Smart Road Politiche ambientali HumanX Legal Stop alla distruzione di vestiti invenduti: nuove norme UE cambiano il futuro del tessile urbano Laura Biarella 09 February 2026 Citizen Eco-News UE Vestiti invenduti ed ecocompatibilità. Come il nuovo quadro regolatorio ESPR influenzerà città, imprese e cittadini nella transizione verso modelli circolari Svolta per la sostenibilità urbana La Commissione Europea ha adottato, il 9 febbraio 2026, un nuovo pacchetto di misure operative nell’ambito del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR). L’obiettivo: porre fine alla distruzione di indumenti, accessori e calzature invenduti, una pratica che in Europa riguarda dal 4 al 9% dei prodotti tessili, generando ogni anno oltre 5,6 milioni di tonnellate di CO₂. Queste misure hanno un impatto diretto sulla gestione dei rifiuti urbani, sull’economia circolare e sui modelli di smart city, dove la sostenibilità delle filiere diventa parte integrante della pianificazione urbana. Perché questa misura è cruciale per le smart city Le città sono gli hub principali del consumo e del flusso dei resi, in particolare con la crescita dell’e-commerce. In Germania, ad esempio, oltre 20 milioni di articoli resi vengono ogni anno scartati, contribuendo alla pressione sugli impianti di gestione rifiuti. Il divieto UE elimina una delle principali cause di rifiuti “prematuri” e incoraggia filiere urbane più integrate, basate su: riuso locale, donazione a enti territoriali, rigenerazione e riciclo, piattaforme di scambio e redistribuzione. Questo riduce il volume di rifiuti e crea nuove opportunità di lavoro nelle filiere circolari cittadine. Cosa prevedono le nuove regole (in pratica) Le misure adottate oggi comprendono: Divieto di distruzione per capi invenduti In vigore: dal 19 luglio 2026 per le grandi aziende dal 2030 per le medie imprese Trasparenza obbligatoria sullo smaltimento Le aziende devono rendicontare: volumi di prodotti invenduti, motivi dello scarto, soluzioni alternative adottate o programmate. Formato e standard tecnici sono definiti nel nuovo atto di esecuzione della Commissione, applicabile da febbraio 2027. Deroghe rigorose e limitate Il regolamento delegato definisce circostanze specifiche in cui la distruzione è consentita (deroghe), come: motivi di sicurezza (prodotti pericolosi), danni non riparabili o costi di riparazione sproporzionati, violazioni di proprietà intellettuale, contaminazioni, mancata accettazione dopo offerte formali di donazione, prodotti ricondizionati rimessi sul mercato ma comunque invendibili. Le deroghe sono strettamente documentate e verificabili dalle autorità nazionali. Per le imprese: obblighi, opportunità, nuovi modelli Il nuovo quadro normativo non è solo un vincolo, ma punta a far emergere modelli di business più sostenibili. Alle imprese viene richiesto di: migliorare la previsione della domanda, adottare strategie contro lo spreco (prevenzione, recupero, gestione dei resi), investire in piattaforme digitali per la tracciabilità, collaborare con enti sociali locali. Per le Smart City, questo significa nuove partnership pubblico-private e la possibilità di integrare tali flussi nei piani urbani di gestione circolare dei materiali. Impatti per cittadini e territori Le comunità urbane beneficeranno di: meno rifiuti inutili, minori emissioni legate a produzione e smaltimento, opportunità di acquisto sostenibile (usato certificato, rigenerato), maggiori donazioni verso i circuiti sociali locali. La normativa rafforza anche la fiducia dei consumatori verso marchi più trasparenti e responsabili. L’ESPR, la cornice che ridisegna il mercato europeo Il Regolamento ESPR è la base di questa trasformazione: punta a rendere tutti i prodotti presenti sul mercato UE: più durevoli, più riparabili, più riciclabili, tracciabili tramite passaporto digitale. Il settore tessile è il banco di prova più urgente, ma gli stessi principi guideranno la trasformazione di molti altri comparti della manifattura europea. Nuova fase per il tessile urbano Le nuove norme UE segnano un punto di non ritorno. La distruzione dell’invenduto non sarà più una scorciatoia economica, ma un comportamento eccezionale e regolato. Per le Smart City significa un passo avanti concreto verso modelli circolari capaci di coniugare: competitività delle imprese, innovazione dei sistemi urbani, tutela dell’ambiente e del tessuto sociale. L’Europa diventa così il primo continente a regolamentare in modo sistemico e vincolante la fine del “fast waste”. LEGGI IL DOCUMENTO