Tech HumanX Smart Road L'Illusione della produttività, perché l'IA rischia di frenare il talento umano Laura Biarella 16 February 2026 AI IA e skills. Uno studio rivela che l’uso intensivo dell’intelligenza artificiale accelera i compiti immediati ma compromette l’apprendimento e le capacità critiche dei futuri professionisti urbani. L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi decisionali delle nostre città è presentata come la chiave per l’efficienza assoluta. Tuttavia, una recente ricerca pubblicata su arXiv (2601.20245) solleva un interrogativo cruciale per chi progetta il futuro: stiamo scambiando la competenza a lungo termine con la velocità a breve termine? Lo studio, condotto su sviluppatori e professionisti, dimostra che l’eccessiva delega all’IA può avere un impatto devastante sulla formazione delle competenze. Il paradosso dell’efficienza nelle città intelligenti Nelle smart city, dove algoritmi gestiscono flussi di traffico, reti energetiche e sicurezza, la figura del “supervisore umano” è fondamentale. Eppure, la ricerca evidenzia come l’assistenza dell’IA riduca drasticamente la comprensione concettuale e le capacità di debugging. In un contesto urbano, questo significa che i tecnici di domani potrebbero non essere più in grado di intervenire manualmente in caso di fallimento dei sistemi automatizzati, poiché non ne hanno mai appreso le logiche profonde. Skill Formation, il rischio del “declino cognitivo” professionale I dati emersi dallo studio sono chiari: chi ha utilizzato l’IA per completare task complessi ha ottenuto punteggi inferiori del 17% nei test di padronanza successivi. Per le amministrazioni comunali e le aziende tecnologiche che investono in formazione, questo rappresenta un campanello d’allarme. Se i giovani professionisti delle smart city si limitano a “validare” ciò che produce l’IA senza comprenderlo, si crea una dipendenza tecnologica che rende l’infrastruttura urbana vulnerabile. Interazione uomo-macchina: tre modelli per salvare l’apprendimento Non tutto è perduto. Gli studiosi hanno identificato sei modelli di interazione tra uomo e IA, scoprendo che tre di questi permettono di preservare l’apprendimento. Il segreto risiede nel coinvolgimento cognitivo: l’IA non deve essere un “esecutore”, ma un “partner di confronto”. Per una smart city resiliente, è necessario che il personale venga formato non solo all’uso degli strumenti, ma alla comprensione critica degli stessi, mantenendo viva la capacità di risoluzione dei problemi (problem solving). Verso una smart city a misura di mente umana La produttività potenziata dall’IA non è una scorciatoia per la competenza. Per costruire città davvero intelligenti, dobbiamo assicurarci che l’automazione non soffochi la crescita del capitale umano. L’adozione dell’IA nei flussi di lavoro pubblici e privati deve essere progettata per supportare, e non sostituire, la formazione continua dei cittadini e degli esperti che quelle città devono abitarle e gestirle.