DASPO Antirissa: la Corte Costituzionale detta le nuove regole. Cosa cambia per la sicurezza urbana

DASPO Antirissa: la Corte Costituzionale detta le nuove regole. Cosa cambia per la sicurezza urbana

DASPO. La Corte costituzionale promuove la misura standard ma boccia quella “aggravata”: obbligatoria la convalida del giudice. Impatto diretto sulle politiche urbane di prevenzione e gestione dei conflitti.

La Corte costituzionale, con la Sentenza n. 20/2026, conferma la piena legittimità del DASPO antirissa standard, ma dichiara incostituzionale la forma “aggravata” che estende il divieto a tutta la provincia senza convalida giudiziaria. Una decisione destinata a influenzare le strategie di sicurezza urbana, l’uso degli spazi pubblici e la governance delle città.
Il provvedimento tocca direttamente temi chiave per le smart city: proporzionalità delle misure di prevenzione, tutela dei diritti fondamentali, equilibri tra sicurezza, inclusione e libertà di movimento.

Una decisione che ridisegna l’equilibrio tra sicurezza e diritti nelle città

Con il comunicato del 24 febbraio 2026 e la successiva pubblicazione della Sentenza n. 20/2026, la Corte costituzionale interviene su uno degli strumenti più discussi degli ultimi anni: il cosiddetto DASPO antirissa.
La misura, introdotta nel 2017 e irrigidita progressivamente tra il 2018 e il 2023, consente al questore di vietare a una persona l’accesso a determinati locali per prevenire episodi violenti.

Secondo la Consulta:

  • il DASPO antirissa standard è conforme alla Costituzione, perché limita solo l’ingresso in locali specificamente individuati e non incide sulla libertà personale;
  • il DASPO antirissa aggravato è incostituzionale, se non sottoposto a convalida del giudice, poiché estendendosi all’intera provincia può costituire una restrizione grave alla libertà personale ai sensi dell’art. 13 della Costituzione.

Perché il DASPO standard è considerato legittimo

La misura base riguarda luoghi precisi e collegati a episodi concreti: bar, pub, locali di intrattenimento in cui sono avvenuti disordini o frequentati da soggetti ritenuti pericolosi.

Per la Corte:

  • il cittadino mantiene piena libertà di accedere ad altri esercizi pubblici;
  • il divieto risulta proporzionato, mirato e non determina isolamento sociale;
  • l’autorità di pubblica sicurezza può dunque adottarlo senza controllo giudiziario, come previsto dalla norma.

Un passaggio particolarmente rilevante per l’applicazione in ambito urbano: le amministrazioni possono continuare a considerare il DASPO antirissa come strumento flessibile e non invasivo per la gestione di aree critiche della città.

La bocciatura del DASPO provinciale, “rischio di isolamento sociale”

La misura aggravata, introdotta nel 2020 e potenziata nel 2023, consentiva di vietare a una persona l’accesso a tutti i locali pubblici della provincia, per periodi fino a tre anni, con sanzioni fino a tre anni di reclusione in caso di violazione.

Secondo la Corte, questa estensione presenta criticità fondamentali:

  • ambito territoriale troppo vasto, coincidente spesso con il luogo di residenza;
  • indeterminatezza dei luoghi interdetti: “tutti i locali della provincia” non consente una consapevolezza effettiva del divieto;
  • rischio di isolamento sociale, soprattutto in contesti dove bar, pub e locali sono luoghi essenziali di relazione;
  • durata elevata della misura (1-3 anni);
  • risposta sanzionatoria molto severa.

Per questi motivi, la Corte ha stabilito che la misura provincializzata deve essere convalidata dal giudice, analogamente a quanto già previsto per il DASPO con obbligo di firma.

Implicazioni per le politiche di sicurezza urbana

La sentenza introduce un principio fondamentale per le smart city:
le misure di prevenzione non devono trasformarsi in barriere sociali o generare segregazione spaziale.

Punti chiave:

1. Maggior attenzione alla proporzionalità

Gli enti locali dovranno assicurare che le misure non siano generiche o eccessivamente ampie.

2. Necessità di strumenti complementari

Il DASPO non basta: servono interventi su illuminazione, qualità degli spazi pubblici, rigenerazione urbana, prevenzione sociale.

3. Centralità del tema “accessibilità sociale”

Locali, bar e spazi di ritrovo sono elementi strutturali della vita urbana: limitarne l’accesso richiede cautela.

4. Più peso al controllo giudiziario

La convalida obbligatoria reintroduce un equilibrio tra potere amministrativo e garanzia dei diritti.

Come cambiano gli scenari per i Comuni 

La decisione ha un impatto diretto su:

  • Piani di sicurezza urbana integrata
  • Progettazione e monitoraggio delle aree della movida
  • Sistemi digitali di gestione degli eventi critici
  • Politiche di inclusione e prevenzione dei conflitti

La sfida sarà ora armonizzare tecnologie di sicurezza, misure di prevenzione e tutela delle libertà, in un’ottica di urban governance avanzata.

Conclusioni

Il verdetto della Corte costituzionale offre una bussola per tutte le città italiane:
la sicurezza urbana non può prescindere dalla protezione dei diritti fondamentali.
Il DASPO rimane uno strumento utile, ma solo se applicato in modo puntuale, proporzionato e giuridicamente garantito.
Per le smart city, si apre una nuova fase: progettare politiche di sicurezza più intelligenti, meno afflittive, più umane.