Tech HumanX Legal Smart Road Grecia, dal 2027 stop ai social media per i minori di 15 anni. L’Europa accelera sulle regole digitali per i più giovani Laura Biarella 09 April 2026 App Device Digitalizzazione La Grecia introduce dal 1° gennaio 2027 il divieto di accesso ai social media per gli under 15, seguendo il modello australiano e affiancandosi a un crescente numero di Paesi europei che stanno ridefinendo l’età minima digitale. La mossa riapre il dibattito anche in Italia, dove oggi l’accesso ai social è consentito dai 14 anni con consenso dei genitori. Nuovo fronte europeo sulla tutela digitale dei minori La decisione del governo greco di vietare l’uso dei social media ai minori di 15 anni a partire dal 2027 segna un nuovo punto di svolta nel panorama normativo europeo. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha motivato la scelta con l’aumento dei disturbi d’ansia tra gli adolescenti, l’addictive design delle piattaforme e l’impatto del confronto sociale continuo, temi ormai centrali nel dibattito internazionale. Il provvedimento arriva in un contesto globale in cui sempre più Paesi stanno introducendo limiti stringenti all’accesso dei minori ai social network, spinti da preoccupazioni legate alla salute mentale, al cyberbullismo e alla raccolta dei dati personali. Modello greco: divieto, parental control e pressione sull’UE La Grecia ha già vietato gli smartphone nelle scuole e introdotto piattaforme di parental control per monitorare il tempo trascorso online dagli adolescenti. Con il nuovo divieto, Atene punta a diventare uno dei primi Paesi UE a fissare un limite d’età uniforme e non delegato al consenso dei genitori. Mitsotakis ha inoltre inviato una lettera alla presidente della Commissione europea chiedendo un’azione coordinata: età minima digitale a 15 anni in tutta l’UE, verifica obbligatoria dell’età, sistema armonizzato di sanzioni, implementazione entro il 2026. L’obiettivo è evitare che normative nazionali isolate risultino inefficaci in un ecosistema digitale transfrontaliero. LEGGI ANCHE Digitalizzazione dei certificati di immatricolazione, l’UE accelera sulla semplificazione amministrativa Mappa globale dei divieti, dall’Australia all’Europa Il provvedimento greco si inserisce in una tendenza internazionale sempre più marcata: Australia: prima al mondo a vietare i social ai minori di 16 anni (dal 2025). Austria, Slovenia, Polonia: verso divieti per gli under 14–15. Spagna e Francia: limiti a 15–16 anni e obbligo di verifica dell’età. Regno Unito: sperimentazioni su limiti di tempo e divieti per i minori di 16 anni. India, Indonesia, Malesia: restrizioni severe e disattivazione degli account under 16. Cina: modalità minori obbligatoria con limiti di tempo per fascia d’età. Il quadro mostra un progressivo allineamento internazionale verso un’età minima più alta rispetto agli standard attuali. Italia, cosa prevede oggi la legge In Italia, l’accesso ai social media è regolato dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR), che stabilisce: 14 anni: età minima per iscriversi ai social senza consenso dei genitori. Sotto i 14 anni: iscrizione possibile solo con consenso esplicito dei genitori o tutori. Non esiste un divieto assoluto, ma un sistema basato sulla responsabilità genitoriale. Negli ultimi anni, tuttavia, il dibattito politico e istituzionale si è intensificato, soprattutto dopo l’aumento dei casi di cyberbullismo, sextortion e dipendenza digitale tra i più giovani. Il Garante Privacy ha più volte sollecitato: sistemi di verifica dell’età più robusti, maggiore trasparenza sugli algoritmi, limiti alle funzionalità addictive come scroll infinito e notifiche push. L’Italia, pur non avendo annunciato un divieto, osserva con attenzione le evoluzioni europee e potrebbe essere coinvolta in un futuro quadro normativo armonizzato. Perché i Paesi stanno alzando l’età minima digitale Le motivazioni ricorrenti nelle varie legislazioni includono: salute mentale: aumento di ansia, depressione e disturbi del sonno; dipendenza da piattaforme: design basato su engagement compulsivo; cyberbullismo e hate speech: esposizione precoce a dinamiche tossiche; privacy dei minori: raccolta massiva di dati sensibili; pressione sociale: confronto costante con modelli irrealistici. La ricerca scientifica, pur non unanime, evidenzia correlazioni significative tra uso intensivo dei social e fragilità psicologica in età preadolescenziale. Verso una “età digitale europea”? La risoluzione del Parlamento europeo del 2025, pur non vincolante, proponeva già un limite a 16 anni. La Commissione sta valutando un quadro armonizzato che potrebbe includere: età minima unica, verifica dell’identità digitale, responsabilità diretta delle piattaforme, sanzioni proporzionate al fatturato globale. La spinta greca potrebbe accelerare il processo, portando l’UE a definire una “cittadinanza digitale” con diritti e limiti chiari per i minori. Un cambiamento che ridisegna l’infanzia digitale Il divieto greco non è un caso isolato, ma parte di una trasformazione globale che ridefinisce il rapporto tra minori e tecnologie. Per l’Italia, il tema resta aperto: tra tutela dei giovani, libertà digitali e responsabilità delle piattaforme, il 2026–2027 potrebbe essere un biennio decisivo per l’evoluzione normativa.