Monumenti a pagamento. I casi del Pantheon e Fontana di Trevi

Monumenti a pagamento. I casi del Pantheon e Fontana di Trevi

In origine, nel luglio del 2023, fu la volta del Pantheon. Poi, lo scorso 2 febbraio, è stata quella della Fontana di Trevi. Due tra i monumenti più visitati di Roma e celebrati al mondo nel corso degli ultimi anni sono passati dall’assoluta gratuità all’accesso a pagamento.

La decisione di prevedere un ticket a pagamento per visitare il Pantheon e la Fontana di Trevi, preceduta dalle inevitabili polemiche tra fautori del biglietto e strenui difensori della totale gratuità, non è stata per nulla semplice. Alla luce, infatti, anche dei significativi riscontri in termini di biglietti staccati e volumi di incassi, si può considerare una scelta giusta, meglio epocale.

Insomma, una vicenda che potrebbe fare sicuramente scuola nell’ambito della gestione dei beni culturali.

Si inizia col Pantheon

La prima data da segnare in questa sorta di svolta copernicana nell’ambito della promozione culturale di luoghi iconici di Roma, è quella del 3 luglio 2023. Quel giorno di quasi tre anni fa entrò in vigore il biglietto dal costo di 5 euro per poter visitare il Pantheon, lo splendido tempio edificato sotto Augusto, ricostruito sotto Adriano e trasformato, nel 609 d.C., in chiesa cattolica con il nome di Santa Maria ad Martyres.

Le polemiche che precedettero e immediatamente seguirono quella deadline furono molto accese, nonostante l’idea di imporre un biglietto per l’accesso al Pantheon avesse un’origine datata, visto che era stata già avanzata nel 2000, in pieno Giubileo. Ma all’epoca quella proposta cadde nel vuoto, sommersa da questioni più pressanti riguardanti la gestione dell’importante evento religioso.

Sedici anni dopo, però, quel tema tornò fatalmente in auge. Nel 2016, infatti, l’allora ministro della cultura Dario Franceschini rilanciò l’idea. Nello specifico, sottolineò come non comprendeva la ragione per cui fosse del tutto lecito pagare un biglietto per visitare i Fori o il Colosseo mentre la medesima cosa fosse ritenuta nel caso del Pantheon, non solo del tutto arbitraria, ma concettualmente impensabile.

Allora come nel 2023, a confrontarsi furono da una parte i fautori della gratuità della cultura sic et sempliciter e dall’altra coloro, invece, che ritenevano giustificato il prezzo di un biglietto per visitare non solo un monumento iconico dell’antichità ma anche uno scrigno d’arte, storia e religiosità.

Per i contrari a prescindere l’introduzione del biglietto avrebbe fatto registrare un crollo delle visite al sito con inevitabili ricadute economiche che avrebbero interessato anche tutto l’indotto, come se il successo culturale del Pantheon fosse dipeso esclusivamente dalla sua gratuità.

Le fosche previsioni di questi profeti di sventura per fortuna non si sono avverate. I dati del 2024, il primo interamente interessato dalla novità del biglietto d’accesso, sono stati oltremodo positivi.

Il Pantheon, ifatti, si è confermato in quell’anno al quarto posto tra i siti statali italiani più visitati con oltre quattro milioni di accessi. Dietro solo il Colosseo, la Galleria degli Uffizi e il parco Archeologico di Pompei. Ma, cosa non irrilevante, i ricavi derivati dal contestato ticket hanno prodotto incassi per quasi 15 milioni di euro, una somma importante che secondo gli accordi viene divisa tra la Chiesa cattolica e lo stato italiano.

L’introduzione del ticket da 5 euro, prossimamente elevato a 7, ha generato non solo soldi e non pochi ma anche nuove idee. Nel 2025, infatti, al biglietto classico è stato aggiunto un secondo, dal costo di 15 euro. Si tratta di un ticket che, a fronte del maggior costo, permette però al visitatore, attraverso il ricorso anche alla realtà virtuale, di intraprendere un viaggio lungo la storia dell’antico monumento. Seducenti ricostruzioni e suggestivi video, tra cui quello riproducente il singolare fenomeno astronomico e architettonico in cui il sole, a mezzogiorno in punto, passando attraverso il celebre oculus, l’apertura centrale dell’immensa cupola del Pantheon, illumina l’esatto centro dell’edificio in giornate particolari, quali il 21 aprile, il Natale di Roma e durante i solstizi e gli equinozi.

Fontana di Trevi a pagamento

Il binomio tra cultura e business, efficacemente adottato per il Pantheon ha fatto scuola, Anni dopo è stato esteso a un altro iconico monumento di Roma: la Fontana di Trevi.

Il capolavoro di Nicola Salvi, commissionato da papa Clemente XII e inaugurato, seppur incompleto nel 1735, lo scorso 2 febbraio è diventato a pagamento.

Nello specifico Roma Capitale ha introdotto un biglietto di accesso del valore di 2 euro per tutti coloro che desiderano vedere la fontana da vicino. Si utilizzerà un percorso obbligato che porta il visitatore nel catino inferiore della fontana, a una distanza estremamente ridotta. Un’opportunità che permette di cogliere i particolari di un luogo unico, immortalato da pellicole memorabili come “La dolce vita” di Federico Fellini.

Sulle prime, come accadde per il Pantheon, la decisione comunale è anticipata e seguita dalle inevitabili polemiche. Poi, però, con il passare dei giorni queste si sono drasticamente attenuate. E questo grazie ai primi e incoraggianti risultati legati al numero degli accessi complessivi e a quello, non secondario, degli incassi.

I dati legati al primo mese dalla novità dell’introduzione del biglietto da 2 euro hanno confermato la bontà della scelta. Il passaggio dalla totale gratuità della Fontana di Trevi al pagamento, seppur parziale (anche in questo caso come per il Pantheon sono previste delle eccezioni con esenzioni che riguardano i residenti a Roma e nella Città Metropolitana, dietro esibizione di un documento, i disabili con accompagnatore, i minori di 6 anni e le guide turistiche) non ha determinato alcune effetto negativo.

Un caso positivo, la conferma che i beni culturali possono comportare vantaggi economici senza compromettere minimamente il valore assoluto del bene stesso.

Ecco, allora, i primi, promettenti dati. Nel periodo 3 febbraio/3 marzo gli accessi sono stati 229.896 accessi, di cui 217.597 a pagamento e 12.299 in modalità gratuita. Dal punto di vista economico gli introiti derivanti dai ticket a pagamento hanno superato i 450.000 euro. Per la precisione 453.194 che secondo l’accordo alla base dell’introduzione del biglietto per accedere alla Fontana di Trevi saranno riutilizzati. Una parte per sostenere la gratuità dei Musei civici di Roma per i residenti della Capitale e per quelli nella Città metropolitana. Un’altra, invece, per finanziare la tutela del patrimonio culturale.

Ma questo primo positivo trend è confermato anche nei mesi successivi. Al 7 aprile, giorno di Pasquetta, sono stati 577.919 i visitatori complessivi dalla data dell’introduzione del biglietto d’accesso al catino inferiore. Di questi 32.189 hanno usufruito a vario titolo delle gratuità previste. Anche in questo caso gli effetti economici di questo boom di visite non è stato indifferente. Gli incassi totali, infatti, dal 2 febbraio scorso hanno superato il milione di euro. Si tratta di una cifra considerevole che a fine anno dovrebbe determinare un incasso di oltre sei milioni di euro.

Maurizio Carvigno