Deepfake, nuovo allarme del Garante Privacy: “Servono più poteri per bloccare le piattaforme AI”

Deepfake, nuovo allarme del Garante Privacy: “Servono più poteri per bloccare le piattaforme AI”

Il Garante per la protezione dei dati personali torna a lanciare l’allarme sui deepfake e sull’utilizzo illecito dell’intelligenza artificiale generativa. L’Autorità chiede strumenti più rapidi per oscurare le piattaforme che consentono la diffusione di contenuti falsi originati da immagini e voci reali, inclusi i software che producono falsi nudi senza consenso. Dal 2025 l’Italia ha introdotto nel Codice Penale il nuovo articolo 612 quater dedicato proprio alla diffusione illecita di contenuti AI manipolati.

Deepfake, Garante Privacy chiede maggiori poteri di intervento

Con un press release pubblicato il 6 maggio 2026, il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito la necessità di poter intervenire rapidamente contro le piattaforme che consentono la creazione e la diffusione di deepfake generati tramite intelligenza artificiale.

Secondo l’Autorità, servizi capaci di manipolare immagini, video e voci reali, arrivando persino a “spogliare” virtualmente le persone senza consenso, possono determinare gravi violazioni dei diritti fondamentali e della normativa europea sulla protezione dei dati personali.

Nel comunicato vengono richiamati anche precedenti interventi del Garante nei confronti di piattaforme e strumenti basati su AI generativa, tra cui Grok, ChatGPT e Clothoff, quest’ultima già destinataria di un provvedimento di blocco nell’ottobre 2025.

L’Autorità chiede inoltre il potere di interdire rapidamente dall’Italia l’accesso a queste piattaforme per impedire la diffusione virale dei contenuti lesivi prima che il danno diventi irreversibile.

Cosa sono i deepfake

Il termine “deepfake” nasce dall’unione delle parole “deep learning” e “fake” e indica contenuti audio, video o immagini creati o alterati tramite sistemi di intelligenza artificiale.

Queste tecnologie consentono di:

  • sostituire il volto di una persona in un video;
  • imitare realisticamente una voce;
  • creare immagini false partendo da fotografie reali;
  • generare contenuti pornografici non consensuali;
  • simulare dichiarazioni mai pronunciate.

Negli ultimi anni i deepfake sono diventati sempre più realistici grazie all’evoluzione dell’AI generativa, rendendo più difficile distinguere contenuti autentici da quelli manipolati.

Rischi dei deepfake per cittadini e aziende

Per il Garante Privacy, la rapidità con cui questi contenuti si diffondono online rappresenta uno dei principali problemi.

Una volta pubblicati sui social network o sulle piattaforme di messaggistica, i materiali manipolati possono essere condivisi migliaia di volte in pochi minuti.

Violazione della privacy

L’utilizzo di immagini, voci e dati biometrici senza consenso può configurare trattamenti illeciti di dati personali in violazione del GDPR.

Danno reputazionale

I deepfake possono compromettere reputazione personale, professionale e istituzionale, colpendo cittadini, imprese e figure pubbliche.

Truffe digitali e social engineering

Le tecnologie di clonazione vocale vengono già impiegate in frodi finanziarie, phishing e attacchi di impersonificazione.

Revenge porn e falsi nudi AI

Una delle applicazioni più controverse riguarda la generazione di immagini intime artificiali senza consenso, fenomeno che il Garante considera particolarmente grave.

Deepfake e Codice Penale, cosa prevede il nuovo articolo 612 quater

Dal settembre 2025 il legislatore italiano ha introdotto nel Codice Penale uno specifico reato dedicato ai contenuti manipolati tramite intelligenza artificiale.

Illecita diffusione di contenuti AI, articolo 612 quater c.p.

L’articolo punisce chiunque diffonda, pubblichi o ceda immagini, video o voci falsificati o alterati mediante sistemi di intelligenza artificiale senza il consenso della persona interessata, quando tali contenuti siano idonei a trarre in inganno sulla loro autenticità.

La norma prevede la reclusione da uno a cinque anni.

Il reato è perseguibile a querela della persona offesa, ma si procede d’ufficio nei casi più gravi, ad esempio quando:

  • il fatto è collegato ad altri reati perseguibili d’ufficio;
  • la vittima è incapace o minorenne;
  • il contenuto riguarda una pubblica autorità nell’esercizio delle sue funzioni.

L’introduzione dell’articolo 612 quater rappresenta uno dei primi interventi normativi italiani specificamente rivolti ai rischi dei deepfake e dell’intelligenza artificiale generativa.

Ruolo di Europa e AI Act

Anche l’Unione Europea sta rafforzando le regole sull’intelligenza artificiale attraverso il nuovo AI Act.

Le norme europee prevedono obblighi di trasparenza per i contenuti sintetici generati tramite AI e misure più severe contro i deepfake ingannevoli o lesivi della dignità personale.

Tra gli obiettivi del regolamento vi sono:

  • maggiore trasparenza sui contenuti generati artificialmente;
  • tutela dei dati personali;
  • contrasto alla disinformazione;
  • protezione contro manipolazioni e abusi digitali.

Perché il Garante intende poter oscurare le piattaforme

Per il Garante Privacy, le procedure attuali sono troppo lente rispetto alla velocità di diffusione dei contenuti online.

Per questo l’Autorità ritiene necessario poter:

  • bloccare rapidamente l’accesso alle piattaforme;
  • interrompere la viralità dei contenuti;
  • proteggere tempestivamente le vittime;
  • limitare la diffusione di immagini e dati sensibili.

L’obiettivo è evitare che contenuti manipolati rimangano online abbastanza a lungo da causare danni irreversibili.

Conclusioni

L’intervento del Garante per la protezione dei dati personali del 6 maggio conferma come i deepfake rappresentino una delle principali challenge digitali degli ultimi anni.

La combinazione tra AI generativa, social network e facilità di accesso agli strumenti di manipolazione rende sempre più urgente un sistema normativo capace di intervenire rapidamente.

Con l’introduzione dell’articolo 612 quater del Codice Penale, l’Italia ha compiuto un primo step concreto nella regolamentazione dei contenuti AI manipolati, ma il dibattito su controlli, responsabilità delle piattaforme e tutela delle vittime è destinato a crescere ulteriormente.