Legal Smart Road Decreto Sicurezza, ok definitivo della Camera: il Governo vara subito il correttivo sull’articolo 30 bis Laura Biarella 24 April 2026 Italia Decreto Sicurezza, nella mattinata del 24 aprile via libera finale di Montecitorio alla conversione in legge con 162 voti favorevoli. Subito dopo, il Consiglio dei ministri approva un decreto-legge correttivo sui rimpatri volontari assistiti, modificando l’articolo 30 bis contestato da opposizioni e Quirinale. Via libera definitivo della Camera al decreto Sicurezza L’Aula della Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto Sicurezza, chiudendo una lunga e complessa maratona parlamentare alla vigilia della scadenza del provvedimento. Il testo ha ottenuto 162 voti favorevoli, 102 contrari e un’astensione, confermando integralmente il testo già approvato dal Senato e blindato dal Governo con il ricorso alla fiducia. La discussione in Aula è stata caratterizzata da una seduta fiume durata due notti e un giorno, con oltre cento interventi, molti dei quali da parte delle opposizioni, che hanno duramente contestato sia il metodo, ovvero tempi ristrettissimi d’esame in Commissione e in Assemblea, sia il merito di alcune norme considerate particolarmente controverse. Cosa prevede il decreto Sicurezza Il decreto-legge, composto da 39 articoli, interviene su più fronti legati a sicurezza pubblica, ordine pubblico e immigrazione. Il testo introduce inasprimenti delle pene per alcuni reati, rafforza le misure di controllo delle manifestazioni pubbliche e introduce nuove fattispecie penali, come il reato di “porto ingiustificato di coltelli”, oltre a strumenti di prevenzione come il cosiddetto “fermo preventivo”. Secondo l’impianto del Governo, il provvedimento punta a rendere più efficaci l’azione delle forze dell’ordine e gli strumenti dell’autorità giudiziaria, rafforzando il presidio di sicurezza nei territori e affrontando, in parallelo, alcuni aspetti della gestione dei flussi migratori. L’articolo 30 bis e le polemiche sui rimpatri volontari assistiti Il punto più contestato del decreto è stato l’articolo 30 bis, introdotto durante l’esame parlamentare, che disciplina i programmi di rimpatrio volontario assistito (RVA). La norma prevedeva un compenso di circa 615 euro per l’assistenza prestata da un avvocato allo straniero che aderisce al programma, stabilendo inizialmente il pagamento solo in caso di effettiva partenza del migrante. Su questa disposizione si sono concentrate le critiche delle opposizioni, dell’avvocatura e, secondo quanto emerso, anche rilievi tecnici del Quirinale, legati al possibile contrasto col diritto alla difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione. Il Consiglio dei ministri approva il decreto correttivo A meno di un’ora dal voto finale di Montecitorio, il Consiglio dei ministri, riunito a Palazzo Chigi sotto la presidenza del vicepremier Antonio Tajani, ha approvato un decreto-legge correttivo intitolato “Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti”. Il provvedimento modifica profondamente l’articolo 30 bis appena convertito in legge. In particolare: non è più previsto che l’assistenza al rimpatrio sia svolta esclusivamente da un avvocato; il compenso non è più legato alla partenza effettiva del migrante, bensì alla conclusione del procedimento amministrativo; vengono eliminati i riferimenti al Consiglio Nazionale Forense, che nel testo originario era indicato come soggetto collaboratore e responsabile della ripartizione dei compensi. Sarà un successivo decreto del Ministero dell’Interno a definire i criteri per individuare i soggetti abilitati all’assistenza e le modalità di corresponsione dei compensi. Due testi destinati insieme alla firma del Capo dello Stato Il decreto Sicurezza e il decreto correttivo sui rimpatri volontari assistiti sono ora destinati a giungere contestualmente alla firma del Presidente della Repubblica. Secondo fonti di Governo, entrambi i provvedimenti dovrebbero essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale già nella giornata del 24 aprile, a partire dal tardo pomeriggio. La scelta di intervenire immediatamente con un nuovo decreto-legge conferma la volontà dell’esecutivo di salvaguardare l’impianto complessivo del decreto Sicurezza, correggendo al contempo i profili più delicati emersi durante l’iter parlamentare.