era stata di 25,3 miliardi, anche per effetto della diversa composizione delle accise determinata dal riordino entrato in vigore lo scorso gennaio. Per Adusbef, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente la maggiore spesa sostenuta dagli automobilisti italiani per benzina e gasolio ammonta dunque complessivamente a 4,7 miliardi di euro. LEGGI ANCHE: Carburanti, il tetto Eni fa scendere il costo del pieno: risparmi fino a 12 euro L’estate presenta il conto più salato Il peso del caro-carburanti è emerso con particolare evidenza durante l’estate. Nei soli mesi di luglio e agosto 2026, caratterizzati dall’aumento degli spostamenti degli italiani per le vacanze, la spesa complessiva per benzina e gasolio ha raggiunto 10,6 miliardi di euro. Rispetto all’estate del 2025 si tratta di un incremento di circa 1,75 miliardi di euro. Nonostante la maggiore spesa sostenuta dagli automobilisti, le entrate fiscali nel bimestre sono rimaste sostanzialmente stabili: 5,1 miliardi di euro nel 2025 contro i 5,2 miliardi del 2026. A incidere, secondo Adusbef, sono stati sia il riordino delle accise sia la minore tassazione applicata dal governo sul gasolio con l’obiettivo di contenere i prezzi alla pompa. Ad agosto, il peso complessivo di Iva e accise sul diesel è sceso infatti dal 57% del 2025 a circa il 43% del 2026. Una “tassa occulta” da 80 euro a persona «Per capire l’impatto del caro-carburanti in Italia basti pensare che in soli sei mesi i rialzi dei listini alla pompa causati dalla guerra in Iran hanno determinato una tassa occulta da 80 euro a singolo cittadino residente, neonati compresi», afferma il presidente di Adusbef, Antonio Tanza. Secondo Tanza, il dato non tiene conto degli effetti indiretti provocati dall’aumento del costo dei carburanti, che si riflettono sui prezzi e sulle tariffe di numerosi settori dell’economia. La prospettiva, inoltre, resta incerta. Anche nell’ipotesi di una conclusione imminente del conflitto, osserva l’associazione, i prezzi alla pompa potrebbero impiegare mesi prima di tornare ai livelli precedenti alla guerra. La protesta della marineria Il problema non riguarda soltanto gli automobilisti. Il caro-gasolio continua infatti a pesare anche sulle categorie produttive, con conseguenze particolarmente evidenti nel settore della pesca. A Lampedusa, ad esempio, non accenna a rientrare la protesta della marineria. I pescherecci restano fermi all’ancora e in banchina continuano a campeggiare gli striscioni contro l’aumento del costo del gasolio. La scadenza dello sconto sulle accise del diesel aggiunge così un ulteriore elemento di incertezza a un quadro già segnato dall’aumento dei costi di rifornimento e dalle ripercussioni che il caro-energia continua a produrre sull’economia italiana.