Città a 30 km/h: meno incidenti, più qualità della vita

Città a 30 km/h: meno incidenti, più qualità della vita

Ridurre i limiti di velocità a 30 km/h nelle aree urbane non è solo una scelta simbolica, ma una misura che in molte città europee sta producendo risultati importanti in termini di sicurezza, ambiente e vivibilità.

È quanto emerge dallo studio  “Review of City-Wide 30 km/h Speed Limit Benefits in Europe” della National Technical University of Athens (NTUA), basato su una vasta revisione scientifica sull’impatto del limite di velocità in 40 città europee.

Tra queste figurano Bruxelles, Parigi, Berlino, Bilbao, Graz, Modena, Bologna e Zurigo.

Benefici dei limiti di velocità

L’analisi dell’istituto ateniese, condotta seguendo le linee guida PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analysis) evidenzia i benefici dei limiti di velocità a 30 Km/h” sulla sicurezza stradale, mostrando una considerevole riduzione del numero e della gravità dei sinistri.

In media, infatti, gli incidenti nelle zone 30 sono calati del 23%, con il 37% in meno di decessi e una contrazione del 38% dei feriti.

Particolarmente rilevanti i vantaggi per le categorie di pedoni e ciclisti poiché guidando a velocità inferiori, i conducenti hanno più tempo per reagire a eventi imprevisti, prevenendo così gli impatti che coinvolgono gli utenti deboli.

Gli effetti positivi delle zone 30 Km/h non si limitano alla sicurezza, ma hanno effetto anche sull’ambiente con una riduzione media delle emissioni del 18%, dell’inquinamento acustico di 2,5 decibel e del 7% di consumo di carburante.

Una guida più calma e lenta riduce, infatti, i tassi di emissione di monossido di carbonio, composti organici volatili e ossidi di azoto  rispettivamente del 17%, 22% e 48%.

Altro risultato è la crescita della mobilità green: i cittadini si muovono di più a piedi, in bici e con il trasporto pubblico. 

Sicurezza stradale

Nel 1992, Graz, in Austria, è la prima grande città europea a introdurre i limiti di velocità a 30 km/h nell’80% della rete viaria cittadina, comprendendo tutte le strade residenziali, le zone scolastiche e le aree adiacenti agli ospedali.

Dopo soli due anni di applicazione, gli incidenti scendono del 12%, con il 20% in meno di feriti gravi. 

Seguono l’esempio austriaco diverse amministrazioni europee dal Regno Unito alla Francia, fino alla Spagna e all’Italia, con applicazioni diverse che spaziano dall’intero distretto urbano ad alcune aree della città.

Anche i tempi di introduzione delle zone 30 sono disomogenee ma, sebbene in certi casi i comuni siano intervenuti solo di recente, gli studi mostrano ottimi risultati sin dai primi mesi della misura restrittiva, con impatto in termini di sicurezza stradale e di benessere ambientale.

Regno Unito e Scozia

Londra impone le 20 miglia orarie nel 2016, registrando una contrazione complessiva del 46% degli incidenti mortali e con feriti gravi, e una riduzione del 50% di sinistri che coinvolgono i bambini di età compresa tra 0 e 15 anni.

Sebbene gli utenti vulnerabili della strada (VRU) rimangano i più a rischio sulle strade londinesi, le collisioni che li riguardano sono diminuite del 36% (ovvero, da 453 a 290).

Particolarmente incoraggiante è, inoltre, la riduzione dei pedoni feriti del 63%. Sempre nel Regno Unito, Bristol attiva la politica low speed nel 2013, beneficiando, in 18 mesi, del decremento dei decessi del 63%.

Nello stesso anno Brighton e Hove, impongono le venti miglia orarie nel centro città registrando, dopo un anno di implementazione, dell’1% in meno di feriti mortali, dell’11% di persone gravemente lesionate e del 33% di quelle con danni lievi. 

Anche la Scozia è testimone degli effetti delle zone a traffico lento.

Edimburgo, nel 2017 segna un calo annuale del 38% di incidenti e del 23% di vittime della strada mentre Glasgow, registra, nel 2020, sempre rispetto ai dodici precedenti, una contrazione dei decessi per sinistri del 31%.

Francia, Spagna e Finlandia

In Francia, quasi 200 città hanno i limiti di velocità di 30 km/h.

Spicca il caso di Grenoble che, nel 2016, estende il divieto ai 43 dei 49 comuni dell’area metropolitana, diventando la prima grande area urbana ad attuare un approccio generalizzato della low speed policy.

Qui, il numero di pedoni uccisi o feriti è diminuito complessivamente del 50%.

Parigi applica la misura dei 30 km/h sul 60% delle strade nel 2021, come misura concreta per migliorare la sicurezza stradale e mitigare l’inquinamento acustico e atmosferico, ottenendo una una diminuzione del 25% del numero di lesioni personali e del 40% degli incidenti gravi e mortali.

In Spagna, invece, sulla maggior parte delle strade è attivo il limite di velocità, che è stato abbassato in modo generalizzato da 50 a 30 km/h nel 2019, riducendo in 2 anni i decessi del 20%, con una contrazione del 34% dei sinistri con ciclisti, del 31% quelli con anziani e del 24% gli scontri che coinvolgono i pedoni.

Helsinki, in Finlandia, introduce su larga scala il limite di velocità di 30 km/h nel 2004, estendendo, dopo una prima applicazione circoscritta al centro città, l’obbligo di rallentare a tutte le strade, con una diminuzione del 9% degli incidenti stradali con lesioni personali. 

Zone 30 Km/h in Italia

Con l’obiettivo di incentivare la micromobilità e la sicurezza, Bologna, nel 2023, attiva il limite di velocità a 30 km/h: tre mesi dopo gli incidenti stradali sono diminuiti del 14,5%.

Secondo i dati forniti dalle autorità locali, inoltre, nel periodo gennaio – aprile 2024, si è registrato un calo, rispetto all’anno precedente, del 13,4% dei sinistri con feriti e del 17% di quelli senza persone con lesioni.

È stato inoltre rilevato un calo del 14,7% dei pedoni coinvolti in incidenti (ovvero, da 102 nel 2023 a 87 nel 2024).

Conclusioni

Nel complesso, sulla base dello studio, l’adozione generalizzata dei limiti di velocità di 30 km/h rappresenta una strategia efficace e a basso costo per migliorare sicurezza, ambiente, salute e qualità della vita urbana.

I risultati supportano l’inclusione del traffico lento nelle politiche integrate di mobilità rivolte al miglioramento della sicurezza stradale.

Si suggerisce, al contempo, l’utilizzo parallelo di una pianificazione urbana integrata, di sistemi di controllo della velocità e di campagne diffuse di sensibilizzazione.

Roberta Mordini