Enforcement Legal Legittima difesa e indagini, arriva l’annotazione preliminare per tutelare chi agisce lecitamente Laura Biarella 23 April 2026 Italia News&Trend Safety & Security Legittima difesa, con la conversione in legge del decreto cd. sicurezza (n. 23/2026) cambia il modo in cui la magistratura avvia le indagini. Introdotta l’annotazione preliminare: una nuova procedura che evita l’iscrizione immediata nel registro degli indagati quando la causa di giustificazione appare evidente. Un passaggio per ridurre l’effetto stigmatizzante delle indagini e rafforzare le garanzie per cittadini, forze dell’ordine e operatori della sicurezza. Una svolta nelle indagini penali sulla legittima difesa Con la conversione in legge del decreto-legge Sicurezza n. 23/2026, il legislatore introduce una novità rilevante nel rapporto tra legittima difesa e attività d’indagine: l’istituto dell’annotazione preliminare. La misura riguarda i casi in cui un fatto potenzialmente rilevante penalmente sia stato commesso in presenza di un’evidente causa di giustificazione, come previsto dall’articolo 52 del codice penale. L’obiettivo dichiarato è evitare che, in situazioni chiaramente scriminate, la persona coinvolta venga automaticamente esposta all’effetto sociale e giuridico dell’iscrizione nel registro degli indagati. Cos’è l’annotazione preliminare L’annotazione preliminare è una nuova modalità di registrazione della notizia di reato, introdotta nell’articolo 335 del codice di procedura penale. Quando il pubblico ministero ritiene evidente la presenza di una causa di giustificazione, non procede subito all’iscrizione nel registro ordinario (il cosiddetto “modello 21”), ma utilizza un registro separato. In questa fase: il nome della persona cui è attribuito il fatto viene annotato solo in via preliminare; non si configura ancora formalmente la posizione di “indagato”; viene limitato l’impatto reputazionale e personale dell’avvio del procedimento. Indagini più rapide e mirate L’annotazione preliminare non equivale a un’archiviazione automatica. Il pubblico ministero può comunque svolgere atti di verifica essenziali, ma entro termini più rapidi e circoscritti, proprio per confermare o escludere definitivamente l’esistenza della causa di giustificazione. Se, all’esito delle verifiche, emergono elementi contrari: si procede all’iscrizione ordinaria nel registro delle notizie di reato; il procedimento segue il suo corso ordinario. Se invece la legittima difesa risulta confermata, il fascicolo può essere chiuso senza mai aver assunto la forma di un’indagine penale piena. Perché il legislatore ha introdotto questa misura Secondo la relazione illustrativa del decreto sicurezza, la riforma risponde a un’esigenza concreta: evitare la stigmatizzazione preventiva di chi ha agito legittimamente, spesso in situazioni di emergenza, per proteggere sé o altri. Il tema riguarda in modo particolare: cittadini vittime di aggressioni; operatori della sicurezza; forze di polizia e forze armate. In questi contesti, l’automatismo dell’iscrizione come indagato è stato spesso percepito come una sanzione indiretta, anche quando l’azione risultava poi pienamente lecita. Equilibrio tra garanzie e accertamento della verità L’annotazione preliminare non limita il potere investigativo della magistratura, bensì introduce un filtro giuridico iniziale, fondato sull’evidenza della scriminante. Si tratta di un tentativo di bilanciamento tra: il principio di obbligatorietà dell’azione penale; la tutela dei diritti fondamentali della persona; l’esigenza di non banalizzare l’iscrizione per fatti che appaiono, sin dall’inizio, non punibili. Resta tuttavia centrale il nodo interpretativo del concetto di “evidenza” della causa di giustificazione, che sarà chiarito progressivamente dalla prassi applicativa e dalla giurisprudenza. Impatto sul sistema e prospettive future La nuova disciplina rappresenta un cambio di paradigma nel modo di trattare le notizie di reato in presenza di scriminanti manifeste. Se applicata con rigore e omogeneità sul territorio nazionale, potrebbe: ridurre il contenzioso inutile; velocizzare l’attività delle procure; aumentare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Una riforma che non riscrive la legittima difesa, bensì interviene sul come viene indagata.