HumanX Legal Parità salariale: il Governo vara il decreto sulla trasparenza retributiva. Ecco cosa cambia per aziende e lavoratori Laura Biarella 06 February 2026 Italia UE Il Consiglio dei Ministri, il 05 febbraio, ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che attua la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale. Datori di lavoro obbligati a indicare le retribuzioni negli annunci, stop alla richiesta della storia salariale dei candidati, diritto dei lavoratori a conoscere stipendi medi e criteri retributivi. Scatta l’allerta oltre il 5% di divario retributivo ingiustificato. Il Governo approva il decreto sulla trasparenza salariale Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera preliminare al decreto che recepisce la Direttiva Europea 2023/970, finalizzata a rafforzare il principio della parità retributiva tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per mansioni di pari valore. Il provvedimento è stato proposto dal Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, dal Ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone e dal Ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. L’obiettivo è chiaro: eliminare le disparità salariali ingiustificate attraverso nuovi strumenti di trasparenza e controlli più severi. Cosa cambia: nuovi obblighi per i datori di lavoro Il decreto introduce regole vincolanti rivolte a datori di lavoro pubblici e privati, applicabili a rapporti di lavoro subordinato sia a tempo determinato che indeterminato. Tra le principali novità: 1. Obbligo di trasparenza negli annunci di lavoro Le aziende dovranno: indicare la retribuzione iniziale o la fascia salariale prevista nell’annuncio, evitare qualsiasi riferimento o richiesta alla storia retributiva del candidato, che non potrà più essere utilizzata come base per formulare un’offerta. Diritti ampliati per i lavoratori Il decreto garantisce un diritto di informazione individuale: ogni lavoratore potrà richiedere: il proprio livello retributivo; i livelli retributivi medi delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Questo diritto potrà essere esercitato anche in presenza di un semplice sospetto di discriminazione. Le aziende potranno pubblicare tali informazioni anche in modalità proattiva tramite intranet o aree riservate. Criteri retributivi oggettivi e gender-neutral Per prevenire discriminazioni e distorsioni, il decreto stabilisce che i sistemi retributivi debbano basarsi su criteri: oggettivi, trasparenti, neutri rispetto al genere. Tra i parametri: competenze, responsabilità, impegno, condizioni di lavoro. La contrattazione collettiva svolgerà un ruolo centrale come riferimento per classificare mansioni e trattamenti economici. Divario retributivo oltre il 5%: scatta l’obbligo di intervento Se emergesse un divario salariale superiore al 5% tra uomini e donne, non giustificato da criteri oggettivi, il datore di lavoro dovrà: fornire una motivazione formale, attivare un confronto con parti sociali, Ispettorato Nazionale del Lavoro e organismi di parità, adottare misure correttive per eliminare la disparità. Un nuovo organismo nazionale per il monitoraggio Presso il Ministero del Lavoro viene istituito un organismo specifico incaricato di: monitorare l’applicazione delle misure, supportare le aziende nell’attuazione del decreto, analizzare dati e segnalare eventuali criticità.