HumanX Autostrade urbane come barriere sociali: oltre il cemento, il costo della frammentazione Laura Biarella 16 February 2026 Autostrade urbane e società. Un studio condotto negli USA e pubblicato su PNAS quantifica per la prima volta l’impatto delle infrastrutture autostradali sulla coesione sociale nelle metropoli. Nelle smart city del futuro, la sfida non è solo la velocità, ma la riconnessione dei legami umani interrotti dal “muro” del traffico. Il paradosso della mobilità moderna Per decenni, le autostrade urbane sono state progettate con un unico obiettivo: annullare le distanze e velocizzare gli spostamenti automobilistici tra il centro e le periferie. Tuttavia, se da un lato hanno accorciato i tempi di percorrenza per i pendolari, dall’altro hanno eretto barriere fisiche e psicologiche insormontabili per i residenti. Una ricerca d’avanguardia pubblicata sulla prestigiosa rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), dal titolo “Urban highways are barriers to social ties“, ha misurato questo fenomeno, rivelando come il cemento possa letteralmente “tagliare” i legami sociali. “Barrier Score”, misurare l’isolamento Il team di ricerca, guidato da Luca Maria Aiello e colleghi, ha utilizzato i dati geolocalizzati dei social network per analizzare oltre 2,7 milioni di connessioni nelle 50 città più grandi degli Stati Uniti. Attraverso l’introduzione di un parametro innovativo, il Barrier Score, gli studiosi hanno confrontato i legami sociali reali con un modello teorico in cui l’infrastruttura non esisteva. I risultati sono inequivocabili: la presenza di un’autostrada riduce drasticamente la probabilità che persone residenti ai due lati della carreggiata stringano amicizia o interagiscano. Questo effetto “barriera” è particolarmente devastante sulle brevi distanze (sotto i 5 km), proprio dove la coesione di quartiere dovrebbe essere più forte. Eredità di disuguaglianza spaziale Lo studio non si limita ai dati numerici, ma scava nelle radici storiche della pianificazione urbana. In molte città americane, le autostrade sono state costruite deliberatamente per isolare o dividere quartieri abitati da minoranze. I dati odierni confermano che queste cicatrici infrastrutturali continuano a generare segregazione sociale a distanza di decenni. Nelle moderne smart city il concetto di “connettività” non può più limitarsi alla banda larga o alla velocità dei trasporti, ma deve includere la giustizia spaziale e l’accessibilità pedonale. “Pianificazione Riparativa” Cosa significa questo per il futuro dell’urbanistica? La ricerca suggerisce che per rendere le città davvero intelligenti e sostenibili (in linea con gli obiettivi ONU), è necessario investire nella pianificazione riparativa. Interventi come la trasformazione di tratti autostradali in parchi lineari, la costruzione di ponti pedonali verdi o l’interramento delle arterie ad alto scorrimento non sono solo scelte estetiche, ma strumenti per ricostruire il tessuto sociale logorato. Conclusione Il monitoraggio dei legami sociali tramite i Big Data offre ai decisori politici uno strumento senza precedenti per valutare l’impatto umano delle grandi opere. La smart city di domani deve essere una città che unisce, non che divide; una città dove l’infrastruttura è al servizio dell’incontro e non un ostacolo alla comunità. Fonte: Aiello, L. M., Vybornova, A., Juhász, S., Szell, M., & Bokányi, E. (2025). Urban highways are barriers to social ties. Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), 122(10), e2408937122. https://doi.org/10.1073/pnas.2408937122