Parma, bici elettriche truccate: così la Polizia Locale scopre i mezzi fuori norma

Parma, bici elettriche truccate: così la Polizia Locale scopre i mezzi fuori norma

La Polizia Locale di Parma ha utilizzato per la prima volta il Dynostar, uno strumento capace di misurare velocità e potenza delle e-bike: in poche ore sono state individuate 15 biciclette fuori dai parametri previsti dalla legge

Ve lo dico subito: a Parma, da ieri pomeriggio, pedalare col motorino truccato è diventato un azzardo bello e buono. La Polizia Locale ha tirato fuori un arnese che sembra più adatto a una palestra che a un controllo stradale, e nel giro di poche ore ha già beccato 15 ciclisti con le mani (o meglio, le ruote) nella marmellata.

Il nome di questo coso è Dynostar. Funziona come un tapis roulant in miniatura: la ruota posteriore della bici ci gira sopra, e lo strumento legge due dati chiave, quanto va veloce il mezzo e quanta potenza sta tirando fuori il motore. Semplice, no? Eppure è bastato per smascherare quindici e-bike “gonfiate” in un solo pomeriggio, piazzate tra via D’Azeglio e piazza Garibaldi, due zone del centro dove di biciclette ne passano a vagonate.

Perché scatta la multa: il nodo è tutto nell’elettronica

Qui bisogna fare un po’ di chiarezza, perché il problema non riguarda chi va in giro con la normale bici a pedalata assistita. Quella è legale e nessuno la tocca. Il guaio nasce quando qualcuno ci mette mano e la “sblocca”, facendole superare i limiti di legge.

E quali sarebbero questi limiti? Due, fondamentalmente:

  • il motore deve staccarsi quando si superano i 25 km/h
  • la potenza non deve andare oltre i 250 watt

Se uno di questi due paletti salta, la bicicletta smette di essere quella che sembra. Da fuori resta identica, magari con lo stesso telaio e lo stesso manubrio di sempre, ma dentro ha tutt’altro carattere. Il Ministero dei Trasporti lo ha messo nero su bianco: un mezzo che sfora questi parametri non può più essere classificato come Epac (acronimo che sta per Electrically Power Assisted Cycle, cioè il nome tecnico delle bici elettriche a pedalata assistita a norma). Finisce invece nel calderone dei ciclomotori, categoria che porta dietro tutta una serie di obblighi: targa, assicurazione, documenti.

Le multe che fanno male al portafogli

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La Polizia Locale non si ferma qui. Nei prossimi giorni i controlli si sposteranno su piste ciclabili, zone a traffico limitato e parchi, insomma tutti quei posti dove una bici lanciata a tutta velocità può diventare un pericolo serio per chi cammina o per i ciclisti “normali”.

Attenzione però: nessuno vuole fare la guerra alla mobilità elettrica. L’obiettivo, a quanto pare, è separare il grano dal loglio, distinguere chi va in giro con un mezzo a norma da chi invece ha truccato tutto per andare come uno scooterino.

Anche i produttori chiedono regole più chiare

La storia non riguarda solo chi guida. C’è di mezzo pure chi le bici le produce e le vende. Tre associazioni, Fiab, Ancma e Assoutenti, hanno infatti scritto al Ministero delle Infrastrutture chiedendo più controlli sul mercato delle e-bike e dei dispositivi che si possono installare per “potenziarle”. La richiesta nasce da un doppio interesse: tutelare chi pedala in sicurezza, ma anche proteggere le aziende che fanno le cose per bene e si trovano a competere con chi vende mezzi “border line” spacciandoli per normali biciclette assistite.