Crisi idrica: prelievi in calo, razionamenti in aumento. L’Italia affronta la sfida dell’acqua

Crisi idrica: prelievi in calo, razionamenti in aumento. L’Italia affronta la sfida dell’acqua

Acqua e Italia. Il nuovo Focus ISTAT 2026 fotografa un Paese sempre più esposto alla scarsità idrica: nel 2024 i prelievi per uso potabile scendono ai minimi degli ultimi 25 anni, mentre aumentano razionamenti, sfiducia nell’acqua del rubinetto e criticità nel settore agricolo. Sicilia, Calabria e Puglia le aree più fragili. Crescono i costi per famiglie e imprese e si amplia il divario territoriale.

L’Italia consuma meno acqua potabile, ma non è una buona notizia

Nel 2024 i prelievi di acqua per uso potabile scendono a 8,87 miliardi di m³, il livello più basso degli ultimi 25 anni (–3% rispetto al 2022). La riduzione non deriva da un miglioramento strutturale, ma da:

– minore disponibilità delle fonti, soprattutto nel Sud e nelle Isole
– razionamenti diffusi
– infrastrutture obsolete
– calo demografico e consumi più contenuti

L’Italia resta comunque prima nell’UE per volumi prelevati, superando Francia e Germania, con un forte ricorso alle acque sotterranee, risorsa strategica ma sempre più sotto pressione.

Razionamenti, oltre un milione di residenti coinvolti

Nel 2025 i capoluoghi interessati da sospensioni o riduzioni dell’erogazione salgono da 14 a 17, con oltre 1 milione di residenti coinvolti. Le situazioni più critiche si registrano in:

– Sicilia (Agrigento, Enna, Trapani, Palermo, Messina, Catania)
– Calabria (Vibo Valentia, Reggio Calabria, Cosenza)
– Abruzzo e Molise
– Basilicata

In alcuni territori, come Agrigento, l’erogazione è stata limitata o sospesa per tutti i 365 giorni dell’anno, con turnazioni settimanali e ricorso massiccio alle autobotti.

Famiglie, cresce la sfiducia nell’acqua del rubinetto

Tre famiglie su dieci (29,9%) non si fidano a bere l’acqua del rubinetto. Il dato è in aumento e presenta forti differenze territoriali:

– Sicilia 57,6%
– Sardegna 52,1%
– Calabria 44,6%
– Nord-est 19,6%

La percezione negativa si intreccia con la qualità del servizio: nelle Isole solo il 68% delle famiglie si dichiara soddisfatto dell’erogazione idrica, contro oltre il 90% del Nord.

Acque minerali: consumi stabili, Umbria al primo posto

L’82–87% degli italiani consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno. L’Umbria guida la classifica con il 92,1% dei residenti consumatori abituali. I prelievi nazionali restano stabili a 19 milioni di m³, con Lombardia e Piemonte che insieme coprono il 37,5% della produzione.

Agricoltura, fragilità crescente e forti squilibri territoriali

Il settore agricolo è tra i più colpiti dalla scarsità idrica. Nel 2023:

– sono stati irrigati 2,19 milioni di ettari, pari al 18% della SAU
– oltre il 61% delle superfici irrigate dipende da acquedotti, consorzi o enti irrigui
– il 26,4% usa acque sotterranee
– solo il 9,8% utilizza acque reflue trattate

Le criticità maggiori si concentrano nel Mezzogiorno, dove il 98% delle aziende segnala problemi idrici. In Puglia oltre il 45% delle aziende agricole del Sud con difficoltà irrigue è concentrato in una sola regione, evidenziando uno squilibrio strutturale tra disponibilità d’acqua e peso del comparto agricolo.

Costi in aumento: famiglie e imprese pagano di più

Nel 2023 la spesa per la gestione delle acque reflue raggiunge 13,5 miliardi di euro (+1% sul 2022). La ripartizione è la seguente:

– 71% imprese
– 19% famiglie
– 10% Pubblica Amministrazione

Quattro famiglie su dieci considerano elevati i costi dell’acqua, con picchi nelle Isole (54,4%).

Servono investimenti strutturali

Il quadro delineato dall’ISTAT evidenzia una crisi idrica ormai strutturale. Le priorità per i prossimi anni includono:

– rinnovare le reti idriche per ridurre le perdite
– aumentare la capacità di invaso
– potenziare il riuso delle acque reflue
– sostenere l’agricoltura con sistemi irrigui efficienti
– migliorare la comunicazione e la trasparenza verso i cittadini

L’acqua è una risorsa sempre più scarsa: la sfida è trasformare l’emergenza in una strategia nazionale di lungo periodo.