International AI Safety Report 2026, rischi e sfide dell'IA autonoma

International AI Safety Report 2026, rischi e sfide dell’IA autonoma

AI e sicurezza. Pubblicata la seconda edizione dell’International AI Safety Report presieduta da Yoshua Bengio. Mentre le capacità dell’intelligenza artificiale superano i livelli di un dottorato in ambito scientifico, cresce il divario nella sicurezza globale e il pericolo di usi malevoli.

2026, punto di svolta critico per l’intelligenza artificiale

Secondo l’ultimo International AI Safety Report 2026, presentato recentemente a Montreal sotto la guida del Premio Turing Yoshua Bengio, il settore sta vivendo una crescita esponenziale delle capacità che non è ancora supportata da protocolli di sicurezza adeguati.

Il documento, frutto della collaborazione tra oltre 30 nazioni e organizzazioni internazionali come UE e ONU, sottolinea come l’IA stia trasformando la società a una velocità superiore rispetto a quella dei primi personal computer.

Capacità dell’IA, oltre l’intelligenza umana

Il rapporto evidenzia come nel 2025 i sistemi di intelligenza artificiale abbiano raggiunto traguardi storici: prestazioni da “medaglia d’oro” nelle Olimpiadi Internazionali di Matematica e il superamento dei benchmark di esperti umani con dottorato (PhD) in diverse discipline scientifiche.

Non si tratta più solo di generazione di testi, ma di agenti autonomi capaci di completare compiti complessi di ingegneria del software e operare in autonomia nel mondo reale, spesso superando le capacità umane in velocità e precisione.

Deepfake e sicurezza, le nuove frontiere del rischio

Uno dei punti più allarmanti del rapporto riguarda l’esplosione dei deepfake. L’uso di media sintetici per frodi e truffe è in vertiginosa ascesa. In particolare, il documento mette in luce un problema etico e sociale grave: l’aumento di immagini intime non consensuali generate dall’IA, che colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze. Sul fronte della cybersecurity, l’IA viene già utilizzata da attori malevoli per identificare vulnerabilità software, con agenti capaci di posizionarsi nel top 5% delle competizioni internazionali di sicurezza informatica.

Divario globale e rischi di “misuso” biologico

Nonostante l’adozione dell’IA abbia raggiunto oltre 700 milioni di utenti settimanali, il rapporto segnala un preoccupante divario digitale.

Se in Nord America ed Europa l’adozione supera il 40%, in vaste aree dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina resta sotto il 10%.

Ancora più grave è l’avvertimento sulla sicurezza biologica.

Test pre-deployment hanno dimostrato che i modelli di punta potrebbero aiutare soggetti inesperti a sviluppare armi biologiche, costringendo molte aziende a implementare salvaguardie d’emergenza dell’ultimo minuto.

Verso una “difesa in profondità”

La conclusione degli esperti è chiara: nessuna singola misura di sicurezza è sufficiente.

La strategia proposta dal rapporto è la “difesa in profondità” (defence-in-depth), un approccio che prevede più strati indipendenti di protezione: dal filtraggio dei dati di addestramento al monitoraggio costante dopo il rilascio.

“La scienza non è ancora unanime sui rischi estremi”, si legge nel documento, “ma l’incertezza stessa rappresenta un motivo di preoccupazione che richiede una governance dinamica.