Il governo della conoscenza, Supermind A.I.

Il governo della conoscenza, Supermind A.I.

Supermind AI è una piattaforma di intelligenza artificiale finanziata dal governo cinese e progettata per analizzare in modo massivo dati scientifici e tecnologici globali. Identifica trend emergenti, talenti e settori strategici, offrendo un vantaggio competitivo a chi la utilizza. Accanto ai potenziali benefici, emergono rischi rilevanti legati a geopolitica, privacy, sovranità digitale e asimmetrie di potere nella ricerca globale. L’Europa, e l’Italia, devono interrogarsi su come costruire strumenti propri per non restare spettatori ma attori nel nuovo ecosistema dell’intelligenza predittiva.

Che cos’è Supermind AI

Non tragga in inganno il titolo: Platone e la sua Repubblica dei filosofi, qui, non c’entrano; Supermind AI è una piattaforma di intelligenza artificiale, finanziata dallo Stato cinese e gestita dal Shenzhen International Science and Technology Information Center; essa è parte della strategia cinese di avanzamento tecnologico internazionale e usa dati da fonti come Springer, Clarivate e Elsevier per riconoscere possibili innovazioni tecnologiche e per tracciare dati su scienziati e ricercatori in tutto il mondo, nonché analizzare grandi database scientifici e tecnologici per rilevare progressi e talenti; pubblicazioni, brevetti, reti di ricerca, ambiti emergenti, comunità accademiche non hanno più segreti.

Benefici potenziali

  1. Migliore visione sulla ricerca globale

Supermind AI può aiutare governi e organizzazioni a identificare tendenze scientifiche e tecnologie emergenti prima degli altri, dando un vantaggio strategico in innovazione e sviluppo tecnologico agli enti che li identificano (anche se si spera nella diffusione globale dei benefici).

  1. Identificazione dei talenti

La piattaforma può individuare potenziali ricercatori di valore in tutto il mondo, facilitando collaborazioni o investimenti mirati.

  1. Analisi dati su larga scala

L’infrastruttura è progettata per analizzare enormi quantità di dati scientifici, cosa difficile da fare manualmente, accelerando così l’interpretazione di pubblicazioni e risultati.

Svantaggi e rischi principali

Come ormai abbiamo già rilevato molte volte nei nostri articoli, quando si parla di certe tecnologie i principali svantaggi sono legati alla geopolitica, alla privacy e ai rischi di uso improprio delle informazioni.

  1. Sicurezza nazionale

Parte dell’opinione pubblica di molti Paesi teme che Supermind AI possa essere usata per individuare ricercatori o tecnologie da sfruttare strategicamente, anche con implicazioni di spionaggio tecnologico e industriale.

  1. Privacy ed etica dei dati

Una piattaforma così potente che raccoglie dati su ricercatori solleva ragionevoli dubbi su come vengano usate e protette le informazioni personali e professionali di individui e istituzioni.

  1. Potenziali rischi geopolitici

Il fatto che sia un progetto pubblico e strategico può aumentare tensioni tra Paesi, soprattutto se influente nelle decisioni sulla ricerca e sull’innovazione globale.

Supermind AI come nuova forma di potere pubblico

In sintesi e alla luce di quanto abbiamo appena detto, questa piattaforma è uno strumento di governo della conoscenza. Per secoli il potere si è fondato sul possesso del territorio, sul numero di persone componenti una popolazione, sulla reale possibilità di fruire di risorse energetiche, alimentari e sulla forza militare; oggi si fonda sempre più su dati, capacità predittiva e controllo delle filiere del sapere. Una piattaforma come Supermind AI orienta le decisioni strategiche a monte, selezionando quali tecnologie meritano investimenti e anticipando ciò che sarà rilevante un domani: non decide, ma stabilisce chi deciderà che cosa.

Un nuovo rischio sistemico

A svantaggi e rischi elencati sopra, dobbiamo aggiungere, dunque, l’elemento della “profilazione cognitiva” delle comunità scientifiche e dei sistemi di innovazione: in una parola, degli Stati. Di ogni Nazione si potrà sapere quali settori sa e vuole sviluppare, dov’è strutturalmente forte o debole, quali dipendenze tecnologiche ha. Non è spionaggio nel senso classico, ma intelligence basata su dati aperti, potenziata dall’IA. Dove finisce la sovranità digitale? L’AI Act sarà sufficiente a tutelaci? Oltretutto, sapere prima dove i dati d’innovazione o le condizioni siano più favorevoli, orienta investimenti anche sui territori, accentuando alcuni divari tra le città invisibili agli algoritmi e quelle più confacenti, in base ai dati rilevanti.

La grande questione di fondo

È legittimo che uno Stato analizzi sistematicamente la ricerca mondiale? Costruisca vantaggi competitivi usando dati aperti altrui? Sicuramente, gli internazionalisti sapranno trovare una risposta giuridica al quesito e, sperabilmente, le relative soluzioni; ma la questione su cui riflettere non è solo la legalità, bensì l’asimmetria di capacità. Con strumenti del tipo di Supermind, chi ha più dati, potenza di calcolo, coordinamento, vince prima ancora della competizione di mercato. L’AI Act europeo, pur importante, non affronta pienamente questo livello strategico: qui non si tratta di diritti individuali, ma di equilibri globali.

Che cosa dovrebbe fare l’Europa (e l’Italia)

Nel mondo dell’intelligenza artificiale strategica, la neutralità non esiste: esiste solo chi osserva e chi viene osservato. Per questo non servono soluzioni roboanti, ma direzioni: piattaforme pubbliche europee di analisi della ricerca; alfabetizzazione dei dirigenti pubblici sul potere predittivo dell’IA; cooperazione tra città, università e Pubblica Amministrazione, nella consapevolezza che non usare questi strumenti è una scelta politica che non significa restare fuori, ma subire gli effetti. L’intelligenza artificiale non è potenzialmente pericolosa solo quando “decide”, il suo potere più profondo è quello di orientare il possibile, di rendere alcune strade visibili e altre impensabili.

Prima lo si comprende, meglio sarà per tutti.

Angela Iacovetti