Enforcement Legal La fuga dopo uno scontro stradale mortale, i dati del fenomeno Maurizio Carv... 08 May 2026 Italia News&Trend Safety & Security Fuga dopo un sinistro. Nell’ambito della piaga degli scontri stradali, un dramma che presenta numeri legati a morti e feriti ancora scandalosamente troppo alti, nonostante timidi segnali di controtendenza rispetto al passato, si inserisce l’odiosa appendice del reato di fuga, ovvero il delinquenziale comportamento che viene messo in atto da coloro che coinvolti in un sinistro stradale che ha determinato lesioni a persone, in molti casi letali, preferiscono scappare piuttosto che mettersi a disposizione della giustizia. La realtà del fenomeno nel triennio 2023/2025 Partiamo da un dato incontrovertibile: sono vergognosamente troppi quei conducenti che dopo essere rimasti coinvolti in uno scontro stradale che ha determinato lesioni mortali, essendone il più delle volte direttamente responsabili, decidono di scappare, dandosi alla macchia, pensando di sparire nel nulla. Un’azione prima ancora che illegale, la fuga nell’ambito di uno scontro stradale è un aggravante del reato di omicidio stradale introdotto nel 2016 dalla legge n. 41, è innanzitutto immorale. Scegliere deliberatamente di scappare dal luogo del sinistro, evitando, invece, di adoperarsi per i soccorsi che se tempestivi potrebbero anche salvare vite e di mettersi a disposizione delle forze dell’ordine, è un atto criminale, uno scenario che troppo spesso rappresenta un ripugnante supplemento di uno scontro mortale. In questo i dati raccolti negli anni dall’ASPS (acronimo che sta per Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, meritoria istituzione nata nel 1991 per iniziativa di un gruppo di appartenenti alla Polizia stradale di Forlì, Cesena, Ravenna e Faenza) relativi a quello che i media in gergo chiamano pirateria stradale, una definizione totalmente inaccettabile perché rimandando a figure letterarie come quelle dei pirati riduce in chi legge la gravità del fuggire dopo uno scontro, sono oltremodo duri e crudi. Nel 2023 i casi di fuga dopo uno scontro mortale sono stati ben 101, non poco tenuto conto che in quell’anno i morti sulle strade italiane sono stati 3039. L’anno dopo, nel 2024, quindi, il dato di coloro che hanno deliberatamente scelto di non aspettare l’arrivo delle forze dell’ordine è cresciuto del 9.9%, passando a ben 111 episodi, un incremento in controtendenza al numero complessivo di morti sulle strade italiane che seppur di pochissimo è, però, diminuito. Dati 2025 Infine, i dati più recenti, quelli relativi al 2025 che segnano un lieve decremento del fenomeno che ha visto 99 episodi di fuga dopo uno scontro mortale, 12 casi in meno rispetto al 2024, in percentuale una diminuzione dell’11%. Dall’analisi della ricerca condotta dall’ASAPS emerge un quadro molto più articolato del fenomeno con alcuni aspetti tutti da sottolineare. Si abbandona colpevolmente il luogo dell’omicidio stradale molto più di giorno che di notte, quando il reo sarebbe favorito dall’oscurità. A fuggire sono in larghissima parte uomini, le donne infatti, sono meno del 15%, un dato costante negli anni. Il fenomeno della cosiddetta pirateria stradale nel 2025 ha visto il Lazio in testa, nel 2024 era al secondo posto, nella poco raccomandabile classifica delle regioni più interessate, con ben 22 casi, davanti alla Campania, l’anno prima era al primo posto, dove si sono registrati 18 episodi ed Emilia Romagna, dove coloro che sono scappati sono stati ben 13 con, purtroppo, un evidente incremento rispetto agli 8 casi di guida del 2024. Spesso chi fugge viene trovato Dalla fredda analisi dei numeri emerge almeno un dato positivo. Ed è quello relativo alla percentuale di coloro che dopo essere dati ignobilmente alla fuga vengono assicurati alla giustizia. Nel solo 2025 oltre il 72% dei responsabili di fuga dopo uno scontro mortale sono stati assicurati alla giustizia grazie alla capillare azione delle forze dell’ordine. In particolare delle diverse polizie locali d’Italia, perché la stragrande maggioranza dei sinistri mortali accade sulle strade urbane, dove hanno competenza, per l’appunto, i comandi delle polizie locali. Capacità investigative di chi conduce i rilievi Dietro un sinistro stradale c’è una miriade di aspetti da considerare. L’ausilio della tecnologia è sempre più pervasivo. Basti pensare al fondamentale apporto dato dai sistemi di videosorveglianza presenti su moltissime strade italiane. Le tracce che chi fugge lascia dietro di sé, fanno sì, per fortuna, che l’immorale e delinquenziale azione possa essere perseguita, permettendo, così, che la giustizia faccia il suo corso. Perché si fugge, nelle pieghe di un’azione delinquenziale Fin qui i dati ma cosa c’è dietro la deliberata scelta di scappare dopo un sinistro stradale? Le ragioni che sottendono a una fuga sono molte, connesse a fattori sia oggettivi ma anche soggettivi. La consapevolezza di aver commesso un crimine e quindi il provare a evitare, fuggendo, le sicure conseguenze penali. Lo stato psicofisico alterato dall’assunzione di sostanze tossiche quali alcol o droghe ma anche il coinvolgimento in altri reati. In questi casi si fugge non tanto per l’omicidio stradale in sé quanto per occultare altri reati precedentemente commessi, quali magari una rapina, un sequestro di persona, il possesso di armi o stupefacenti. Non solo, però, motivazioni effettive ma anche ragioni psicologiche alla base della decisione di darsi alla macchia dopo un incidente stradale. Tra queste il panico, lo shock, il senso di vergogna ma, talvolta, anche la certezza, alla fine dell’indagini, di farla franca. Il concorso con il reato di omissione di soccorso A convincere chi fugge dell’insensatezza di quanto messo in atto se non basta la componente disumana, di per sé già più che sufficiente, dovrebbe correre in supporto la rilevanza penale di quanto messo in atto. Il sistema giudiziario italiano sanziona chi fugge dopo un omicidio stradale, attraverso il combinato disposto degli articoli 589 bis e 589 ter del codice penale. Col primo il legislatore punisce la morte stradale conseguente alla violazione di una o più norme della circolazione stradale; con la seconda norma punisce la fuga, aggravante dell’omicidio stradale. Ma non basta. L’ordinamento penale, nello specifico l’articolo 189 comma 7 C.d.S. punisce anche l’omissione di soccorso, reato che molto spesso si associa a quello della fuga. In tal senso la Cassazione ha più volte ribadito lo stretto legame tra le due fattispecie delittuose. In particolare con la sentenza n. 18748/2022 ha sottolineato come il reato di omicidio stradale aggravato dalla fuga «può concorrere con quello di omessa prestazione di assistenza stradale in quanto le fattispecie di cui ai commi 6 e 7 dell’art. 189 cod. strada costituiscono due distinte ipotesi di reato e soltanto la condotta di fuga dopo un incidente stradale è assorbita nella fattispecie complessa di cui al combinato disposto degli artt. 589 bis e 589 ter cod. pen.». A proposito dell’obbligo di soccorso stradale, che ben inteso coinvolge tutti gli utenti della strada, sempre la Cassazione, con l’ordinanza n. 13817/2026 ha ribadito che non basta fermarsi subito dopo lo scontro stradale. Bensì occorre una presenza concreta e idonea per permettere alle forze dell’ordine un compiuto intervento. Inoltre, la Cassazione ha anche sottolineato come l’obbligo di assistenza resta personale, anche se intervengono altri soccorsi.